HIGUAIN CECCHINO INFALLIBILE: IL NAPOLI PRENDE IL TORO PER LE CORNA E TORNA IN CORSA

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NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Maggio, Fernandez, Albiol, Armero; Inler, Dzemaili; Mertens (75’ Pandev), Hamsik (80’ Duvan Zapata) (cap.), Insigne; Higuain (68’ Callejon) (Rafael, Colombo, Uvini, Mesto, Behrami, Radosevic, Bariti) All. Benitez.

TORINO (3-5-2): Padelli; Darmian, Glik (cap.), Moretti; D’Ambrosio (61’ Maksimovic), Gazzi (46’ Basha), Vives, Bellomo, S. Masiello; Cerci (46’ Meggiorini), Barreto (Berni, Gomis, Pasquale, Scaglia). All. Ventura.

Arbitro: De Marco (Chiavari)

Guardalinee: Stallone (Foggia) – Schenone (Genova)

IV uomo: Longo (Paola)

Arbitri addizionali: Mazzoleni (Bergamo) – La Penna (Roma 1)

Marcatori: 13’ rigore e 31’ rigore Higuain

Ammoniti: Fernandez (N)

Espulsi: Basha (T)

Recupero: 1’pt, 2’pt.

Dimenticare Roma ripartendo dalla bella notte di Marsiglia battendo il Torino, con lo scopo di non perdere di vista i giallorossi. Era questa la missione odierna del Napoli, e l’obiettivo è stato raggiunto senza strombazzate, anzi con due episodi certo molto discutibili, che potrebbero far rumore nei giorni che verranno: due rigori a favore, dei quali uno ‘forse sì forse no’ e l’altro inventato dal signor De Marco, che un istante prima ha ignorato il vero fallo da penalty commesso su Hamsik. Fortuna a parte, i partenopei hanno sofferto poco contro un Torino volenteroso ma spuntato, organizzato alla solita maniera da Ventura e nondimeno decimato dalle assenze pesanti tra squalificati e infortunati. E al di là del valore dei contendenti, il Ciuccio ha fatto fronte con una prestazione distinta, dal punto di vista tecnico-tattica, oltreché mentale. Da quest’ultimo punto di vista, la lezione-Sassuolo continua a fare scuola per gli azzurri. Tra i quali si rivede finalmente Higuain, cecchino implacabile. Un po’ tutti hanno comunque fatto la loro parte, in modo senz’altro efficace. Ed è giunto un successo che contro il Toro mancava da 17 anni a Fuorigrotta.

Don Rafael decide di fare affidamento sullo stesso gruppo vincente a Marsiglia, con due novità: Dzemaili e Insigne. Confermato a destra dunque Maggio, a cui spetta l’ingrato compito di arginare Cerci, sul lato opposto agisce Armero, Albiol-Fernandez il tandem centrale. In linea mediana Behrami riposa in panca, lasciando spazio appunto all’ex granata, protagonista del retour-match dello scorso Marzo (memorabile tripletta …). In zona offensiva out anche Callejon, ed ennesime chances per Hamsik e Higuain, affiancati dal frattese e da Mertens, spina nel fianco martedì per l’equipe di Baup. In casa granata, l’ex tecnico azzurro è ridotto ai minimi termini senza El Kaddouri, Immobile, Larrondo, Farnerud, Bovo , Brighi e Rodriguez. Ciò nonostante, non rinuncia al suo versatile 3-5-2, col peperino scuola Roma ad affiancare Barreto (bestia nera dei partenopei: 3 reti in 4 incontri), Gazzi, Vives e Bellomo nel cuore del centrocampo, D’Ambrosio pronto a scattare e S. Masiello a coprire sulle fasce, e il trio difensivo Darmian-Glik-Moretti. La prima emozione del match non è un tiro in porta, bensì un fortuito scontro aereo tra Maggio e Gazzi in area torinista: ha la peggio il granata, rimesso subito in sesto. L’inizio è comunque di studio, quantomeno di stasi: i partenopei provano a stanare col giro palla i loro avversari, abili nel chiudersi per poi scendere veloci non appena intravedono qualche prateria. Il Napoli però non rimane fermo a consentire l’ora d’aria ai granata, e al 13’ imbastisce una lunga azione al termine della quale Mertens con un bel numero si libera di Bellomo, costringendolo all’intervento in piena area; forse il belga accentua la caduta, ma per De Marco è fallo e Higuain dal dischetto finalmente si sblocca, mandando la palla nel ‘sette’ alla destra di Padelli. Matato a freddo (o quasi), il Toro prova ad agitare le corna, ma va in difficoltà soprattutto per la mancanza di un costruttore di manovra a centrocampo; a poco serve la generosità di Gazzi, Vives e Bellomo. E’ ancora Higuain, frattanto, a provocare apprensioni a Padelli al 21’: Dzemaili serve il Pipita, il quale dal limite lascia partire un destro che sibila il palo destro della porta piemontese. Il Ciuccio fa tranquillamente il suo gioco: pressa sui portatori di palla di Ventura, sbarrandogli l’accesso alla propria trequarti. Cerci e Barreto, temutissimi alla vigilia, per ora fanno lavoro oscuro, limitandosi a dare fastidio ai difensori azzurri quando questi riavviano l’azione. Col passare dei minuti la pressione del Torino cresce, e spesso il Napoli corre rischio di arretrare troppo il baricentro, facendosi vedere di rado dalle parti di Padelli. Se tuttavia ciò accade, son spesso dolori: come al 27’, quando Mertens raccogli una corta ribattuta aerea di Glik e suggerisce ancora per Higuain che, spalle alla porta, si gira e conclude di destro impegnando l’estremo difensore. Ma il secondo goal partenopeo è nell’aria. O meglio, il secondo rigore, dato che al 31’, al termine di una prolungata azione da corner, Hamsik viene steso da Darmian con una mossa di wrestling, e un secondo dopo Fernandez tenta il tiro al volo trovando l’opposizione di Glik col gomito attaccato al corpo. De Marco ignora l’intervento proditorio sullo slovacco, poi ascolta Mazzoleni (proprio lui, il grande protagonista di Pechino 2012 …) dalla linea di porta e ordina un penalty inesistente per l’intercetto innocente del polacco. E il Pipita fa centro nuovamente, cambiando direzione: angolo basso alla sinistra di Padelli, spiazzato. Il Toro non reagisce, e al 36’ potrebbe capitolare di ancora: preciso al millimetro il lancio a obice di Dzemaili per Insigne, Padelli esce a farfalle e Lorenzo tenta il pallonetto a porta vuota, incontrando però la provvidenziale deviazione di testa di D’Ambrosio. Sul susseguente corner, Masiello cintura Higuain in piena area: forse questo sarebbe davvero da rigore, De Marco si leva il fischietto dalla bocca. Un minuto dopo break del Torino: punizione di Cerci col mancino, traiettoria alta che costringe comunque Reina a deviare in angolo con le unghie. Al 41’ è Mertens a scaldare i guanti di Padelli dal limite dell’area: il portiere blocca. Un giro di lancette e, su uno dei pochi svarioni difensivi dei partenopei, i granata si rendono più pericolosi: angolo di Bellomo, liscio Fernandez-Gazzi e sul pallone s’avventa Glik che, totalmente solo, si gira di destro spedendo la sfera di poco alta oltre la traversa. La prima frazione si conclude con una punizione di Vives, più o meno dalla stessa mattonella da cui ha fatto centro con l’Inter: niente tiro, solo un traversone su cui Glik arriva tardi. Niente male il Napoli: vince favorito dagli episodi, ma interpreta la partita con concretezza e attenzione, facilitato dalle condizioni precarie di un Torino poco consistente.

