“Il dito contro”: 2020, esultare non serve a niente


L’anno 2020 sarà ricordato sui libri di storia e questo è un fatto innegabile.

L’universo sportivo non fa eccezione: a causa dell’emergenza Covid-19 si sono fermati gli Europei e addirittura le Olimpiadi. La musica in serie A è ripartita con la solita melodia: Juve prima e tutte le altre dietro.

Uno scudetto, il nono consecutivo bianconero, che sa di beffa per le dirette avversarie: Lazio, Atalanta e Inter.

Il dito contro di questa settimana punta all’inutilità delle vittorie, e più in generale a quanto giocare a calcio in questo momento storico è stata tra tutte la cosa più dissonante. Sciorinare tutti gli argomenti per cui questo campionato risulta falsato sarebbe controproducente e senza senso.

Come lo sono stati gli ultimi risultati delle dirette avversarie della Juventus che fresca di scudetto ha potuto guardare con un sorriso alle esultanze dei suoi avversari.

Quand’è che vincere uno scudetto con poco più di ottanta punti può considerarsi un successo? Soltanto in un anno strano e maledetto come il 2020.

La peggior Juventus degli ultimi anni è campione di Italia, e tutte le altre stanno a guardare – non senza rammarichi – ma l’abbiamo detto: giocare a calcio in questo momento è dissonante rispetto alla realtà delle cose.

Gli stadi vuoti, ma le tasche di chi finanzia il sistema calcio comunque piene. Si è sacrificato il Dio pallone per il Dio denaro e abbiamo assistito a un campionato in cui ogni tre giorni sono andate in scene partite assurde fino a tre mesi fa : il 3-3 tra Juve e Sassuolo, l’exploit del Milan, la caduta a picco della Lazio.

Eppure l’Inter che in questa giornata ha battuto il Napoli, ha festeggiato – mister Conte in testa – come se quei due goal valessero lo scudetto.

Allora il punto qual’è? Sono tutti talmente disabituati a vincere che essere i primi dietro la Juve è da considerarsi un successo?

Questa risposta poteva valere fino a una stagione fa.

Il 2020 è stato un anno strano, in cui il calcio in Italia è stato il palliativo concesso al pubblico per il bene dei privati e a rimetterci è stato lo spettacolo.

Il dito contro punta all’inutilità delle vittorie, dei festeggiamenti – a Torino non erano in piazza non per il Covid ma perché diciamolo cosa c’è da esultare in questo campionato? – e di tutto il circo che è diventato il calcio.

Tra pochi giorni l’ultimo atto, tutto è quasi già deciso e da addetti ai lavori prima, e spettatori poi, non ci resta che sperare in un autunno migliore.

A proposito dell'autore

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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