“Il dito contro”: Contenti? È tornato il Derby d’Italia!

Il trenta ottobre dell’anno appena passato si giocava Napoli-Atalanta.

Giova ricordare quella partita per l’argomento che sarà al centro della rubrica “il dito contro” questa settimana : gli arbitri e l’utilizzo della tecnologia VAR.

Giunti al 2020 in un campionato di spicco tra quelli europei qual’è quello italiano, non si dovrebbe più parlare di “arbitraggi strani” o di scelte sbagliate, purtroppo le regole ci sono sì ma vengono ancora plasmate a seconda delle partite dagli uomini di nero giallo vestiti.

Torniamo a quella sfida tra il Napoli e l’Atalanta, con gli azzurri che si videro negare un rigore solare per un gesto tecnico atalantino – più simile a quanto si vede nel rugby che nel gioco del calcio – non sanzionato dall’arbitro Giacomelli.

Seguirono polemiche su tutti i fronti, dal patron azzurro all’allora allenatore Ancelotti per quel “furto” che avrebbe potuto – o non potuto probabilmente  – raddrizzare  le sorti del Napoli in campionato.

Passano i mesi e la classifica comincia a delinearsi a tutto vantaggio dell’antico e dalla stampa nazionale mai dimenticato “Derby d’Italia”: ad inseguirsi sono Juventus e Inter, per la gioia di chi dopo anni di duelli tra Napoli e Torino ritrova il fascino di una “vera sfida scudetto” in cui ad essere invischiate sono Torino e Milano.

C’è da dire che tralasciando il pozzo in cui è caduta la squadra oggi allenata da Gattuso, la serie A non è mai stata così competitiva: il treno a tre composto da Cagliari, Torino e Verona che fanno tremare un po’ chiunque, la qualità del Sassuolo, il ritorno delle romane con i giallorossi che hanno finalmente trovato con Fonseca la quadratura del cerchio e il miracolo laziale che porta la doppia firma Inzaghi-Immobile.

Poi c’è l’Atalanta.

L’indomita Dea con Gasperini capace di telecomandare i suoi ragazzi e stupire in Italia e in Europa. La stessa Atalanta che beneficiava contro il Napoli di un rigore s’è vista “scippare” la possibilità di portare via tre punti da San Siro all’Inter di Conte.

Tra i lombardi finisce in pareggio e a goderne è la a Juventus che viene proclamata a furor di televisioni campione d’inverno.

Niente di strano se quei tre punti non avessero permesso ai bergamaschi di rifarsi sotto per il sogno scudetto, ma bisogna dirlo: anche se il tricolore sulla carta è una questione a tre ad essere realmente duellanti sono soltanto Inter e Juventus e non concedere agli atalantini rigore sul fallo di Lautaro Martinez ne è la dimostrazione.

Così come accadde ai partenopei, in quell’ottobre ormai lontano, anche contro l’Inter al VAR si è scelto il silenzio. Solo che questa volta quelli a sentirsi defraudati sono gli orbici.

Nel gioco del calcio sembra essere una tacita legge quella che “se un giorno sei contento quello dopo ti lamenti”, ma coi passi da gigante fatti grazie alla tecnologia avere il VAR e non servirsene genera lecitamente qualche dubbio.

Se non sulla correttezza del campionato a cui i tifosi di ogni squadra ad ogni latitudine assistono quanto sulla competenza e/o buona fede delle terne arbitrali che ogni settimana calcano i campi italiani.

Che Inter e Juventus stiamo dimostrando – o confermando – di essere le due forze del campionato di serie A è fuor di dubbio, ma non possiamo non chiederci a cosa servono le regole?

A cosa servono ben sei arbitri se poi a decidere è uno soltanto?

A cosa può fare appello una squadra se poi il turno successivo un episodio che l’ha condannata – un goal non convalidato o un rigore concesso – su un altro campo, in un’altra città e con altre divise in gioco ha altri esiti?

Che all’Italia calcistica – e ad una certa stampa –  mancasse il Derby d’Italia tra Torino e Milano è lapalissiano ed è per questa ragione che “il dito contro” è puntato: vi mancava e l’avete avuta la lotta scudetto finalmente nobile, lasciate giocare anche le altre?

A proposito dell'autore

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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