Pavarese: “Sarri ha fatto il massimo, io fortunato perché ho lavorato nella mia squadra del cuore”

Oggi per Pianeta Napoli abbiamo contattato Gigi Pavarese, ex direttore sportivo degli azzurri negli anni di Maradona e del primo scudetto. La sua carriera inizia da giovanissimo a sedici anni segretario del settore giovanile dell’Avellino: scelto da Marino ds irpino per seguirlo al Napoli di Corrado Ferlaino ed Italo Allodi. Sedeva Pavarese in panchina accanto ad Ottavio Bianchi tecnico dello scudetto e Coppa Uefa del 1989. Ricordi indelebili per tutti i tifosi azzurri. Segretario del Torino in Coppa Uefa e direttore sportivo della compagine granata promossa in serie A, Messina, Juve Stabia, Catanzaro, Casertana ed ancora Avellino le altre tappe di un professionista conosciuto e stimato nel mondo del calcio. Disponibilissimo ha risposto alle nostre domande:

Il Napoli sembra ormai vicinissimo alla conquista del secondo posto che vale la qualificazione diretta alla prossima Champions League, ecco, secondo lei quanto vale questo risultato?

Vale tantissimo, è il coronamento di una stagione fantastica. Il Napoli ha espresso il più bel gioco in assoluto, grazie alla verve realizzativa di Higuain, alla ritrovata vena di Hamsik, alla consacrazione di Insigne, ma soprattutto grazie a Sarri, che si è dimostrato tecnico capace e uomo intelligente, all’altezza di una grande squadra, cosa che all’inizio faceva storcere il naso a molti per la scelta fatta da De Laurentiis. Non credevano che Sarri potesse gestire giocatori di un certo livello, ma invece si è fatto subito voler bene e nello stesso tempo non dimentichiamo che Sarri ha avuto l’intelligenza vedendo che le sue idee di partenza non si sposavano bene con i calciatori a sua disposizione, ha modificato un po’ il suo credo calcistico per uniformarlo ai calciatori che aveva a disposizione. Il Napoli è stato l’unico vero avversario della Juventus, che ha meritato questo titolo, e io sono dell’avviso che gli azzurri non hanno perso lo scudetto a Torino ma bensì con il Milan in casa, un solo errore che ci ha puniti.

Secondo lei per come si è messa la stagione, ci sono dei rimpianti per l’Europa League?

Sarri non ha assolutamente snobbato l’Europa League, se rammarico ci deve essere è per l’anno precedente per non essere approdati in finale. Purtroppo abbiamo incontrato un avversario nel suo momento migliore, ma soprattutto non dimentichiamo che le decisioni arbitrali hanno fatto sì che il risultato, soprattutto nella gara dell’andata, fosse appannaggio degli avversari, nella gara di ritorno dopo il vantaggio abbiamo creato molte occasioni poi c’è stata quella mazzata del pareggio. Anche per il cammino in Europa, il Napoli non ha nulla da rimproverarsi, come del resto anche in campionato, se l’è giocata.

Perché Sarri, gioca più o meno sempre con gli stessi uomini, cioè poca rotazione degli elementi in rosa?

Quando trovi una certa quadratura e questi stanno bene, è normale che si tende sempre a privilegiare gli stessi, chiunque farebbe la stessa cosa. Non hai il clone di Higuain, quindi fai giocare l’altro e non cambia nulla, non hai il clone di Insigne e così via. Per essere chiari, qui non è la questione di avere la rosa meno forte della Juve, della Roma stessa, è che ha privilegiato gli stessi perché gli davano maggiori garanzie. Noi, l’anno scorso, criticavamo molto Benitez perché non cambiava mai modulo, ecco, Sarri ha avuto il coraggio di modificare quello che era la fase offensiva, che con Benitez aveva fatto tantissimi gol, con quattro giocatori con una certa propensione offensiva e con una certa confidenza con il gol, Sarri ha riportato un uomo in più a centrocampo, a favore dell’eccletticità di Hamsik, che sta segnando pochino, ma è cresciuto molto negli assist, quest’anno ci ha deliziato con i suoi suggerimenti ai compagni. L’unico appunto può essere che, in certe partite, si poteva rischiare di affiancare Gabbiadini a Higuain, allargare gli esterni, però alla fine dobbiamo essere soddisfatti di quanto ha fatto questo Napoli con la consapevolezza e la certezza che può crescere e deve crescere, augurandoci che De Laurentiis faccia i dovuti sacrifici, perché arrivando secondi c’è un tesoretto e dia la possibilità a Giuntoli di rafforzare questa squadra.

Ecco, in base alla sua grande esperienza, cosa farebbe sul mercato?

Quello che farebbe Giuntoli. Cercherà di rafforzare questo Napoli. Certamente non ha bisogno dei miei consigli. Agirà in accordo con Sarri.

La stagione di Hamsik come è stata, lei diceva molti assist pochi gol, un suo giudizio sulle prestazioni del capitano?

Più che positiva, il Napoli è cresciuto con la crescita di Marek, al di là della vena realizzativa di Higuain, ma credo che l’uomo determinante, con Callejon, sia stato Hamsik. Grazie a loro c’è la consapevolezza di essere una grande squadra.

Ricordiamo lei giovanissimo nel Napoli del primo scudetto, quali sono i suoi ricordi sul quel periodo?

Quella squadra giovandosi della presenza del giocatore più forte al mondo, sembrava ai più di dover vincere. Anche perché dopo la prima stagione di Maradona, Ferlaino capì che bisognava, attorno ad un grande giocatore, affiancare altri calciatori di livello internazionale, cosa che fece e quella programmazione fece sì che il Napoli aprisse un ciclo vincente in Italia ed in Europa. Ecco, forse si poteva vincere qualcosa in più. Comunque quello che è stato fatto è stato qualcosa di importante e di ripetibile grazie a De Laurentiis, che, dopo tanti anni, credo sia entrata nelle sue vene un po’ di napoletanità da far sì che il Napoli possa finalmente gioire e vincere qualcosa di importante.

Il presidente De Laurentiis l’hai cercata per un ruolo in questo Napoli?

No, assolutamente. Io sono stato l’unico che ha battuto De Laurentiis nella finale dei play off di Serie C, quando ero direttore sportivo dell’Avellino nel 2005. Io tifoso del Napoli, io irriso dai tifosi dell’Avellino perché tifoso del Napoli, io oggetto dell’attentato alla vigilia della finale, perché mi accusavano di aver venduto la promozione al Napoli. Io sono fiero e orgoglioso di essere tifoso del Napoli. Io non sono tifoso, io sono di più, mai ho nascosto l’amore viscerale per la maglia azzurra. Sono stato un ragazzo fortunato, sono stato segretario, direttore della mia squadra del cuore, un giorno diventerò presidente (ndr ride), se De Laurentiis si stancherà logicamente.

 

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