La ripresa si apre con un fatto nuovo nel Toro: ci sono Basha e Meggiorini in luogo di Gazzi e Cerci. Scelta tecnico-tattica alquanto discutibile da parte di Ventura, la cui squadra nei primissimi minuti del secondo tempo subisce la pressione azzurra. La quale al 48’ e al 49’ produce due palle goal con Inler e Hamsik: ampiamente a lato la botta da lontano dello svizzero, malamente fuori il destro strozzato del capitano, servito da Insigne lesto nel rubare palla a Glik. Lentamente sono poi i granata a provare qualche sortita, sostenuti soprattutto da un Vives che si danna nell’accorciare tra le linee e far salire i suoi in attacco, specie sugli esterni; comunque sia le chiusure dei difensori di Benitez sono puntuali. E’ un leit-motiv che va avanti per un bel po’ di tempo, intervallato da qualche sporadica discesa del Ciuccio nella metà campo avversaria. Di tiri in porta non se ne vedono tanti. Uno parte dai piedi di Vives al 62’, ma è una telefonata a Reina. Un altro, più insidioso, arriva da Barreto, svegliatosi dopo aver dormito per tutto il match, scende indisturbato, scambia con Bellomo e incespica al momento di concludere: fuori (64’). Un altro arriva da Insigne, al termine di un’azione di rimessa imbastita dall’asse Armero-Hamsik-Mertens: il frattese potrebbe darla ai compagni liberi, ma egoisticamente spara alto (66’). Poco dopo Benitez concede la standing ovation a Higuain, gettando nella mischia Callejon. Passa un minuto (siamo al 69’) e Mertens costringe Padelli a distendersi sulla sua sinistra per respingere in angolo un bel destro a giro. In vista di Firenze gli azzurri preferiscono tenere palla quanto basta, economizzando sugli sforzi, ma non rinunciano ad affondare le loro leve nei pertugi lasciati aperti dal Torino. In alcuni questi nasce, al 77’, una ficcante e rapida azione di prima, autori Insigne e Pandev (entrato al posto di Mertens): il tiro di Lorenzo in area viene bloccato dal portiere granata. Poi, nel giro di un minuto, il 79’, succede di tutto: Barreto si fa strada tra retrovie azzurre distratte e scarica per Meggiorini, l’ex bolognese ci va col destro e costringe Reina al tuffo per respingere, sulla ribattuta Bellomo solo soletto la mette in mezzo, lì dove Barreto sotto porta si va deviare la sua conclusione da Albiol. Sul capovolgimento di fronte, Hamsik pesca Callejon, il quale scappa verso Padelli ma riesce nell’impresa di farsi neutralizzare il suo rasoterra dall’estremo difensore. Il Toro si fa più intraprendente e nei minuti finali tenta il forcing, ma è penalizzato dall’espulsione di Basha, che placca stile rugby Pandev, lanciato verso la porta all’86’: chiara occasione da goal, rosso giusto. Due minuti dopo è ancora Meggiorini a tentare la sorpresa da fuori, con Reina pronto a dire no di pugno. E’ l’ultimo episodio degno di nota di una partita condotta in porto dal Napoli in maniera essenziale. Poche difficoltà per gli azzurri, certo aiutati dalla De Bendata in occasione dei penalty, ma la convinzione del Ciuccio nel voler mettere in cascina tre punti fondamentali ha avuto la meglio. E con poca stanchezza nelle gambe, si può pensare tranquillamente già a Firenze. Con un occhio alla Roma.

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