CARLO NESTI A PN : “NAPOLI FORTE AVANTI, MA SERVONO RINFORZI DIETRO. DE LAURENTIIS VA TENUTO STRETTO. NELLA MIA CARRIERA UN PICCOLO RECORD…”

internetE’ una delle voci più popolari che la RAI abbia mai avuto, alla radio ma soprattutto sul piccolo schermo. Solo che mentre Bruno Pizzul tra anni ’80 e ’90 è stato il ‘cantastorie’ della Nazionale Maggiore, a lui è toccato il compito secondario (per modo di dire…) di raccontare le vicende dell’Under 21 di Cesare Maldini. Ma ne è valsa la pena: tre titoli europei vinti dal ’92 al ’96 sono un’esperienza che, vissuta da cronista, va narrata nei secoli dei secoli a figli e nipoti, come la più grande emozione provata in una carriera giornalistica. E in effetti emozionante è stata quell’esperienza per Carlo Nesti. E’ stato lui stesso a rivelarcelo nell’intervista che, con grande gentilezza e disponibilità, ha concesso a Pianetanapoli.it. Nel corso della conversazione c’è stato spazio anche per altro. I Mondiali, giunti alla loro fase conclusiva. L’episodio ZunigaNeymar. La crisi del calcio italiano. E ovviamente il Napoli, con una rassegna sintetica dell’ultima stagione azzurra, una stima delle prospettive che attendono Rafa Benitez e i suoi ragazzi e un panorama sull’annata che verrà. Oltre a un pò di spazio per le ‘sue’ Juventus e Torino. ‘Sue’, appunto, per un torinese doc qual egli è.
Buonasera Nesti! Dunque, manca poco alla prima semifinale mondiale tra Brasile e Germania, e domani ci sarà l’altra sfida tra Olanda e Argentina. A suo giudizio chi è maggiormente favorita tra le migliori quattro del torneo?
Credo che la squadra più forte sia la Germania. Naturalmente gli ultimi eventi hanno abbastanza cambiato la situazione del Brasile, e ovviamente mi riferisco alla mancanza definitiva di Neymar e a quella per squalifica di Thiago Silva. Senza di esse, la Nazionale tedesca sarebbe rimasta comunque leggermente favorita, ma appena di quel tanto che sarebbe bastato a essere compensato dal fattore campo, dal dover giocare il match in Brasile; così invece il gap diventa notevole, e quindi sono davvero curioso di vedere se il Brasile riuscirà a fare la partita della vita e se la Germania sbaglierà qualcosa. Dall’altra parte, invece, vedo sinceramente un maggior equilibrio; per come stanno andando le cose credo possa passare l’Argentina, tanto che mi sarei aspettato una finale tra l’Albiceleste e il Brasile. Ora però, visto quanto accaduto, potremmo assistere a una finale tra Argentina e Germania“.
A proposito dell’infortunio di Neymar, il fallo commesso da Zuniga sul brasiliano è stato oggetto di una campagna di stampa quasi di odio da parte dei nostri colleghi brasiliani. Secondo lei, onestamente, c’è stata cattiveria da parte dell’esterno del Napoli?
Cattiveria no. Il fatto è che un intervento di quel tipo, col ginocchio ad altissima velocità su quella parte del corpo, è molto pericoloso. Ragion per cui, non la metterei sul piano del dolo, bensì della colpa, nel senso che non si può parlare di dolo, ma certamente di colpevolezza. Zuniga andava senz’altro sanzionato, anche perché è un vero peccato non vedere in campo un giocatore come Neymar che strameritava di essere presente nelle ultime due partite. E tutto questo più che altro stride con una ‘tolleranza zero’ a protezione dei campioni che in questo caso non è scattata. L’ultima cosa che mi sarei atteso è che si fossero verificate decisioni di natura arbitrale contro il Brasile, perché in genere non avviene mai così nei riguardi del Paese organizzatore; e invece è accaduto che non vi fossero penalizzazioni per chi ha commesso il fallo“.
E mentre Brasile, Germania, Olanda e Argentina si giocano il Mondiale, noi invece pensiamo ai nostri guai. Cosa serve al calcio italiano per uscire dalla sua crisi?
Beh, naturalmente le ricette sono tante perché il calcio italiano ha tanti aspetti nei quali cambiare, motivo per cui la risposta alla domanda non si può esaurire in poco tempo. Credo che ciascuno di noi debba estrapolare un concetto più importante di altri. Io dico che il concetto più importante, tra tanti, riguarda i giovani: francamente c’è qualcosa che non va se pensiamo che, nella nostra Nazionale, solo quattro giocatori provenienti dalle ultime Under 21 hanno preso parte al Mondiale, ossia Perin, Immobile, Verratti e Insigne, con il portiere del Genoa che peraltro non ha nemmeno giocato. Guarda caso è la stessa situazione riguardante la Spagna, ch’è andata anche lei male e non ha creduto nei giovani pur avendone molti più di noi. E non è casuale nemmeno il fatto che nel ’90, quando giocammo un grande Mondiale in casa nostra, i giocatori giunti dall’Under 21 erano addirittura nove; del resto lo stesso Vicini, già CT della Giovanile, traghettò quei calciatori direttamente in Nazionale A. E quando abbiamo vinto l’ultimo Mondiale nel 2006 erano sette. Dunque è evidente che c’è qualcosa che non va nella transizione dall’Under alla Nazionale Maggiore. Ma, a monte di questo, c’è da sottolineare che nel nostro campionato il 53% dei giocatori è straniero; e io sono tra quelli che vorrebbero in tal senso una limitazione affinché i giovani italiani possano avere più spazio: una percentuale simile mi sembra un’esagerazione“.
