GIORGIO PORRA’: “ARMERO E CALAIO’ UTILI ALLA CAUSA. ECCO LA MIA RIFLESSIONE SU CAVANI E BALOTELLI”

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Partiamo dai vertici della classifica dove la Juventus ha perso dei colpi permettendo a Lazio e Napoli di avvicinarsi ulteriormente. I bianconeri si sentiranno più vulnerabili o trarranno nuovi stimoli per rimettere le cose in chiaro?

“La Juventus ha temporaneamente smesso di nutrirsi del mito della sua invincibilità, ma resta la squadra più attrezzata per arrivare al titolo. A certificarlo ci sono tutti i suoi numeri positivi, a parte il rapporto tiri/gol, circostanza che renderebbe necessaria l'aggiunta di qualità in prima linea, oltre al ritorno alla migliore condizione di Mirko Vucinic. Ha pagato qualcosa nelle ultime uscite perché penalizzata da qualche errore individuale di troppo, con seconde linee non all'altezza di titolari fermi ai box, ma la furiosa applicazione di Conte resta una garanzia, assieme al rendimento sempre altissimo di Pirlo, per cui sarebbe facile immaginare una prepotente reazione del gruppo già nel prossimo turno”.

Il Napoli è lì e ha il diritto di provarci fino alla fine per il massimo obiettivo. Quale altro segnale positivo è stato tratto dalla vittoria contro il Palermo?

“Il Napoli, per puntare allo scudetto, deve esprimere superiore personalità negli scontri diretti. Fondamentale in tal senso sarà lo scontro col la Juve che arriverà al San Paolo il primo marzo. Sinora è spesso mancata la mentalità giusta davanti alle squadre di prima fascia, per il resto si è del tutto reimpadronito delle sue grandi potenzialità. Col Palermo ha dilagato senza i gol di Cavani, segnale chiaro della sua capacità di distribuire con profitto le responsabilità offensive”.

Un suo giudizio sui due innesti Armero e Calaiò. Che apporto daranno alla squadra?

“L'innesto di Armero regala a Mazzarri un'ottima opzione in più sulle fasce, nuovamente coperte al meglio dopo un periodo di appannamento. Anche Calaiò è un’ affidabile alternativa a Cavani, in più conosce l'ambiente, infine non sgomiterà per fare il titolare”.

È stato un errore prendere Vargas o il giocatore avrebbe meritato un progetto diverso?

“A Vargas sono state concesse tutte le opportunità per mettere radici a Napoli, ma solo sporadicamente ha distribuito qualche traccia di talento, troppo poco rispetto alle lusinghiere premesse che avevano accompagnato il suo sbarco”

Pensa che sarebbe opportuno intervenire anche in difesa in questa finestra di mercato?

“Certo, sempre in chiave mercato, un'alternativa in difesa sarebbe opportuna, resta pesante il buco lasciato dalla squalifica di Cannavaro”.

Citando Marchisio, quanto è vero che una squadra proiettata a vincere risulta di conseguenza antipatica?

“Quella di Marchisio è stata battuta non felicissima ma comunque legata essenzialmente all'ambito sportivo, però ha fatto bene il giocatore a chiarire meglio il suo pensiero. Più che altro andrebbe smontata l'equazione squadra vincente uguale squadra antipatica. Smentiscono tale tesi, l'Olanda degli anni Settanta, il Barca di Guardiola che hanno rivoluzionato col sorriso questo gioco”.

Come vedrebbe Balotelli nel Napoli del futuro?

“Balotelli, più che un investimento sicuro, è un capriccio pericoloso, buono per far temporaneamente lievitare l'entusiasmo della piazza, non certo per garantire il salto di qualità al proprio attacco. Il Napoli ha bisogno di professionisti collaudati capaci di sposare senza riserve un progetto serio brillantemente cresciuto anno dopo anno, non di pseudo-star ingovernabili dai costi improponibili”.

Cavani è costantemente seguito dai grandi club europei. Oltre alla nota clausola rescissoria, quali altri discorsi potranno preservare la sua permanenza in azzurro?

“Cavani, per le formidabili statistiche, per le caratteristiche di giocatore totale, è diventato inevitabilmente l'oggetto del desiderio di qualsiasi presidente, soprattutto di quelli più danarosi, per cui è possibile che il Real stia davvero pensando a lui per il dopo Ronaldo. Per questo il Napoli deve blindarlo, oltre che con le già sottoscritte clausole contrattuali, anche con solide garanzie future. È normale che l'uruguagio aspiri a traguardi di livello, normale che pretenda che gli venga cucito addosso un top-club, ma se Cavani è diventato il giocatore attuale, se la media gol rispetto al passato è raddoppiata, è anche perché c’è stato chi ne ha positivamente accompagnato la crescita, vedi Mazzarri e i compagni, assieme ad una tifoseria il cui calore rappresenta valore aggiunto nel rendimento di qualsiasi giocatore. Queste dovranno essere le riflessioni che Cavani sarà obbligato a fare in caso di corteggiamenti ancora più fitti e serrati”.

Lei è stato conduttore del noto programma “Lo sciagurato Egidio” dall’omonimo soprannome che il grande Brera diede a Egidio Calloni. Quale erano le novità rispetto alla consuetudine di trattare il calcio e le chiedo se potrà un giorno ritornare in onda?

“Il programma "Lo sciagurato Egidio" nel tempo si è guadagnato l'etichetta di programma cult perché è stato apprezzato il suo tentativo di raccontare lo sport in modo diverso, spiazzante, con la continua contaminazione con cinema, letteratura, musica, società, senza moviolismi ossessivi o polemicucce strumentali. La sua era stata una piccola rivoluzione, nei contenuti, nel linguaggio, nella dimensione estetica, il gioco come emozione infinita, come pretesto per invadere altri territori, un luogo nel quale era possibile far convivere Brera e Calloni, Marias e Di Stefano, Montalban e Kubala. Chissà, forse i tempi sono maturi per riprendere il discorso interrotto…”.

Da quali basi sarebbe auspicabile partire per rilanciare il nostro calcio, non solo a livello nazionale, ma anche continentale e mondiale? Oltre alle tante campagne di sensibilizzazione e mobilitazione, cos’altro potrebbe risultare efficace nella lotta alla discriminazione razziale negli stadi?

“Il calcio italiano, un po' per scelta, un po' per forza, sta cercando di regalarsi basi più solide, puntando sui giovani, almeno sotto il profilo tecnico, visto che la gestione del movimento resta in mano ai soliti nomi, con la consueta bagarre in lega a segnalare le difficoltà dei nostri club a trovare intese per il bene collettivo, con la legge sugli stadi blindata nei cassetti della politica ad aggiungere scandalo a scandalo. Un nuovo rinascimento sarà possibile solo quando tutti avranno compreso l'importanza dei vivai, l'oculata gestione delle proprie risorse economiche, l'inutilità di avviare progetti privi di qualsiasi logica, con tecnici mandati via alla prima sconfitta, con le sviste arbitrali usate sempre come alibi per i propri errori, ecco l'esempio che arriva dal ct della nazionale, che con coerenza, spesso anche contro i propri interessi, porta avanti una battaglia fatta di principi e regole chiare, con un codice etico che andrebbe introdotto in qualsiasi club. Il fatto è che questo è un calcio che ancora in larga parte continua ad infischiarsene di chi si batte per affermare il concetto di sana cultura sportiva, se dagli spalti non smettono di piovere infamie razziste è perché sinora è stato fatto troppo poco per spiegare a chi delinque che lo stadio non è una zona franca nella quale qualunque oscenità, verbale e non solo, può restare impunita”.

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