FINALMENTE POCHO: IL NAPOLI RITROVA PUNTI E MORALE

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Reggina (3-4-2-1): Puggioni, Lanzaro, Valdez, Cirillo (dal 69' Krajcik), Sestu (dall'86' Stuani), Carmona, Barillà, Costa, Cozza (dal 78' Di Gennaro), Brienza, Corradi. A disp. Marino, Alvarez, Krajcik, Cascione, Ceravolo, Di Gennaro, Stuani. All. Orlandi

Napoli (4-3-1-2): Navarro, Santacroce, Cannavaro, Contini, Aronica, Pazienza, Blasi, Bogliacino (dal 78' Montervino), Hamsik, Lavezzi, Zalayeta (dall'86' Russotto). A disp. Bucci, Grava, Rinaudo, Montervino, Amodio, Russotto, Denis. All. Donadoni 

Arbitro: Trefoloni di Siena

Marcatori: Corradi al  27'

Note: ammoniti  Cirillo Corradi Bogliacino Zalayeta e Aronica

Recupero: 3' pt   4' st

E' un punto che fa morale quello ottenuto dal Napoli su un campo da sempre ostico come il Granillo. Il primo targato Donadoni. Il primo dopo una lunghissima serie di otto sconfitte consecutive fuori casa. Parte bene, dunque, l'avventura dell'ex ct della nazionale nonostante le tante assenze ed i molteplici problemi che attanagliano da tre mesi una squadra divenuta irriconoscibile. Non la svolta della stagione ma sicuramente un buon viatico per il proseguo di questo nuovo percorso. Percorso nato seguendo le tracce fresche lasciate dal predecessore Edy Reja. Nessuna rivoluzione, poichè sarebbe stata controproducente in così pochi giorni di allenamento, ma la riproposizione del 4-3-1-2. Di fronte ad una Reggina alla disperata ricerca di punti salvezza gli azzurri sono partiti evidenziando il solito, annoso, problema di riuscire a costruire gioco e, soprattutto, a terminare l'azione con una conclusione verso lo specchio della porta avversaria. Non a caso l'unico intervento di Puggioni, in quarantacinque minuti, è stata la presa sul colpo di testa di Pazienza (37'), scaturito da una punizione del Pocho. In mezzo il solito Napoli lento e prevedibile, ancorato ad una manovra imprecia e sterile per la contemporanea presenza di troppi portatori d'acqua in mezzo al campo e dalla mancanza di una batteria di esterni difensivi capaci di accompagnare con qualità e continuità lo sviluppo dell'azione, nonostante le richieste di Donadoni sia a Santacroce che ad Aronica. L'idea c'è, quel che manca è il materiale per realizzarla. Ci si mette, poi, anche il vantaggio della Reggina, una rete che riassume con impietoso e crudo realismo tutti i limiti attuali degli azzurri: dalla poca attenzione di Bogliacino nel proteggere palla a centrocampo a quella di Aronica nel mantenere la linea del fuorigioco sulla palla filtrante a beneficio di Corradi, svelto a tagliare alle spalle di Santacroce ed insaccare alle spalle di Navarro (27').  Un colpo letale, all'apparenza, per un malato grave quale il Napoli.

Non è così, invece. Perchè la Reggina ci mette del suo nella ripresa, arretrando a dismisura il proprio baricentro e concedendo completamente campo e pallino del gioco agli azzurri, ma anche Donadoni sembra riuscire a farsi capire meglio dai suoi. Niente di trascendentale, sia chiaro, solo una migliore distanza tra i reparti e una buona dose di convinzione. Napoli finalmente più ordinato e cinico se è vero come vero che il Pocho colpisce in occasione dell'unica sbavatura del portiere Puggioni (64'), preciso nell'uscita bassa su Zalayeta ed altrettanto sfortunato sul susseguente rimpallo che Lavezzi – un altro finalmente- spedisce nella porta rimasta vuota. Un gol che ha l'effetto del defibrillatore sul paziente moribiondo e restituisce tono e brio agli scatti del Pocho. Gli azzurri riacquisiscono energie dimenticate, moltiplicano gli sforzi, raddoppiano le marcature, attaccano con maggiore voglia, e – l'ennesimo finalmente- calciano il pallone in tribuna quando necessario. In poche parole si comportano da squadra. Una squadra che ha ancora tanti problemi da risolvere, non ultimo la sterilità dell'attacco, ma che finalmente ha ritrovato un minimo di entusiasmo e quell'orgoglio che da troppo tempo non si vedevano più. 

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