HAMSIK ROMPE IL GHIACCIO, POI MANDA IN META CANNAVARO: E’ L’AGGANCIO ALLA JUVENTUS!

HAMSIK ROMPE IL GHIACCIO, POI MANDA IN META CANNAVARO: E’ L’AGGANCIO ALLA JUVENTUS! src=

NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Grava, Cannavaro, Gamberini; Mesto, Dzemaili, Behrami (62’ Inler), Zuniga (82’ Armero); Hamsik (76’ L.Insigne); Pandev, Cavani (Rosati, Colombo, Rolando, Donadel, El Kaddouri, Calaiò). All.: Mazzarri

CATANIA (4-3-3): Andujar; Bellusci, Spolli, Rolin, Capuano; Izco, Lodi (86’ Doukara), Biaganti (71’ Almiron); Barrientos, Bergessio, Gomez (Frison, Terracciano, Augustyn, Potenza, Ricchiuti, Salifu, Keko).  All.: Maran.

Arbitro: Calvarese (Teramo)

Guardalinee: Nicoletti (Macerata) – Padovan (Conegliano)

IV uomo: Vuoto (Livorno)

Arbitri addizionali: Banti (Livorno) – Irrati (Pistoia)

Marcatori: ’30 Hamsik, 44’ Cannavaro.

Ammoniti: Behrami (N), Spolli (C), Grava (N), Dzemaili (N).

Recupero: 1’ pt, 4’ st.

Missione compiuta. Soffrendo, com’era prevedibile alla vigilia, ma giocando bene e concretizzando le occasioni più ghiotte, il Napoli supera il temibile ostacolo Catania e, almeno per una dozzina di ore, è a pari punti con la Juventus, al comando. Una vittoria legittima, quella dei partenopei, i quali hanno, come detto poc’anzi, patito il dinamismo e la qualità distinta del gioco dei siciliani, ma hanno saputo perseverare, dicendo no agli assalti avversari e colpendo senza pietà nei momenti giusti, portando a casa un successo pesantissimo per la posizione di classifica. Un successo incoraggiante, per la prova solida e sicura messa in mostra da una squadra che sembra aver finalmente trovato la quadratura del cerchio, malgrado corra spesso qualche rischio di troppo quando ricade nelle sue vecchie amnesie.

