FEDERICO L’INCOMPRESO

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I suoi interventi sono sempre puliti, gli avversari lo soffrono sempre e il rapporto con il portiere Romero è davvero ottimo tanto che la difesa argentina sembra avere quella sicurezza che manca dai mondiale di Messico '86: parole e musica, celebrative ed esaltanti, sono del Diario Olé, il più popolare quotidiano sportivo argentino, e la canzone è dedicata proprio a lui, Fedérico Fernández, titolare inamovibile della Selección Albiceleste, ma al tempo stesso relegato ancora a una illogica posizione di semplice gregario nel Napoli. E non per colpa sua. La colpa, lo sappiamo tutti, va ascritta a una sola persona, e l’abbiamo sottolineato fino alla nausea per tutta la stagione, ragion per cui potremmo evitare di roderci il fegato tornando sull’argomento; tuttavia saremo costretti a farlo, poiché dal suddetto argomento è possibile fare una serie di intelligenti considerazioni tattiche tali da poter indurre chi di dovere a riflettere un’estate intera e a trarne le giuste conseguenze in vista della prossima annata.

All’infuori dei “titolarissimi” (Copyright dell’umile Walter) e rispetto allo statico ancorché sventurato Britos, a Grava, ingiustamente buttato nel dimenticatoio, e al ridoliniano Fideleff, Fernández è stato tra i difensori azzurri colui il quale ha stupito maggiormente gli addetti ai lavori, e pur essendo stato chiamato in causa poche volte – appena 19, tra Campionato e Coppe – , è riuscito tuttavia a mettere in mostra tanto le sue doti tecniche, distinte anche se non brillantissime, quanto una singolare personalità. Discreto e da non disprezzare nell’uso del piede destro in fase d’impostazione della manovra, coraggioso nelle sue sortite offensive (non molte, a dir la verità), ci ha fatto vedere di essere davvero niente male nei colpi di testa, tanto da riuscire nell’impresa di segnare una memorabile doppietta all’ ’Allianz Arena’ contro il Bayern Monaco: due reti, però, buone solo per essere raccontate ai nipotini, dacché non consentirono ai partenopei di evitare la sconfitta con i bavaresi, sconfitta nella quale, peraltro, il ‘Pajaro’ ci mise un po’ del suo insieme ai suoi colleghi di reparto, lasciando purtroppo ammirare i suoi innegabili limiti, in particolar modo la ancora scarsa praticità con il football italiano (più in generale, con quello europeo), la lentezza (niente a che vedere con quella di ‘Mobilia’ Britos, ringraziando Iddio) e la scarsa duttilità.  

Ed è proprio quest’ultimo difetto, questa sua mancanza di adattabilità alle diverse funzioni della fase difensiva, a precludergli di fatto la possibilità di poter essere impiegato sul centro-destra in una difesa a 3 o come terzino in un reparto arretrato a 4, e a condannarlo, almeno per ora, a poter fare solo il centrale, con meri compiti di mantenimento della posizione e di marcatore a uomo, di francobollatore all’italiana per intenderci, efficace nel liberare l’area grazie alle sue abilità aeree. A chi è venuta la brillante idea di rischiarlo come centrale di destra nel terzetto difensivo? Of course, a Mazzarri: costretto a dover sopperire a esigenze di formazione causa infortuni o squalifiche dei “titolarissimi”, guidato dal bisogno impellente del turn-over, ma al tempo stesso cocciuto e testardo nel non voler mai mutare di una virgola il suo credo tattico. E dunque, forzato dal sapiente mister livornese a interpretare un ruolo non suo, il non veloce Fernández è stato preso d’infilata e bruciato sullo scatto più volte da attaccanti rapidi e agili, già bloccato anche da una considerevole stazza fisica (189 centimetri x 81 chili) che non fa ancora di lui un difensore completo, che lo rende ancora grezzo. Come detto sopra, il giovane Fedérico non può che fare il centrale, ma questa considerazione ci offre lo spunto per riaprire un tema sviluppato già in passato e sul quale vale la pena dibattere, ossia la possibilità (meglio, la necessità) di giocare a quattro in difesa. Un espediente al quale quest’anno Mazzarri ha fatto ricorso solo nelle situazioni disperate e che adesso potrebbe essere messo in atto stabilmente, non solo per evitare di imbarcare la marea di reti subìte quest’anno (46 in campionato, 59 comprese le Coppe), ma anche per fare sì che il ‘Pajaro’ non si ammuffisca in panca e che non venga annoverato nella schiera degli “investimenti inutili” dell’era De Laurentiis. Speranza vana che l’allenatore deceda dai suoi propositi, altrettanto vano augurarsi che lì dietro non giochino sempre e soltanto i soliti tre; almeno in campionato, obiettivo a cui il Napoli quasi sicuramente dedicherà tutte le energie, perché in quell’Europa League che lo stesso presidente ha testualmente definito una “coppetta”, uno come Fernández potrebbe trovare molto più spazio, avendo la possibilità di fare esperienza a livello internazionale un gradino alla volta, non contro gli squadroni visti in Champions, bensì affrontando club di livello tecnico meno alto, più abbordabili, più “terrestri” di United, City, Barça, Real, Bayern, Chelsea e compagnia bella. Un’esperienza internazionale che gli schiuda le porte definitivamente, rendendolo colonna e titolare inamovibile anche in campionato, laddove, quando avranno luogo quelle perdite d’ossigeno che hanno minato la difesa azzurra nel corso dell’annata appena conclusa, uno come Fedérico deve per forza recitare la sua parte in maniera egregia e positiva. Non è possibile, caro e umile Walter, tenere fermo ai box e umiliare allo stato di riserva perpetua un giocatore convertitosi in vero e proprio pilastro della difesa, non di una Nazionale qualsiasi, ma della gloriosa Selección Argentina due volte Campione del Mondo, 14 volte vincitrice della Copa América, 2 volte sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi, la Nazionale che ha vissuto le gesta eroiche del fuoriclasse dei fuoriclasse, il nostro Diego Armando Maradona. Uno come Fernández, che la stampa argentina ha addirittura paragonato al mitico Tata Brown (proprio colui che con un suo goal aprì le danze nella finale mondiale di Messico ’86 vinta dall’Albiceleste contro la Germania), non può finire nell’anonimato, non può restare un eterno incompreso: ha le carte in regola per essere un punto fermo del Napoli, merita le sue chances di diritto. Capito, mister?

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