Il coronavirus ai tempi del calcio!

Il coronavirus, al secolo Covid-19, è il protagonista di questa fase storica mondiale. Chi ne sta risentendo di più è però l’Italia. E sì, perché di stare a casa (situazione raccomandata dal governo del Belpaese), gli italiani, proprio non ne vogliono sapere. Figuriamoci allontanarli dagli stadi, anche solo momentaneamente. Tra le tante attività, il calcio è una sorta di virus! Per cui ci si pensa più volte prima di stopparlo. Non è il calcio ai tempi del coronavirus, ma il coronavirus ai tempi del calcio. E sì, perché nemmeno un’epidemia influenza l’andamento delle cose pallonare nel paese italico.

È il pallone a comandare. La situazione, vista dalla parte dei club, fa supporre che non è esagerato pensare che i presidenti, ma soprattutto le TV a pagamento, approfittino della passione della gente. In questo stato di emergenza, la TV dovrebbe rendere servizio utile per la nazione, trasmettendo il calcio in chiaro, al di là dei discorsi commerciali. Il rimbalzo di responsabilità è tra il governo e le TV a pagamento. Nel mezzo ci stanno le federazioni e i club calcistici. Si immagini se fosse davvero interrotta la Serie A, a questo punto, col titolo assegnato a chi è primo in classifica dopo 26 turni di campionato giocati per intero (in realtà, andrebbero recuperate alcune partite, ma non cambierebbero gli esiti della classifica finale). Lotito, che mai come quest’anno sta lottando per lo scudetto, è sul piede di guerra. Zhang altrettanto, almeno per una questione di principio, anche se la sua Inter si è distanziata un po’ dalla Juve che quest’anno ha già battuto la Beneamata due volte. E le squadre in zona retrocessione non direbbero nulla? Intanto la Serie B non si è mai fermata.

La situazione, vista dalla parte dei tifosi, fa stropicciare gli occhi per il troppo caos che si è creato. Alla fine dovrebbe prevalere il buon senso, visto che anche i giocatori rischiano la loro incolumità. Oppure prevarranno gli interessi dell’azienda “Calcio” che frutta miliardi di Euro? Difficile dire adesso chi la spunterà. Di certo i vari campionati, ma pure le coppe europee e i campionati europei per nazioni del prossimo giugno sono tutti col punto interrogativo. Niente abbracci, niente strette di mano, niente pubblico esultante. Oltre al discorso sportivo, è pure il fattore folcloristico a venire meno. Dov’è lo spettacolo, allora? Euro 2020 previsto a giugno può anche essere rinviato di 12 mesi, visto che per quel momento sarà trovato il farmaco che debellerà il Covid-19. Ma gli altri tornei? Vanno fermati e ripresi a data da destinarsi? Oppure si dovrà continuare a porte chiuse?

Aprendo una finestra puramente sportiva, il completamento della 26esima giornata ha portato al Napoli buone nuove. Milan, Parma e Verona hanno perso. Addirittura i rossoneri e i ducali in casa contro due delle ultime in classifica. E nemmeno i recuperi delle partite della 25esima giornata di Verona e Parma cambierebbero la classifica. Così i 39 punti sono una botte di ferro per il Napoli. Almeno il sesto posto c’è, in attesa di capire con la Coppa Italia come ci si regolerà. Qualcuno al governo del calcio propone un quadrangolare estivo con Juventus, Milan, Napoli e Inter per l’assegnazione della coppa nazionale. Ma può essere accettabile una simile proposta, dopo che si è già giocata l’andata delle semifinali? Anche qui, c’è da giurarlo, ci sarà battaglia tra le varie componenti in causa. Nemmeno il coronavirus (almeno in Italia) mette d’accordo. È troppo forte il calcio in Italia. Più del senso civico. Quel metro di distanza di sicurezza non sarà mai rispettato. Quel perentorio “restate a casa, non uscite” sarà molto spesso eluso. Le norme anti-contagio dovranno essere garantite da interventi perentori da parte di chi di dovere. È l’Italia. Che ci volete fare?

di Vincenzo Perrella

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Luigi Giordano

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