ESCLUSIVA PIANETANAPOLI.IT – RAFFA: “CALLEJON, CHE CANNONIERE! BENITEZ DA 8.5, MA OCCHIO ALLA DIFESA. QUELLA VOLTA CHE INTERVISTAI PELE’ NEL ’98…”

I Mondiali, con forti (e logiche, a nostro giudizio) perplessità nei confronti del Brasile reduce dalla faticata contro il Cile. Un sincero e forte “J’accuse”al malato e disastrato calcio italiano. Giudizi lusinghieri nei confronti del Napoli e di Rafa Benitez. La difesa di Lorenzo Insigne dalle accuse di ‘spirito vacanziero in Brasile’ rivoltegli in maniera ingrata. E ovviamente un tuffo nei ricordi della sua trentennale carriera di radiocronista, con un dolce pensiero ai suoi ‘maestri’ di ieri, una positiva (meritata, aggiungiamo noi) considerazione per i bravissimi interpreti di oggi e un paio di chicche da antologia, una condivisa con la leggenda Pelé, l’altra riguardante il famigerato goal-fantasma di Inghilterra-Germania 2010. Eccolo, Tonino Raffa, storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto, il “Maresciallo” come lo definì il compianto Alfredo Provenzali nella sua ultima diretta prima del pensionamento (Parma-Juventus 1-0, 15 maggio 2011). Ecco le sue dichiarazioni nell’intervista da lui rilasciata in esclusiva per Pianetanapoli.it.
Salve Raffa! Alla luce di quanto accaduto in questo Mondiale, compresi anche i primi quattro ottavi di finale, chi vede maggiormente favorito per la vittoria finale del Mondiale? Chi l’ha stupita maggiormente e chi l’ha delusa di più?
E’ un Mondiale equilibrato. Fino a qualche giorno fa avremmo tutti pronosticato il Brasile. Ma vista la fatica con la quale si è imposto ai rigori contro il Cile, il pronostico è incerto e la sensazione è che i padroni di casa non abbiano sin qui espresso il gioco migliore e siano Neymar-dipendenti. Direi che la Germania ha la possibilità di arrivare fino in fondo e che l’Argentina resta la formazione più attrezzata in attacco, reparto che non dispone solo di Messi ma può contare anche su una straordinaria “batteria” di uomini-gol. Tra le sorprese più belle indicherei Colombia e Costarica. La delusioni più cocenti sono arrivate da Spagna, Inghilterra e Italia“.
Ecco: l’Italia, alle prese con il drammatico momento del dopo-Prandelli e il dopo-Abete. Cosa e chi occorre, a suo giudizio, al calcio italiano affinché possa risorgere dalle proprie ceneri?
Il calcio italiano ha solo bisogno di quelle riforme che non ha mai attuato negli ultimi venti anni : rilancio dei vivai, stadi moderni per riportare le famiglie sugli spalti, efficaci strategie di marketing, lotta seria alla violenza con la diffusione di una cultura sportiva che manca. Per fare tutto questo bisogna puntare su una classe dirigente capace d’incidere e di rimuovere vecchie incrostazioni. I nostri club sono rimasti quasi all’anno zero : difendono la serie A a venti squadre e la B a 22 pur sapendo che questo format toglie spazio alla nazionale, sono bravi solo a litigare sui diritti televisivi, ingaggiano a prezzi esorbitanti giocatori stranieri che tolgono spazio alle nostre giovani leve. E non si accorgono che è stato un errore gravissimo consegnarsi con mani e piedi alla logica delle televisioni commerciali. Il che ha portato ad una frantumazione del calendario che francamente è inaccettabile. Tra anticipi, posticipi e recuperi il tifoso non sa più in che giorno ed a che ora gioca la sua squadra. Una volta il principio della contestualità di svolgimento delle partite era un fatto sacrale, soprattutto per ragioni etiche (e sul piano economico costituì il presupposto per il successo della vecchia schedina totocalcio). Ma ormai questa è una partita persa.
Aggiungo ancora che la pioggia di quattrini arrivata dalle televisioni non è servita a ripianare i bilanci (se così fosse stato, ognuno di noi se ne sarebbe fatta una ragione). I conti dei club sono quasi sempre in rosso, perché i soldi vanno ai giocatori e ai procuratori
“.
Torniamo ai Mondiali, ma introduciamo anche il discorso-Napoli. Alcuni media hanno quasi crocifisso Insigne adducendogli scarso impegno in Brasile: lo ritiene giusto?
Può darsi che Insigne, come dice qualcuno, abbia assunto un atteggiamento troppo “vacanziero”. Ma non può bastare questo per attribuire a lui il fallimento della spedizione. Le ragioni sono altre e le colpe sono di tutti“.