Parliamo invece del Napoli. Come le è parsa l’ultima stagione azzurra, la prima con Benitez alla guida?
Direi molto promettente: considerando che si trattava di una squadra ampiamente rivoluzionata e che c’era un allenatore che intendeva cambiare lo spirito e l’atteggiamento della squadra da attendistico a propositivo, penso che l’annata sia stata assolutamente positiva. Naturalmente ognuno è libero di pensarla in altro modo, visto che sarebbe potuta andare peggio, ma addirittura meglio in rapporto alla forza dell’attacco. Credo che il Napoli sia una squadra molto forte dalla cintola in su e che però deve trovare un equilibrio tattico. Io sono tra quelli che, durante la stagione, avrebbe consigliato a Benitez di passare dal 4-2-3-1 al 4-3-3, con un attaccante in meno e un mediano in più. Ma il tecnico spagnolo coerentemente ha detto: ‘A me interessa che quest’anno la squadra, anche a costo di perdere qualche punto, si abitui a questo modulo’; e quindi è andato avanti per la sua strada“.
Dopo Argentina-Belgio lei ha votato (nella sua rubrica per Tuttomercatoweb, ndr) la prestazione di Higuain, autore del goal decisivo, con un 7.5. Pensa che la sua prossima stagione in azzurro sarà ancor migliore di quella appena conclusa, specialmente in quanto a prestazioni?
Per fare meglio dell’anno scorso penso che debba capitargli di essere più fortunato dal punto di vista fisico; molto più semplicemente il Napoli deve augurarsi che Higuain rifaccia le stesse cose. L’importante, se il Pipita riesce in ciò, è che in altre zone del campo avvenga qualcosa di meglio, e mi riferisco in particolare alla fase difensiva. Non è quindi lui a dover far registrare margini di miglioramento, ma è comunque chiaro che, oltre alla sua, ci si aspetta la conferma di giocatori sorprendenti come Callejon, Mertens e lo stesso Insigne, i quali hanno dato un contributo notevole, non solo nella rifinitura ma anche nei goal. Tuttavia ribadisco: il Napoli deve migliorare nell’equilibrio e nella fase difensiva“.
Da buon torinese, le chiedo due pareri su Juventus e Torino. Per quanto riguarda la Signora, sarà il campionato del suo quarto scudetto consecutivo?
Per quanto riguarda la Juve credo che ogni sforzo verrà concentrato sulla Champions’ League, quindi non ci sarà nessun quarto scudetto di fila. Tutto questo sebbene comunque continui un periodo favorevole per quel che concerne la rivalità con le milanesi: la fase di transizione di Inter e Milan prosegue e non sappiamo quanto durerà, quindi per la Juventus si tratterebbe di due rivali in meno. Prevedo invece che la Roma possa fare meglio di quest’anno e lo stesso dicasi per il Napoli, ma ci aggiungerei anche la Fiorentina; dunque, sarà difficile vincere il quarto campionato consecutivo. Non giudico il mercato visto che siamo ancora all’inizio, anche se pare che l’obiettivo della società, dato il passaggio di Conte al 4-3-3, sia quello di dotarsi di un parco di esterni alti di livello. Siamo nel campo delle ipotesi, quindi è davvero difficile dare un voto al mercato. Originalmente devo dire che non mi convince, da parte della Juve, l’inseguimento a Morata, perché in attacco i bianconeri non hanno grandi lacune, tenendo conto anche dei giovani che ci sono o c’erano, compreso Immobile. Aggiungo però che con un Buffon 36enne, un Barzagli 33enne e fermo per un’operazione, e un Chiellini già 30enne sarebbe il caso di rivedere un pò la difesa. In questi anni essa poteva essere sempre la stessa, magari con qualche ritocco tipo Ogbonna; ora invece occorre fare qualcosa in più“.
E della riscossa granata avvenuta quest’anno cosa ci dice?
