Ferrajolo: “Juventus solida, ma Napoli bello: Sarri da 9. La modesta Italia non farà strada agli Europei”

Contattato in esclusiva da Pianetanapoli, lo storico collega e presidente dell’USSI esprime il suo parere sull’annata dei ragazzi di Sarri e sulla lotta per il titolo con i bianconeri. E ci parla anche di un altro azzurro: quello sbiadito della Nazionale

Passate le feste pasquali e gli impegni internazionali (specie in chiave-Europeo, ma non solo), si torna al campionato. E si ricomincia dal duello-Scudetto Juventus-Napoli. Un duello che nelle rimanenti otto partite potrebbe regalare brividi e colpi di scena fino alla fine. Madama è favorita, il Ciuccio le rimane incollato: le scintille sono promesse. Certo, la sosta della Serie A ha ridestato l’attenzione verso una Nazionale italiana rabberciata e mediocre. Bella a metà con la Spagna e brutta con la Germania. Di questi due temi centrali, oltreché della stagione partenopea e delle prospettive che attendono i colori azzurri (non solo quelli napoletani), ne abbiamo parlato con Luigi Ferrajolo, storica firma del giornalismo sportivo nonché presidente dell’Unione Stampa Sportiva Italiana. Ne è venuto fuori un dialogo molto interessante, nell’essenzialità degli argomenti trattati.

Allora Ferrajolo, mancano otto giornate alla fine del campionato, con una sfida tra Juventus e Napoli che continua a essere viva. Come vede bianconeri e azzurri? Come giungono a suo avviso al rush finale?

Direi che entrambe vi giungono abbastanza bene. Non mi sembrano due squadre stanche o stressate, motivo per cui penso che fino all’ultima domenica rimarrà l’incertezza. Credo tuttavia che la Juve, a parte gli esigui punti di vantaggio sul Napoli, abbia una maggior abitudine, una maggior capacità di gestire certe situazioni rispetto agli azzurri, i quali storicamente hanno lottato meno per lo Scudetto. Quindi, si tratta di una lotta incerta, ma con una Juventus più favorita”.

E lei ritiene che questa Juventus sia davvero così forte? Che sia veramente così ‘corazzata’ al punto da non poter avere un calo?

Penso proprio di sì. Nel senso che può perdere una partita, ci mancherebbe: nel calcio succede. Tuttavia è una squadra solida, anche se non bella. Secondo me è molto più bello il Napoli, per qualità di gioco e per capacità di produrre un calcio più offensivo, divertente e con maggior estro. Ripeto, però, che la Juve è una squadra molto solida e con una qualità difensiva tremenda. Ha un modo di giocare un po’ attendista, e direi che la sua bellezza stia tutta negli sprazzi di Pogba e Dybala, altrimenti diverrebbe un collettivo più prevedibile. Dal canto suo il Napoli ha questo tridente molto bello, con un centravanti che nel campionato italiano ha praticamente fatto il vuoto. Grossomodo le differenze tra le due contendenti sono queste, ma comunque si tratta di due squadre solide. Solo che la Juventus ha un mestiere e una capacità di gestire superiori rispetto al Napoli”.

Ad ogni modo le chiedo di essere della massima onestà su questi temi: alla vigilia della stagione si sarebbe aspettato di vedere il Napoli a -3 dalla capolista a otto giornate dalla fine? Soprattutto, si sarebbe mai atteso un Sarri così bravo nel gestire la squadra?

Allora, le dico la verità: che il Napoli potesse ritrovarsi a lottare per lo Scudetto fino all’ultimo non lo prevedevo. Devo ammettere però che, a differenza della folla di scettici che vi erano sul conto di Sarri, io sono stato tra i pochi a credere in lui. Si badi, non dico ciò perché mi ritenga più bravo degli altri, ma semplicemente perché ho conosciuto l’allenatore azzurro parlando con lui, a Coverciano, a un seminario organizzato dall’Unione Stampa Sportiva. Mi è sembrata una persona dalla grande preparazione e non un venditore di fumo, quindi in quel momento mi sono convinto che, qualora avesse trovato un minimo di disponibilità da parte di giocatori, squadra e società, avrebbe fatto molto bene. Naturalmente ‘fare molto bene’ non contemplava una lotta per lo Scudetto fino all’ultima giornata, dunque sotto quest’aspetto Sarri mi ha un po’ stupito”.

