GIANNI DI MARZIO: ”PRENDETE LAVEZZI. E’ UN FENOMENO”

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E’stato l’allenatore del Napoli dal 1977 al 1979. Oggi, a quasi trent’anni dalla sua esperienza sulla panchina azzurra, è uno stimato opinionista televisivo. Parliamo del vulcanico Gianni Di Marzio, che PianetaNapoli ha raggiunto telefonicamente in esclusiva per i suoi lettori. Leitmotiv della chiacchierata con il disponibilissimo Gianni è stato il mercato azzurro. Oltre ai nomi oramai noti di Bianchi e Gargano nelle ultime ore è prepotentemente salito alla ribalta quello del giovane attaccante argentino Lavezzi. Di Marzio lo conosce benissimo e ne ha illustrato le principali caratteristiche tecniche e caratteriali. 

Di Marzio, tracci un profilo del suo pupillo Ezequiel Lavezzi. 

Spero vivamente che lo prendano. Ho avuto modo di visionarlo nel 2003 in Uruguay, a Punta del Este, in occasione delle eliminatorie sudamericane under 20. Giocò in maniera eccezionale. Successivamente ho avuto modo di ammirarlo al Mondiale Under 20. In tutto l’avrò visto una decina di volte e in una di queste occasioni ho anche avuto modo di parlargli. Può giocare senza problemi sia da prima sia da seconda punta. E’ dotato allo stesso tempo di tecnica e forza fisica. Punta l’uomo saltandolo facilmente. E’ anche forte di testa. Calcia bene le punizioni e i rigori. In parole povere, è fortissimo”. 

Si dice che abbia un carattere molto esuberante. Potrebbe rappresentare un problema per la coesione del gruppo a suo avviso?

“L’esuberanza è una prerogativa dei calciatori estrosi. Lavezzi è uno di quei calciatori sanguigni, che reagiscono se vengono menati. Non saprei a chi paragonarlo caratterialmente tra i calciatori del nostro campionato. Guardando al passato, lo accosterei a Benito Lorenzi: era soprannominato Veleno perché era fortissimo e reagiva eccome alle provocazioni avversarie. Un altro dal carattere analogo era Sivori. Ci tengo a ribadirlo: sto parlando dal punto di vista caratteriale. Non mi sognerei mai di compararlo ad Omar. E’ un’ po’ ribelle, ma si tratta in ogni caso di un giocatore formidabile. Ne avessi avuti di uomini come lui nella mia carriera di allenatore!”

Il suo arrivo potrebbe escludere quello di Bianchi?

“Dipendesse da me, Lavezzi lo accoppierei con Bianchi o con Calaiò: in entrambi i casi si tratterebbe di coppie d’attacco fenomenali. L’argentino è un gran contropiedista e, pertanto, sarebbero Bianchi e Calaiò a doversi alternare al suo fianco. Certo, potranno anche giocare assieme: il campo poi dirà se la coesistenza sarà possibile o meno. Si corre il rischio di tornare ai discorsi di quest’anno riguardanti la compatibilità tra Bucchi e l’attaccante palermitano. Bianchi è un ottimo giocatore, un ariete migliorato tantissimo nell’ultima stagione. In ogni caso Lavezzi non esclude Bianchi, e viceversa. Decisivi saranno i programmi della società per l’attacco, che potrebbe vedere la cessione di qualche suo componente”.  

Parliamo di Gargano. Per sua stessa ammissione non è l’ideale come centrocampista centrale. Chi individua come possibile rinforzo in Italia?

"Il Napoli ha un centrocampo che vede sul centrosinistra Bogliacino e sul centrodestra Hamsik, due calciatori leggerini. In mezzo a loro servirebbe un uomo carismatico, che sappia dare ordine alla manovra della squadra. Per quanto riguarda il mercato italiano non mi sembra corretto fare dei nomi, poiché nutro profondo rispetto nei confronti del lavoro di Marino. Un esempio di calciatore che potrebbe fare al caso del Napoli è Baumann del Werder Brema, che visionai tempo fa per la Juventus: si tratta di un vero e proprio dobermann dai piedi buoni. Ad ogni modo, qualsiasi giocatore venga acquistato deve sempre essere collocato secondo il modo di giocare della squadra”. 

Marino potrebbe stupire l’ambiente con un colpo che nessuno si aspetta?“

"Prima del colpo singolo c’è la necessità di costruire una squadra. Innanzitutto è da vedere quale modulo sarà adottato da Reja. E’ normale che se ha in mente un 4 – 4 – 2 si andrà alla ricerca di esterni alti a centrocampo; parimenti, in caso di 3 – 4 – 3, si prenderanno in considerazione degli attaccanti laterali. Il calcio è cambiato: non ci troviamo più nell’epoca in cui Ferlaino prendeva Zoff, Sivori, Altafini o Savoldi. Il calcio adesso è pianificato e le squadre vengono allestite secondo i crismi dettati dall’allenatore”. 

Parliamo di Inacio Pià. Prandelli ha più volte espresso il desiderio di portarlo a Firenze. Non si corre il rischio di avere rimpianti? Il tecnico viola è abile nel far diventare grandi dei calciatori dal potenziale inespresso. Su tutti rammentiamo Adriano e Gilardino..

Prandelli conosce Pià dai tempi dell’Atalanta. La migliore stagione del brasiliano è stata quella di Ascoli Piceno, allorché segnò un bel po’ di gol. In quella situazione godeva della fiducia dell’ambiente e giocava con continuità. A Napoli, invece, ha giocato poco. Potenzialmente ha dei grossi numeri, ma deve acquisire maggiore praticità e attitudine al lavoro per la squadra. Forse è stato frenato da qualche problema di tenuta fisica. I giocatori di qualità non li cederei mai. Pià ha bisogno di giocare con continuità e a Napoli questo non gli è affatto garantito. Sarebbe meglio cederlo in comproprietà, in maniera tale da poterlo riportare indietro in caso di una sua esplosione”.  

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