Esclusiva Pianetanapoli. Fabio Maresca: “Contento di aver riportato Napoli a fischiare in serie A. Devo tutto a mio zio, a Farina ed al mio presidente di sezione”

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Fabio Maresca, 35 anni napoletano doc, è il fischietto che dopo cinquant’anni ha riportato la sezione Aia di Napoli ad avere un proprio tesserato ad arbitrare in serie A. Pianetanapoli lo ha intervistato in esclusiva in una calda mattinata napoletana.

Fabio come è nata la tua passione per il mondo arbitrale?

“Io ho sempre giocato a calcio, quando facevo gli allievi regionali nella scuola calcio di mio zio, un giorno ricevetti da lui l’incarico di arbitrare una partita. Fu lui a stimolarmi a provare a fare questa carriera, mi diceva sei bravo, fu cosi che iniziai il corso arbitri a 16 anni. La passione per il calcio l’ho sempre avuta, gioco per la sezione Aia di Napoli dove da attaccante ho realizzato circa 250 reti”

Come riesci a contemperare l’attività arbitrale con quella di vigile del fuoco?

“Devo ringraziare il corpo dei vigili del fuoco che mi permette di fare degli orari di lavoro tali da permettermi gli allenamenti costanti durante la settimana e di essere libero nei weekend per le partite”

Quanto devi all’ex arbitro Stefano Farina per la tua carriera?

“Stefano, innanzitutto, oltre ad essere stato un grande arbitro è un grandissimo dirigente arbitrale. Con lui designatore sono passato dalla Can D a quella di Lega Pro da quella di Lega Pro alla Can B e quest’anno dalla Can B a quella di serie A. E’indubbio che mi ha cambiato la carriera, mi ha migliorato tantissimo con i suoi consigli e la sua competenza. Tra di noi, fermo restando il rispetto dei ruoli, c’è grande stima e rispetto reciproco. Ma un ringraziamento sentito devo farlo anche al presidente della mia sezione Paolo Gregoroni che mi ha sempre supportato e sostenuto nel mio percorso di crescita. Ora anche lui è passato ad un incarico piu’ importante a livello nazionale”

Lazio- Bologna il tuo esordio in A, sensazioni…

“E’ chiaro che dentro di me vi era grande gioia, rappresentavo la sezione in serie A, con un bus sono venuti amici e familiari a vedermi a Roma. Nel complesso era una gara facile da arbitrare, non c’era nulla in ballo. Sinceramente ho provato più gusto nell’arbitrare la seconda gara in A, ossia Palermo – Sassuolo, una gara dove il risultato contava molto e mi ha dato molto adrenalina”

Quest’anno è arrivato per te il premio Bernardi come miglior esordiente in serie A

“E’ stata la gratifica maggiore che ho ricevuto dopo i miei 19 anni di gavetta e sacrifici, è un riconoscimento importantissimo per chi è iscritto nella nostra Associazione”

Come prepari la partita?

“Giovedì, appena vengo a conoscenza della designazione, comincio a studiare le squadre che devrò arbitrare in tutte le sfaccettature tecnico -tattiche ossia i modi di attaccare e di difendere e per fare ciò abbiamo diverse banche dati. Chiaramente poi il giorno della gara faccio un briefing con i miei collaboratori per mettere assieme le idee sul tipo di partita che andremo ad arbitrare. Il mio obiettivo è essere designato, quella è la prima gioia, subito dopo è pensare come fare bene la partita, in modo da poter essere designato anche per una gara più importante la prossima volta.”

Ritieni che sia stato utile l’esperimento degli addizionali?

Assolutamente, si è creata un’assistenza totale al lavoro degli assistenti e dell’arbitro. Anche io da addizionale ho imparato tantissimo nel rubare i segreti del mestiere all’arbitro centrale ed ho reso l’aiuto giusto nelle aree di mia competenza all’arbitro quando ho fatto l’assistente d’area.”

Ritieni che se agli arbitri fosse concesso di parlare dopo le partite aumenterebbe il senso di umanità e di comprensione da parte dei tifosi scontenti di eventuali decisioni?

Ciò potrà avvenire quando la gente si dimostrerà pronta a comprendere che in realtà dietro la veste di giudice terzo durante la gara si nasconde un uomo normale, con pregi e difetti che tutti hanno e che è il primo a stare male ed essere dispiaciuto quando scopre nel dopo gara di aver commesso un errore.”

Quali sono i tuoi auspici per il prossimo campionato

“Sono contento di essere arrivato in serie A ed ora vorrei rimanerci. Il livello è altissimo, ma con il lavoro e l’umiltà spero di farmi valere in questa categoria e di consolidarmi per molti anni. Chiaro questo è l’obiettivo primario, poi si è ambiziosi e vediamo quello che si potrà ottenere in futuro”

Che significa fare l’arbitro

“E’ un ruolo che non tutti possono ricoprire, un ruolo di grande responsabilità perché sei il giudice supremo di una gara. Ma è anche gratificante, perché per farlo devi avere delle doti di personalità e di psicologia spiccate, ti permette di frequentare un ambiente che ti forma e dove senti l’appoggio di tutti gli associati, dove fai tante amicizie e ti senti in una grande famiglia.”

 

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