E il lavoro svolto da Sarri in tutti questi mesi come lo giudica?

Direi straordinario, un lavoro straordinario! Dovessi dargli un voto sarebbe 9. A prescindere da come finirà, vinca o non vinca il campionato, è un allenatore ch’è riuscito a trasmettere le sue idee di calcio. A trasformare calciatori discussi fino alla scorsa stagione; per esempio Koulibaly, ma non solo lui. A dare una certezza difensiva a una squadra che prendeva troppi gol. A dare una continuità, una mentalità giusta. Insomma, il Napoli di quest’anno è completamente differente da quello di Benitez nonostante gli uomini siano sempre gli stessi, a parte qualche eccezione. In questa differenza c’è tutta la capacità di Sarri, il suo impegno e il suo lavoro fatto di studi, di attenzione quasi maniacale. Certi risultati non si ottengono così, per puro caso, bensì attraverso delle capacità che indubbiamente l’allenatore azzurro possiede”.

Per tanti anni lei ha seguito le vicende del calcio capitolino. Cosa pensa della rinascita della Roma tornata nelle mani di Spalletti? La ritiene un’insidia per il Napoli nella corsa al secondo posto?

Anche in questo caso le dico la verità: se Spalletti fosse arrivato prima, probabilmente ci sarebbe stato un testa a testa col Napoli. A mio parere l’allenatore toscano è tornato troppo tardi per puntare al secondo posto, ma appena in tempo per consolidare comunque il terzo. Per poter ancora raggiungere la seconda piazza, i giallorossi dovrebbero sperare in un paio di sbandamenti degli azzurri, per non dire in una caduta. Tuttavia il Napoli sta giocando bene, ha i suoi migliori elementi tutti in forma e un centravanti a segno ogni domenica. Motivo per cui, non vedo come la Roma possa riprendere i partenopei. Mi rendo conto che resta da giocare lo scontro diretto all’Olimpico, ma malgrado ciò ritengo che, per quanto concerne i primi tre posti, il campionato possa terminare con la classifica attuale”.

E invece cosa ci dice di quella Lazio che lo scorso anno strappò proprio al Napoli il terzo posto vincendo al San Paolo, ma che in questa stagione ha deluso?

La Lazio è partita malissimo, in una stagione subito caratterizzata dall’esclusione dai preliminari di Champions. Inoltre la dirigenza biancoceleste non ha fatto nulla per rinforzare la squadra. La quale l’anno scorso aveva dato tantissimo al di là delle aspettative, ma probabilmente anche delle effettive capacità. Sarebbe bastato poco, per non dire tanto, per rinforzare la rosa a certi livelli. La società invece non ha fatto nulla: ha sopravvalutato la squadra che aveva. E quest’inerzia ha finito poi per contagiare anche i giocatori: penso non ci sia cosa più brutta, per un giocatore, di militare in un club senza ambizioni dichiarate né segnali di presenze attive. Di conseguenza tutto questo ha portato alcuni calciatori laziali di qualità, senza dubbio presenti in squadra, a disputare un campionato modesto. Mi riferisco per esempio a Felipe Anderson, a Keita, a un Candreva che non sta giocando secondo i livelli soliti. Dunque, i punti di forza della Lazio non hanno reso come accaduto l’anno scorso. Inoltre la squadra di Pioli ha dei problemi evidenti in difesa, lì dove il livello individuale è molto basso”.

Parliamo adesso di Nazionale. Dopo il bel pareggio con la Spagna, ecco l’incredibile scoppola di Monaco. Secondo lei da quale futuro è attesa questa povera Italia?

Direi che in tal senso è il presente è molto chiaro, e deve farci capire come potrà essere il futuro: la nostra è una Nazionale di livello e qualità modesti, non una grande squadra. La batosta con la Germania obbliga a riflettere, anche se non dev’essere necessariamente ritenuta un disastro in quanto a Monaco mancavano giocatori importanti. La difesa italiana non può prescindere da Chiellini, Barzagli e, ovviamente, Bonucci. Così come il centrocampo da Marchisio, forse da Verratti e non so fino a che punto da De Rossi. In attacco non abbiamo grossi giocatori, e ritengo che puntare su qualche giovane tipo Bernardeschi costituisca un azzardo. L’Italia deve innanzitutto recuperare gli elementi assenti contro la Germania, e poi pensare a disputare l’Europeo con grande intensità, capacità tattica e attenzione. E’ una Nazionale che al massimo può arrivare a metà strada, ma non oltre. Di rappresentative superiori alla nostra ce ne sono almeno tre-quattro: basti pensare che nel biennio di Conte siamo stati sconfitti dal Belgio, abbiamo pareggiato con la Spagna e, ora, perso coi tedeschi. Come si vede, si tratta di sfide di un certo livello che ci danno la dimensione della nostra Italia”.

