I sempiterni folletti: ancora loro, anche quest’anno

Bentornata Serie A, finalmente. Dopo il solito chiacchiericcio dell’estate e del calciomercato, ricominciano i giochi del campionato italiano. E riparte la caccia alla solita Juventus, che tanto per (non) cambiare porta a casa i primi tre punti sul campo del Parma. In scioltezza la squadra di Sarri (out per la polmonite): i bianconeri archiviano la pratica già nel primo tempo, poi una comoda gestione del risultato di ‘Allegriana’ memoria. Rimane la squadra più forte del torneo, con il miglior organico e con una qualità di paleggio superiore, che probabilmente – sul lungo periodo – potrebbe pesare soprattutto in Europa. Da stabilire le gerarchie alle sue spalle. Inter e Napoli si contenderanno il ruolo della principale antagonista, incuriosiscono però i cambi in panchina sull’altra sponda di Milano (il Milan di Giampaolo) e a Roma, con il polivalente Fonseca che si gode la permanenza di Dzeko. A Firenze, subito un ostacolo arduo per il Napoli: una partita complicata soprattutto per il grande entusiasmo portato da Commisso e per l’eterna ostilità (forse unilaterale) che lega il popolo gigliato alla piazza partenopea. Cinque ‘97, un ‘99 e un 2000: è la prima squadra della Fiorentina, ma sembra la Primavera; la star Ribery ed uno dei nuovi acquisti Boateng partono dalla panchina, così Montella s’affida a tanti giovani, tra cui la stellina Sottil (nome d’arte) e il talento di Vlahovic. Ancelotti con soli due volti nuovi (titolari) rispetto alla passata stagione non ha più scuse: dopo gli ultimi proclami sugli obiettivi e gli elogi sinceri all’operato della società, adesso la palla passa a lui e sarà una patata assai bollente perchè porta con sè un carico di responsabilità enorme. Inizio choc al Franchi: mezz’ora da favola e di grande intensità della viola che punisce subito gli azzurri con un rigore di Pulgar (sfortunato tocco di mano di Zielinski dopo un flipper in area). Napoli in confusione totale, messo alle corde da una Fiorentina assatanata: gran ritmo e pressing alto, scatenato il baby Sottil che ubriaca Mario Rui, peggiore in campo. Il Napoli fatica a costruire gioco e rischia anche di subire un altro gol: Allan e Zielinski sempre in inferiorità numerica a centrocampo, in attacco non pervenuti i quattro fantasisti. Ancelotti costretto a rinunciare a Milik per infortunio, al suo posto Mertens che ritrova il posto da centravanti e tocca il suo primo pallone al minuto 37 e lo trasforma in oro. Il belga, sempre lui, toglie le castagne dal fuoco con un gioiello dei suoi da fuori area e salva Ancelotti. Lo fa da campione assoluto: inesistente per tre-quarti di primo tempo, sceglie di entrare in partita solo per essere decisivo. Il Napoli un bomber da 30 gol non ce l’ha, ma Dries i gol li sa fare, soprattutto quelli impossibili. Placata l’euforia dei padroni casa, il Napoli fa inversione di marcia sulla A1 e mette la freccia in direzione Firenze. Un aiuto glielo da anche Massa, l’arbitro, assegnando un rigore parecchio dubbio (quasi inesistente): il Var stranamente avalla la decisione del direttore di gara, sul dischetto ci va Insigne (e non lo stesso Mertens che con un ‘furbata’ il rigore era andato a procurarselo) e fa 2-1. Il Napoli ribalta un match complicatissimo, che nella ripresa rimane tale ma soprattutto folle. Il Napoli si sbilancia e disunisce nuovamente in difesa: manca filtro a centrocampo, Allan e Koulibaly si fanno saltare da Chiesa e la Fiorentina ritorna a macinare calcio. Pareggio di Milenkovic con un’inzuccata di testa, su corner. Poi 3-2 di Callejon con una rasoiata perfetta sul secondo pallo e di nuovo pari viola con un colpo da biliardo di Boateng che imita proprio lo spagnolo e ristabilisce le cose in equilibrio. Non c’è un attimo di sosta. Dopo lo show di Ribery alla presentazione da cinema di qualche giorno fa, il Franchi s’è trasformato in un luna park: attacco io, attacchi tu, Fiorentina e Napoli continuano a sfidarsi a viso aperto; non sentono neanche minimamente la fatica, il caldo, l’umidità e i carichi di lavoro dei rispettivi ritiri. Non l’avvertono – la fatica, fisica e dei tanti anni trascorsi insieme – i sempiterni folletti azzurri: Mertens, Insigne e Callejon hanno intenzione di sprintare forte pure quest’anno. I movimenti sono gli stessi d’un tempo: il taglio di Callejon come marchio di fabbrica ed uno degli altri due che, a turno, veste i panni del falso nove. La chiude Insigne, doppietta, per il 4-3 finale. Sofferenza enorme, ma il Napoli torna a vincere a Firenze, dopo l’ultimo successo firmato nel 2014 da Benitez e Higuain; e risolve una partita splendida – per lo spettacolo complessivo offerto dal nostro Paese – mettendosi al riparo da ogni tipo di polemica. La prossima, intanto, è già decisiva, specie per il morale: si va a casa degli ex ‘core ingrati’.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

Post correlati

Translate »