In casa azzurra, Mazzarri, a dispetto di quanto si era ritenuto alla vigilia, non si schioda dal suo credo tattico: niente difesa a 4, costrizione dovuta a infortuni e squalifiche, bensì consueto reparto a 3, con la gradita novità di Grava, al ritorno in campo dopo oltre un anno; il casertano affianca Cannavaro e il rientrante Gamberini, stanti le squalifiche di Campagnaro e Britos, mentre a centrocampo, al posto dell’ancora indisponibile Maggio, agisce Mesto sulla fascia destra, con Zuniga sul lato opposto, e centralmente c’è Dzemaili, in luogo di Inler, guardato alle spalle da Behrami; in attacco solito trio Hamsik-Pandev-Cavani. Sul fronte etneo, il sicuro Maran ritrova Bergessio e Lodi, al ritorno dopo lo stop del Giudice Sportivo: l’argentino è supportato dai connazionali Barrientos e Gomez, il napoletano di nascita da Izco e Biagianti, quest’ultimo preferito ad Almiron; in difesa Rolin, al posto di Legrottaglie, e Spolli centrali, Capuano e Bellusci ai lati. E s’inizia col botto; calcio d’inizio azzurro con solito lancio sulla destra a cercare Mesto, l’esterno destro azzurro spizza di testa per Pandev che con due sombreri aggira Lodi e Rolin, si porta la palla sul mancino e tira al volo, mandando la palla di poco oltre la traversa: tutto questo nei primi dieci secondi di match. La stessa sorte tocca al Catania al 3’: punizione di Izco, respinta di testa di Gamberini e Barrientos, appostato al limite, tira di sinistro al volo, mancando il bersaglio. Ben messa in campo, la squadra di Maran: fa girare palla con l’onnipresente Lodi, lavora molto sulle fasce, sia quando affonda, con Gomez e Barrientos spalleggiati da Capuano e Bellusci, sia specialmente quando chiude, lì dove i due terzini mordono le caviglie di Zuniga e Mesto, impedendogli di mettere in moto le punte. Del resto il Papu e il Pitu non disdegnano nemmeno un pressing asfissiante, soprattutto in linea mediana, ove Izco e Biagianti fanno legna in abbondanza. Giocare senza spazi (e senza un mediano che detti ordine …) è difficile per i partenopei, sicché essi si vedono costretti a uno sterile possesso palla, a ripetuti passaggi in orizzontale e a palle buttate nel mucchio che trovano le precise chiusure della retroguardia rossazzurra, brava a mordere le caviglie alle nostre punte quando hanno la sfera tra i piedi. Non mancano poi, tanto per cambiare, errori e misunderstanding in fase d’impostazione da parte degli azzurri. Cavani si sacrifica a recuperare palloni persino nella propria metà campo e lotta generosamente, ma predica nel deserto. Per buona parte della prima frazione, nessuna delle due squadre sembra prendere stabilmente il comando delle operazioni: il Napoli prova invano a fare la partita, il Catania attende, sornione e pronto a creare pericoli con le sue frecce veloci e raffinate. Ma non si tira più in porta fino al 29’; fino a quando cioè Gomez, al termine di un batti e ribatti al limite dell’area, serve Barrientos che trova il pertugio per concludere appena da fuori area: abbondantemente a lato. Giusto il tempo di rimettere la testa dall’altra parte e Hamsik suggerisce per Zuniga, il colombiano ubriaca Bellusci e centra, la palla viene sfiorata da Spolli e trova solo soletto lo slovacco, pronto a eludere Andujar e infilare a porta vuota: goal pesante, fondamentale per sbloccare una gara difficile. E con tanto di toccante dedica all’ex attaccante azzurro Imbriani, in lotta nella sua partita più importante contro il tumore. La rete subìta non scompone il Catania. I siciliani, anzi, si gettano in avanti nel tentativo di annullare uno svantaggio per loro, forse, eccessivo. Ci prova Bergessio, tre minuti dopo il goal: palla in tribuna. Al 35’ De Sanctis, come se fosse una novità, non esce su cross dello scatenato Barrientos, costringendo Grava a liberare in corner. Un giro di lancette dopo, però, è ancora il Napoli ad arrivare vicino alla segnatura; da un malandrino mani di Zuniga (graziato, ammettiamolo, dalla giacchetta nera) in area parte una veloce azione di rimessa fermata fallosamente dai catanesi, è punizione: siamo ben lontani dalla porta di Andujar, ma Cavani prende bene la mira, frenato solo dalla traversa a portiere battuto. Il tempo che la palla ricada a terran e Rolin sgambetta Hamsik all’altezza del vertice sinistro dell’area; sarebbe sacrosanto il giallo, ma Calvarese non se la sente, e ne viene fuori una rissa da saloon, contornata da un mezzo spintone di Grava ai danni di Gomez: il casertano viene ammonito. Il Catania non molla la presa, lo fa capire chiaramente al 42’ Barrientos, quando, imbeccato da Biagianti, si trova in piena area e tira di sinistro mandando la sfera a lato, non di molto. Il Napoli capisce che rischi non se ne possono correre e decide di mettersi al sicuro. Dapprima ci prova al 43’ Pandev, servito al limite da Hamsik, facendo accartocciare Andujar. Poi, un momento prima dello scadere, il Catania spazza via la palla su corner partenopeo, tuttavia Zuniga tocca di testa quel tanto che basta per pescare Hamsik defilato a sinistra: lo slovacco arriva sul fondo e sul suo traversone basso Cannavaro si mette definitivamente alle spalle il periodo più nero della sua vita, avventandosi sul pallone e battendo l’estremo difensore siciliano per la seconda volta. Un goal liberatorio per il capitano, una rete accolta con gioia e felicità dal pubblico, nonché dallo stesso giocatore, esultante e festante. E dopo un minuto di recupero, nel quale Barrientos dal limite tenta nuovamente il colpo grosso, fermato da De Sanctis che blocca a terra, si chiude il primo tempo.