Come giudica l’ultima stagione del Napoli? Cosa l’è piaciuto di più e cosa meno dell’annata azzurra?
Non sono il solo a giudicare più che positiva l’ultima stagione del Napoli. Terzo posto (che permette di incassare i quattrini dei preliminari di Champions League e può valere oro in prospettiva) e conquista della Coppa Italia. Il tutto accompagnato da spettacolo e buoni risultati. Mi è piaciuta la rapidità d’inserimento di Callejon, giocatore capace di assicurare un contributo costante in zona gol. Se vogliamo cercare il pelo nell’uovo forse è piaciuta meno l’annata di Hamsik. Lo schema del 4-2-3-1 sembrava tagliato su misura per lui. Invece si è eclissato, anche se bisogna concedergli qualche attenuante“.
E invece che voto dà al primo anno ‘partenopeo’ di Rafa Benitez?
A Benitez darei otto e mezzo, parafrasando il titolo del film con il quale Fellini vinse l’Oscar 50 anni fa. Credo che l’accostamento farà piacere anche al presidente De Laurentiis“.
Secondo lei cosa occorre ancora al Napoli per i massimi traguardi, a cominciare dallo scudetto?
Penso che il distacco da Juventus e Roma sia ancora notevole. Il Napoli ha i mezzi per provare a ridurlo. Occorrono continuità e maggiore compattezza difensiva“.
Lei è stata una delle voci storiche di Tutto il calcio minuto per minuto; quali sono state le radiocronache che le hanno suscitato maggiori emozioni, che le hanno lasciato i ricordi più memorabili?
Ho avuto la fortuna di commentare più di milleduecento partite. Può sembrare strano ma il ricordo più bello non è legato a una radiocronaca ma ad una intervista : quella realizzata con Pelè ai mondiali di Francia del ’98 in occasione di una grande Kermesse organizzata dalla Fifa. Riuscii, grazie all’aiuto di un collega di Rai sport, ad aggirare il divieto per le emittenti radio. E alla fine portai in studio una intervista con ‘O Rey per la radio italiana nella giornata in cui nessuna radio del mondo aveva potuto avvicinare Pelè. L’altro ricordo è legato al mondiale 2010 in Sudafrica. Stadio di Bloemfontein, Germania-Inghilterra, quarti di finale. Sul due a uno, il gol-non gol che fece storia, quello di Lampard. Da lassù, dal terzo anello, dissi subito : rete ! L’arbitro, male assistito dal suo collaboratore di linea, fece continuare negando il due a due. Poi la Germania vinse per 4 a 1, ma da quell’episodio nacque la decisione di aprire alla tecnologia con la strumentazione utilizzata adesso per il mondiale in Brasile. Potrò sempre di aver visto da lontano quello che il direttore di gara e l’assistente non avevano visto da vicino… A loro giustificazione il fatto che probabilmente dal terreno di gioco avevano una visuale schiacciata“.
Che sensazioni ha provato quando ha commentato le partite del Napoli al San Paolo?
La sensazione di trasmettere da una città dove l’entusiasmo e la passione sportiva rappresentano componenti uniche. Devo aggiungere che la postazione di Radio Rai al San Paolo non è proprio delle più comode…“.
Sandro Ciotti ed Enrico Ameri: che ricordi ha dei ‘maestri’?
Ameri e Ciotti , insieme con Provenzali, Ferretti e Luzzi hanno fatto parte di una “orchestra” unica e forse irripetibile. Lavorandoci insieme ho capito allora che per imparare qualcosa non dovevi mai chiedere : dovevi solo osservare e memorizzare. E’ stato un privilegio aver fatto parte della generazione successiva alla loro. Ameri è stato “la radiocronaca” : ritmo impetuoso ma sempre scandito, polmoni eccezionali, riflessi a prova di bomba. Ciotti, grande cultura e lessico impareggiabile, è stato l’anima del tecnicismo radiofonico. Farei un torto agli altri se non ricordassi lo stile e l’eleganza di Provenzali, la pastosità della voce di Ferretti , l’entusiasmo ed il fiuto di Ezio Luzzi.
Ma devo anche ricordare che, dopo l’assunzione in Rai nel 1979, sono stato compagno di corso di altri due straordinari colleghi come Riccardo Cucchi ed Emanuele Dotto
“.
Cosa pensa dell’iniziativa intrapresa dal canale wr6.rai.it di pubblicare vecchie trasmissioni di Tutto il calcio?
Ottima iniziativa. La grande storia merita sempre una rinfrescata. Piuttosto sono deluso per la scarsa sensibilità che l’attuale management manifesta verso una grande mezzo come la Radio. La Tv fagocita tutto. La radio è la sorella povera. Ma per il ruolo che ha avuto nella storia del Paese meriterebbe più attenzione , più risorse e più investimenti“.

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