Ma, alla luce di quanto successe due anni fa dopo Rio, lei ritiene che, qualora andasse male in Francia, possa saltare qualche altra testa oltre a quella di Conte?

Mah, non so quale impatto possa avere un evento del genere in una Federcalcio ove gli equilibri sono già molto precari. Precari soprattutto dopo il cambio al vertice in Lega Pro. Occorre tener presente che dopo le Olimpiadi bisognerà votare il nuovo presidente della FIGC e quindi, a prescindere dal risultato dell’Italia agli Europei, potrebbero davvero esserci dei cambiamenti. Poiché la maggioranza che ha eletto Tavecchio si sta trasformando, non escludo che possano esserci altri candidati e che uno tra questi sia addirittura eletto”.

E a suo avviso il calcio italiano di quali riforme avrebbe bisogno per rinascere, per un cambiamento radicale e rivoluzionario?

Le sembrerà strano, ma io penso che per riformare il calcio italiano bisogna partire dai dirigenti: a noi ce ne mancano di bravi. Ci sono invece molti cialtroni, gente dilettante che campa e specula sul calcio. Occorrono invece persone brave, da inserire nei settori giovanili, ma soprattutto capaci di aprirsi a nuovi orizzonti e indirizzare verso tali orizzonti il nostro movimento. Che per il momento rimane molto indietro rispetto a quello tedesco, e non solo. Ovviamente per crescere bisogna avere molta cura dei vivai. Ma a tal proposito io non vorrei dire le solite cose, e cioè che ci sono troppi stranieri. Diciamoci la verità: l’Unione Europee ha aperto le barriere, è inutile piangere su realtà che ormai sono consolidate. Dobbiamo fare i conti con queste nuove regole, con un’Europa senza frontiere, e d’altra parte questo discorso vale anche per gli altri Paesi. Dobbiamo invece impegnarci a far crescere i nostri talenti, e a programmare in modo corretto e giusto, non con scopi elettorali o peggio ancora per speculare economicamente. Servono dirigenti bravi, illuminati, intelligenti, interessati: questa è la grande rivoluzione che serve al calcio italiano. Una rivoluzione totale”.

Chiudiamo tornando a parlare di Napoli. E’ indubbio che la stagione azzurra sia stata senza dubbio positiva: lo dimostrano i risultati, il lavoro di Sarri, da lei definito straordinario, e il fatto che la squadra sia ancora in lizza per lo Scudetto. Detto ciò, a suo avviso cosa manca a questo Napoli per competere più spesso per obiettivi simili?

Io penso che manchi molto poco. Tuttavia serve continuare così perché, al di là di aspetti tecnici e di calciatori da comprare, i quali possono essere indicati da Sarri, occorrono soprattutto la mentalità e l’abitudine a lottare a certi livelli. La Juventus ha questa abitudine, infatti vince lo Scudetto ininterrottamente da quattro anni. Il Milan, ad esempio, l’aveva una volta. In Italia nessuno ha questa caratteristica. Dunque, è importante possedere continuità, e di sicuro il prossimo anno il Napoli sarà più forte di quello attuale: dopo l’esperienza di questa stagione, a prescindere dal fatto se finirà con il primo posto o meno, avrà delle qualità in più, avrà imparato a lottare e a non distrarsi per una partita particolare. Si tratta di quelle piccole cose che messe insieme fanno la grande squadra. Per quanto riguarda l’aspetto dirigenziale, invece, credo sia difficile muovere una critica a De Laurentiis: ha preso il Napoli dal baratro per poi riportarlo a questi livelli, e va detto che ha prodotto tutto ciò tenendo perfino i bilanci a posto. Di questi tempi è una vera impresa, a mio parere”.

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