Ultimamente è tempo di reti che si rompono: è successo all’Olimpico in Lazio-Chievo e Roma-Cagliari, accade anche al San Paolo, visto che si deve riparare la rete della porta difesa nel secondo tempo da Andujar. Si perde un po’ di tempo, poi si ricomincia. E si ricomincia col Catania che vuole rimettersi in carreggiata in fretta, tanto che al 46’ gli etnei riescono persino a segnare: Gomez pesca da corner l’incornata vincente di Bergessio, ma la punta argentina si era liberata irregolarmente di Zuniga, stendendolo a terra manco fosse un lottatore di wrestling. Le proteste degli azzurri non occorrono: Calvarese gela l’esultanza dell’attaccante e assegna la punizione ai nostri. I siciliani non demordono e cercano di mettere sotto pressione un Napoli che però sembra riuscire a resistere, e che non rinuncia a tirare in porta, come fa Cavani su punizione al 52’: stavolta però la gittata è meno precisa, la sfera finisce alta. Una quarantina di secondi dopo, combinazione Lodi-Bergessio-Gomez con tiro finale del Papu dai 18 metri fuori bersaglio. Non ci sta a cadere facilmente il Catania, con Lodi che detta i tempi e Gomez e Barrientos che si dannano sulle corsie di loro competenza. Eppure sono proprio i partenopei a mancare il colpo del definitivo ko al 62’: percussione di Hamsik e servizio preciso sulla destra per Mesto, l’ex genoano crossa e Cavani, libero e pronto alla stoccata fatale, sbaglia incredibilmente il tempo del salto e il susseguente colpo di testa: palla alta, clamorosamente. E ciò che non è riuscito al Matador, su calcio piazzato, potrebbe capitare a Lodi tre minuti dopo: precisa la traiettoria aggirante la barriera, De Sanctis dice no, dopodiché Gomez la rimette in mezzo, trovando l’eccezionale opposizione di Cavani in scivolata. Che factotum, l’uruguagio! Peccato che stasera sia meno lucido e brillante del solito. E peccato che al 68’, su un veloce contropiede, Hamsik, anziché lui, preferisca invitare a nozze l’accorrente Dzemaili, il quale però viene chiuso sulla corsa da Spolli, che gli si para davanti consentendo l’uscita di Andujar. Il Catania fa incetta di corner, puntualmente rispediti al mittente dagli azzurri; solo che, una volta recuperato il possesso palla, i Mazzarri boys non sempre riescono a pungere, anche perché Pandev, lento come una moviola, non velocizza il ritmo, sebbene risulti prezioso a proteggere la sfera e a guadagnarsi falli preziosi per far rifiatare la squadra. E il mister, stranamente, lo lascia lì dov’è quando al 76’ getta nella mischia Insigne: via, invece, Hamsik, il migliore in campo dei partenopei. Il team di Maran vuole riaprire la partita, ci tenta Lodi all’81 con una conclusione dal limite, un tiro che tuttavia, più di spada, sa di fioretto, morendo di poco oltre l’incrocio dei pali. Come muore, un minuto dopo, anche una conclusione, sempre da fuori area di Barrientos: il pallone finisce a lato. Desidera segnare a tutti costi Cavani, per il quale una giornata senza reti è come un Natale senza panettone: il Matador all’84’ va in percussione, s’accentra, penetra in area e sul suo destro viene stoppato da Spolli; la corta respinta trova Inler pronto allo shoot da lontano, il pallone finisce fuori non di molto. Sono ammirevoli gli sforzi del Catania nel tentativo di riaccendere la speranza, ma il Napoli lì dietro rischia davvero poco, sia perché gli etnei perdono

A proposito dell'autore

Avatar

Post correlati

Translate »