GIANELLO: ”NEANCHE ALLA CHAMPIONS SI VEDONO TALI FESTEGGIAMENTI”

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Matteo Gianello classe 76’ da tre anni veste la casacca del Napoli, uno dei primi calciatori giunti nell’era De Laurentiis. Nel primo anno di serie C è riuscito grazie a prestazioni eccellenti a conquistarsi il posto da titolare. La stagione successiva con l’arrivo di Iezzo si riaccomoda in panchina senza far mancare il suo supporto quando chiamato in causa. Quest’anno ha disputato solo 4 partite ma risultando decisivo per il raggiungimento della promozione in massima serie soprattutto nel match contro il Verona in cui ha effettuato alcuni interventi eccezionali. Un gregario che senza creare mai alcuna polemica ha dato il suo contributo sia in campo che fuori; un vero esempio di professionalità e serietà.

Matteo ora che la promozione è in cassaforte sai indicarmi, riguardo il campionato appena concluso, un momento di scoramento particolare durante il quale hai creduto che non poteste raggiungere l’obiettivo finale?

Non voglio sembrare scontato, ma essendo un ottimista, non credo ci siano stati momenti in cui ho creduto che non potessimo raggiungere l’obiettivo promozione.  La serie B è un campionato lungo e difficile in cui è normale che possano esserci dei cali; anche se a dir il vero non credo che il Napoli abbia avuto un vero e proprio calo. Le uniche difficoltà le abbiamo incontrate all’inizio quando abbiamo dovuto amalgamare la squadra”.

E invece se dovessi indicarmi il momento della svolta in cui ha capito che la strada era ormai segnata?

Ci sono stati vari momenti importanti a partire dalla partita di Bologna dove abbia dimostrato di essere una squadra unita, poi senza dubbio la trasferta di Verona che seguiva il pareggio in casa con il Modena; non era facile reagire ma, come in altre circostanze, una grossa prova di carattere ha fatto la differenza. Brescia è stata però la gara forse più decisiva, non giocando benissimo siamo riusciti a portare a casa un risultato che alla fine è risultato determinante”.

Sei riuscito a dare il tuo grosso contributo quando chiamato in causa e hai saputo aspettare in silenzio gran parte della stagione, qual è il segreto per essere un numero 12 di valore che senza creare polemiche accetta le gerarchie presenti nello spogliatoio?

“Io credo che sia determinante il lavoro che si svolge in settimana, ormai sono da 13 anni nel calcio e riesco a gestire il mio lavoro. Un calciatore non ha l’interruttore che si accende la domenica prima della partita e si spegne al fischio finale ma ottiene i risultati sfruttando il a lavoro in allenamento, poi c’è chi, come Iezzo, ha la fortuna di giocare tutte le settimane e chi invece deve allenarsi per farsi trovare pronto in caso di necessità”.

Ora deciderai di essere ancora il numero 12 in serie A o chiederai di andare a giocare altrove?

“Ora sinceramente non voglio pensarci, la mia unica preoccupazione è di godermi questi momenti di festa poi successivamente mi preoccuperò del futuro.”

A causa di un infortunio di Iezzo ti sei ritrovato a dover giocare nella tua Verona una partita così decisiva per il Napoli, quali sono state le tue sensazioni?

“E’ stata un’emozione fortissima dover giocare proprio nel match di Verona, è stata una partita importantissima giocata nella mia città ma con la maglia della squadra con cui c’è una fortissima rivalità. Non perché l’abbia giocata io ma credo che sia stata una partita decisiva”.

Cosa si prova a festeggiare a Napoli un traguardo così importante?

“Io credo che neanche la vittoria in Champions del Milan abbia proposto dei festeggiamenti simili, per me è stata un’emozione incredibile passare con il pullman tra i tifosi festanti e riesco ad immaginare quanto ancora più grande sia stata l’emozione per i napoletani Cannavaro e Iezzo e quello d’adozione Calaiò che ha sposato una napoletana.”

Se ora ti fosse data la possibilità di poter scegliere dove vincere uno scudetto tra Verona e Napoli cosa sceglieresti?

“Sinceramente non voglio essere ruffiano, anche perché non lo sono, ma sceglierei senza dubbio Napoli. Io sono da tre anni qui e quando arrivai non c’erano neanche i palloni ed ora sto festeggiando la promozione in massima serie, è una città che mi è entrata nel cuore”.

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