Tutti i tifosi torinisti stanno cercando di capire se, dopo Immobile, andrà via anche Cerci. In questi giorni per lui si parla di Roma e Milan, con i rossoneri che appaiono in dirittura d’arrivo. Io penso che se Cairo, una volta ceduto l’ex attaccante del Pescara, avrà la forza di trattenere Cerci, allora il Torino potrà pensare di disputare un altro ottimo campionato, specialmente grazie all’apporto degli interessanti sudamericani arrivati finora, ma anche a quell’usato sicuro composto da Nocerino, in primis, e da Molinaro, buon terzino nonostante l’età. E penso anche, coinvolgendo il Napoli, che sia importante il rinnovo del prestito in granata di El Kaddouri: nella prima parte di stagione non aveva affatto convinto, ma nella seconda invece ha fatto benissimo. La risposta definitiva, pertanto, ruota intorno a Cerci: se l’ex romanista verrà venduto, allora il Torino sarà un’ennesima scommessa, e a quel punto non saprei dire se sarà una squadra da prima colonnina della classifica o no. Certamente sarà un Torino diverso dagli altri anni, visto che in questo mercato ha puntato su giocatori stranieri, soprattutto sudamericani; e non è mai accaduto nella sua storia che avesse in rosa ben 14 non-italiani“.
Lei è stato radiocronista per ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, oltreché telecronista. Quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera, quelli più emozionanti? Quali ricordi le vengono maggiormente in mente?
Sicuramente vorrei ricordare due cose a tal proposito. Prima, la grande soddisfazione, riconosciuta dagli statistici e della quale nemmeno io mi ero accorto all’inizio, di essere stato, ex aequo con il mitico Nicolò Carosio, l’unico radiotelecronista ad aver partecipato a due Campionati Mondiali vinti dall’Italia: Carosio nel ’34 e nel ’38 e io nell’82 e nel 2006, sebbene io non abbia mai seguito la Nazionale Italiana. Seconda, l’essere rimasto legato, e quelli li ho davvero potuti raccontare io, ai tre titoli europei vinti dall’Under 21 di Cesare Maldini nel ’92, nel ’94 e nel ’96. Cadere nel decennio in cui la Giovanile è riuscita a vincere tre Europei di fila è stata una gran fortuna per me, oltreché un bel ricordo”.
E dunque, volendo completare il discorso-campionato, come crede che sarà questa prossima Serie A?
Ovviamente è chiaro che, mancando ancora un mese e mezzo alla fine del mercato, è difficile rispondere adesso in maniera definitiva. Come dicevo prima, a sensazione penso che le principali antagoniste della Juventus siano Roma e Napoli. Potranno esserci passi avanti delle milanesi, ma forse non al punto da riuscire a mettersi sullo stesso piano di giallorossi e azzurri. E poi mi aspetto anche un riscatto da parte della Fiorentina, molto sfortunata in quest’ultima stagione, grazie ai recuperi di Mario Gomez e Rossi e, soprattutto, se la dirigenza viola resisterà alla tentazione di cedere Cuadrado”.
L’ultimissima domanda gliela porgo su Aurelio De Laurentiis: a dieci anni di distanza dal suo debutto nel calcio, come giudica l’operato del presidente del Napoli?
Mah, direi che la bilancia pende larghissimamente a suo favore, malgrado per ogni presidente possano esserci osservazioni critiche da fare. Per quel che mi risulta, De Laurentiis è riuscito, prendendo il club davvero dalle ceneri, a riportarlo agli altari con grande rapidità e con una caratteristica non da poco: ossia, aver compiuto quest’impresa con sette utili di fila. Naturalmente tale aspetto viene giudicato dai tifosi in maniera sempre opposta rispetto a quanto fanno i giornalisti: noi diciamo ‘applausi a chi ha compiuto una scalata del genere chiudendo sette volte il bilancio in attivo’, i tifosi invece dicono ‘beh, se ci ha guadagnato poteva spendere di più e rafforzare il Napoli rispetto a quanto fatto da altri presidenti’”.
Il problema è che spesso i tifosi azzurri pretendono sempre un po’ troppo…
Sì, ma in un periodo di grande crisi economica, che riguarda un po’ tutti gli aspetti della nostra vita, ritengo che sia importante tenersi ben stretti un presidente di questo genere. Magari in passato si poteva anche avere nostalgia di uno spendaccione innamorato del calcio e del Napoli, però francamente di questi tempi bisognerebbe compiere tali valutazioni. La parte negativa del patron azzurro naturalmente è rappresentata da certe esagerazioni di tipo esibizionistico che però, d’altro canto, fanno un po’ parte del personaggio: De Laurentiis non sarebbe De Laurentiis se non avesse questi eccessi. Questi ultimi tra l’altro, anche giornalisticamente, colorano un po’ il calcio quando non fanno male a nessuno; il calcio è sempre vissuto di personaggi con i loro pregi e i loro difetti, De Laurentiis c’è e quindi, anche se umanamente mi piacciono altri dirigenti, ben vengano persone istrioniche che a noi giornalisti forniscano lo spunto per parlare una settimana intera”.

P.S. A microfoni spenti (nostro malgrado), Nesti ci rivelerà un’altra sua proposta per riformare il calcio italiano a favore dei giovani: “E in merito all’argomento avrei un’altra idea: l’introduzione nei campionati delle squadre B, come avviene in Spagna in Germania. Anziché cedere in prestito altrove i giovani col rischio di bruciarli, sarebbe possibile vederli giocare domenica dopo domenica nella stessa squadra, in modo da valutarli meglio“.

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