IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI: BASTERA’ PER LA A?

Il Napoli capolista solitario ringrazia ancora una volta la generosità degli arbitri e porta a casa una vittoria insperata, frutto di episodi isolati, di colpi di genio e di scaltrezza dei suoi attaccanti. Per l’ennesima volta a Pescara si è un vista un collettivo senza anima, senza le credenziali di squadra di vertice, priva di geometrie, di cambi di passo e di capacità di giocare in verticale e sugli esterni. E’ un Napoli alla “viva il parroco” che solo con l’innesto di Trotta e Sosa nel secondo tempo, con lo spostamento di De Zerbi dietro la punta argentina e di Calaiò sulla destra ha trovato una certa fluidità di manovra in avanti e una giusta spinta sulle fasce. Un 4-2-3-1 che vede nella Roma di Spalletti un buon modello da seguire e da imitare, poiché è la squadra che attualmente in Italia esprime il gioco migliore e va studiata con attenzione.

 

E proprio con questo disposizione tattica che il Napoli ha dato il meglio di se, anche se a tratti. Ancora una volta dopo essere passata in vantaggio con un semi regalo del direttore di gara (ai più il rigore è apparso un po’ troppo generoso) gli azzurri si sono sciolti come neve al sole e hanno subito i disperati tentativi di arrivare al pareggio della squadra di Ammazzalorso, che tanto agonismo ha messo in campo, tanto ha mostrato tutti i suoi limiti, resi più evidenti dall’inferiorità numerica per la giusta espulsione del difensore Olivieri.

Certo l’importante è vincere e a volte nel calcio mai massima filosofica è stata più azzeccata quanto quella espressa nel noto brocardo del “Principe” di Machiavelli, per cui “il fine giustifica i mezzi”. Ma quanto paga nel calcio la venialità? Certo il Napoli deve tornare in A e che ci importa del bel gioco; basta che arrivino i risultati, d’altronde gli azzurri sono primi. Primi sì, ma di che sorta di campionato dal punto di vista qualitativo? E’ un campionato di basso profilo questo che il Napoli sta affrontando, in cui la squadra azzurra sembra essere ”monoculus in terra caecorum” o, per dirla nella nostra lingua madre “ o’ gall ‘ncopp a munnezz”.

 

 Un campionato a parte lo sta facendo la Juventus che, a differenza della squadra partenopea, vince e convince dando lustro alla categoria e, senza quei punti di penalizzazione, a quest’ora avrebbe creato il vuoto attorno a se.Primato in una classifica cortissima che non permette passi falsi. Ed il Napoli primo o poi dovrà confrontarsi con questa realtà, con il fiato sul collo delle squadre dirette concorrenti che ogni tanto sbandano ma non mollano.

Certo, il tifoso è contento che si vinca giocando male, ma si parla sempre più di chi vince divertendo, della Juve che non solo dispone di grandi giocatori in tutti i ruoli, con ottimi ricambi della primavera, ma esprime una mole ed una qualità di gioco di alto livello.

 

Quanto durerà questo Napoli giocando così? Alla lunga pagherà quest’arrendevolezza e questa paura di giocare?Perché soffrire sempre e non chiudere le partite in anticipo senza dover aspettare con trepidazione il fischio finale?

Se ai giocatori fa male la gola, il cuore dei tifosi del Napoli non gode di ottima salute, anche se i primi non parlano e i secondi, accecati d’amore, spendono i soldi del biglietto e vanno allo stadio comunque, perché la squadra va sostenuta in questo duro cammino che a Napoli sembra essere ancora più duro.

 

E’ ancora una volta questione di episodi il successo del Napoli, questione di buona sorte che sembra arridere alla squadra di Reja. Anche se questa volta non ci si sono messi pali e traverse ma tra la pochezza ed ingenuità degli avversari, tanta grazia è commuovente.

 

Ma state certi, cari tifosi, che così in A, non si va. Non può essere vincente una squadra che rinuncia al gioco e che non aggredisce gli avversari, concedendo palle gol anche al fanalino di coda del torneo cadetto che, per giunta, ha giocato per 60 minuti in inferiorità numerica. In ogni caso, anche quando la dea bendata non porgerà con così benevola frequenza il suo sguardo sugli azzurri, Marino avrà pronta la solita frase: “In serie A in due anni, se ci andiamo quest’anno tutto di guadagnato”. Insomma come gira gira al DG va bene e salva la poltrona.

 

Una prima controprova sull’imprescindibilità del buon gioco per raggiungere obiettivi di alto livello potrebbe arrivare già sabato al S. Paolo, nella gara contro l’ottimo Frosinone di Ivo Iaconi, squadra compatta, bene organizzata e dotata di ottime individualità. Con i ciociari il vantaggio di misura potrebbe non bastare. Lì davanti ci sono giocatori capaci di purgare in qualsiasi momento. Lodi, Di Nardo, Margiotta, Fialdini e Di Venanzio sono giocatori che uniscono grande qualità ad esperienza al dinamismo e alla ricerca della manovra avvolgente. Servirà un Napoli vistosamente in crescita e con le idee ben chiare per legittimare sul campo una  posizione in classifica insperata fino a 4 domeniche fa e che, Reja permettendo, potrebbe rappresentare un buon viatico in attesa di tempi migliori anche dal punto di vista del gioco e dello spettacolo che ormai manca da Napoli da troppo tempo, da quando era solo lo spettacolo a portare i grandi risultati.

 

Reja tragga spunto dai primi minuti del secondo tempo di Pescara e non rinunci al gioco in nome del fine. Del resto anche lui è un uomo di spettacolo e non un impiegato che timbra il cartellino in attesa di maturare l’età pensionabile dopo anni di sacrificio. Il calcio è estetica e forma, la materia prima che si sostanzia nei grandi risultati e nei traguardi più insperati.

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