GARANZINI: “IL NAPOLI VIVE UNA LIEVE FLESSIONE RISPETTO ALLA SCORSA STAGIONE. HAMSIK E’ UNO DEI MIGLIORI TATTICAMENTE, LUI E CAVANI IMPRESCINDIBILI”.

GARANZINI: “IL NAPOLI VIVE UNA LIEVE FLESSIONE RISPETTO ALLA SCORSA STAGIONE. HAMSIK E’ UNO DEI MIGLIORI TATTICAMENTE, LUI E CAVANI IMPRESCINDIBILI”. src=


Iniziamo da una sua considerazione sulla stagione sinora intrapresa dal Napoli analizzando i singoli andamenti tra i tre fronti…

“Direi buona/ottima in campionato, pessima nelle coppe. Dopo aver compiuto grandi cose l’anno scorso nella massima competizione europea, quest’anno il Napoli non ha fatto altrettanto in Europa League e credo che ne sia uscito palesemente ridimensionato”.

A cosa è ascrivibile il momento di involuzione accusato dalla squadra?

“Mi sembra che il Napoli intanto non sia tanto apprezzato da andare avanti con la medesima intensità sui due fronti. Direi che ci è riuscito meglio l’anno scorso in quanto è stato autore di un bel campionato e di un figurone in Champions. Non credo che questo regresso sia imputabile al mercato di gennaio nella sua funzionalità di rendere più completa e competitiva una squadra. Il calcio serio si programma una volta l’anno e un tempo queste finestre duravano poco più di una settimana. Molto di rado servono a qualcosa anche considerando il fatto che il rendimento di una squadra possa mutare una giornata dopo l’altra. I veri processi di crescita non avvengono velocemente e la sensazione è che, per quanto riguarda il Napoli, ad undici partite dalla fine la stagione non abbia ripercorso le orme di quella precedente. Il secondo posto resta un piazzamento di tutto rispetto da salvaguardare al cospetto delle inseguitrici, ma l’esito del primo posto dipende solo dalla Juventus e da alcuni passi falsi per l’impegno europeo”.

Per riprendere le distanze dal Milan, è un vantaggio per il Napoli quello di guardare avanti operando in funzione della capolista?

“Premesso che l’ultima fermata per lo scudetto è sfuggita di mano nello scontro con la Juventus, mi pare che i complessivi sette punti di distacco dalla capolista siano troppi. Il Napoli, tuttavia, ha il dovere di crederci facendo più punti possibili in modo da sperare in ottica scudetto e, contestualmente, prendere le distanze dalle contendenti. Ciò che è emerso dal confronto diretto offre l’idea che solo la Juventus possa perdere lo scudetto piuttosto che il Napoli vincerlo. Il secondo posto è un ottimo risultato in assoluto preso singolarmente ma, se sommato all’uscita dalla Coppa Italia da detentrice e alla figura avvilente in Europa League, non rispecchia fedelmente le potenzialità del Napoli”.

Nel modulo e nella scelta degli interpreti, alla luce anche dello scarso momento di forma di alcuni, non le sembra il caso di provare a cambiare qualcosa. Come reputa Mazzarri da questo punto di vista?

“Il Napoli ha due giocatori imprescindibili, a mio avviso in ordine di importanza sono Cavani e Hamsik. Loro sono la cortina al tornasole del Napoli, nel senso che quando sono entrambi in partita il collettivo dalla media in su è una signora squadra, ma nella peggiore delle ipotesi se entrambi appaiono decisamente sottotono, allora la squadra è appena normale. Credo che la rinuncia ad uno dei due per un sostituto non sia un’ipotesi percorribile da parte di qualsiasi allenatore. Fatta eccezione per il caso di un infortunio, immagino che ogni allenatore preferisca che un giocatore del genere recuperi il rendimento abituale invece di puntare su un’alternativa allo stesso come ad esempio Calaiò, con tutto il rispetto. Insigne, invece, è un giovane talento in crescita e più o meno sinora ha avuto diverse opportunità sia da titolare che da subentrante”.

Non crede che il talento napoletano meriti più chance di partire dall’inizio considerando il suo bagaglio tecnico?

“Poche volte, indubbiamente, è stato preferito a Pandev giocando al suo posto per necessità. Ma sa, Brera avrebbe parlato di giocatori atipici perché sono di difficile collocazione tattica. Prendiamo ad esempio Hamsik, lui è camaleontico in quanto sa adattarsi benissimo in diversi ruoli dal centrocampo in su e ciò rappresenta una discriminante di rilievo a suo favore tale da poterlo definire un grande giocatore. Tanti fattori, poi, incidono nella valutazione da parte dell’allenatore nel privilegiare una scelta rispetto ad un’altra, con la premessa che, a parte cause di forza maggiore, giocatori esperti come Pandev vengano sempre preferiti in partite di una certa importanza e delicatezza”.

Per sognare definitivamente in grande, cosa manca al Napoli e, infine, immagina un futuro con o senza Mazzarri?

“Per quanto riguarda nuovi tasselli da aggiungere allo scacchiere azzurro, credo che, prima di ragionarci su, la società dovrà fissare il primo punto del progetto di continuità o di svolta. Penso che quello di Mazzarri sia un ciclo finito a Napoli, indipendentemente dal traguardo in campionato. Si lotta solo per un piazzamento in Champions, il che rappresenta un piccolo segno di regresso rispetto allo scorso anno quando si sfiorò il passaggio ai quarti di Champions, non si centrò per poco la qualificazione alla stessa competizione europea per la seconda volta consecutiva e si alzò il primo trofeo dell’era De Laurentiis. In Europa non avrebbero snobbato la seconda competizione continentale per club, per cui dico che è difficile immaginare che questo Napoli possa andare incontro ad un’impennata, ma allo stesso tempo nessuno può avere la piena certezza”.

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