ESCLUSIVA, ALFREDO AGLIETTI: “VALDIFIORI E’ PRONTO PER UNA BIG”

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Domenica alle 12.30 al San Paolo andrà in scena il match tra Napoli ed Empoli. Per l’occasione la redazione di Pianetanapoli.it ha intervistato l’ex calciatore del Napoli, nonché ex allenatore della squadra toscana, Alfredo Aglietti. Ecco le sue dichiarazioni:

 

Napoli-Empoli, che tipo di partita ci dobbiamo aspettare al San Paolo? Un match ricco di gol o la squadra toscana darà filo da torcere alla formazione di Benitez?

“Non credo che il Napoli possa giocare sotto ritmo, nel senso che non sarà una partita assolutamente facile per i partenopei. L’Empoli ha dimostrato, sia in casa che in trasferta, di essere una squadra che gioca a calcio, molto organizzata e che sta facendo molto bene in Serie A e quindi per la squadra di Benitez non sarà facile. Per il Napoli sarà una partita da vincere a tutti i costi, ma la formazione di Sarri ha organizzazione, qualità e tecnica per mettere in difficoltà l’undici partenopeo”.

Nella stagione 1996-1997 ha esordito in Serie A con il Napoli, dove ha collezionato 28 presenze e 9 gol. Un ricordo particolare di quell’esperienza che ha rappresentato l’apice della sua carriera. 

“Giocare a Napoli è sempre meraviglioso. Chi non gioca a Napoli, chi non vive nella città partenopea, non si può rendere conto del calore e dell’affetto che la gente riservi per la squadra e per i propri beniamini. E’ una piazza unica del panorama, non solo italiano, ma anche europeo. Ricordo sempre con piacere il primo gol in Serie A ma comunque quella fu una stagione positiva, in cui riuscimmo ad arrivare in finale di Coppa Italia, purtroppo persa contro il Vicenza. Fu una stagione molto buona, non riuscimmo a completare un ottimo campionato: la vittoria in Coppa Italia sarebbe stata la ciliegina sulla torta”.

E’ stato l’allenatore dell’Empoli nel 2010 e nel 2012 e già in quella squadra c’erano i vari Valdifiori, Rugani, Hysaj, ora in Serie A con Sarri. Che ricordi ha di quella squadra e se c’è qualcuno che l’abbia sorpreso positivamente?

Era una squadra che già aveva qualità importanti, arrivando a sfiorare i play-off, mentre nel 2012 fu più difficile perché ci salvammo ai play-out. Era un gruppo sano composto da ragazzi di qualità, che sono cresciuti sia sull’aspetto mentale che da quello dell’esperienza. Quest’anno stanno dando continuità ai risultati dell’anno scorso. Ci sono stati giocatori che sono cresciuti, come Valdifiori, Hysaj, Tonelli, Rugani che all’epoca era un ragazzino ma già si intravedevano ottime qualità in lui. Per tanti di questi ragazzi il futuro è assicurato: devono continuare su questa strada senza lasciare niente al caso”.

Un giocatore dell’Empoli che vedrebbe bene nell’attuale Napoli.

“Valdifiori è un giocatore che può veramente fare il salto di qualità. Si merita una piazza importante, ha fatto una crescita costante negli anni partendo dalla C2 per poi arrivare in alto. Credo che per lui sia giunto il momento che qualche squadra importante si accorga di lui. E’ un professionista serio, un ragazzo bravissimo: so quanta passione ci mette nel suo lavoro e per lui sarebbe il coronamento di un sogno riuscire ad arrivare in una squadra importante. E’ un giocatore importante per l’Empoli, ma lo potrebbe essere anche per una dimensione più grande”.

Nella stagione 2009-2010 ha assunto l’incarico di allenatore della Sampdoria Primavera. Qual è la differenza sostanziale tra una prima squadra e una formazione del settore giovanile. Come cambiano gli allenamenti?

“Cambia tutto. La Primavera è la fine del percorso delle giovanili, siamo quasi in prima squadra ma poi in sostanza non lo siamo. Ci sono ragazzi che toccano con mano la possibilità di giocare trai professionisti, ma poi devono sicuramente completare questo percorso magari andando a giocare anche in categorie inferiori, come ha fatto Soriano che portai con me ad Empoli e che piano piano sta crescendo arrivando anche in Nazionale. Così come gli stessi Rizzo e Obiang. Rispetto alla prima squadra, in Primavera c’è meno ansia da risultato e meno ansia da prestazione perché, come ho detto prima, è la fine di un percorso che inizia da bambino per arrivare, infine, tra i professionisti. In prima squadra, poi, cambia tutto sia per quanto riguarda l’aspetto del gruppo e sia per quanto riguarda l’aspetto dei risultati. I giovani devono essere bravi a calarsi in una realtà diversa, una volta che arrivano in prima squadra”.

Il ct della Nazionale, Antonio Conte, si è lamentato della mancanza di giovani italiani già pronti. Lei cosa consiglia a riguardo?

“In Italia vogliamo sempre andare a guardare gli altri, ma non siamo capaci di cambiare. Guardiamo una volta al modello inglese, un’altra volta a quello spagnolo, poi a quello tedesco, ma purtroppo rimane sempre il modello italiano. Restiamo indietro rispetto agli altri, ci potrebbero essere tante soluzioni: dalla creazione di squadre B ad un numero in rosa di calciatori cresciuti nel settore giovanile che si farà a partire dall’anno prossimo. Però bisogna farli giocare: non è che ne hai cinque in rosa, ma li fai andare sempre in tribuna. Vanno fatti giocare, ma vanno fatti anche sbagliare. Un processo di crescita passa anche per alcuni momenti negativi”.

Gabbiadini sembra vicinissimo al Napoli, secondo lei potrebbe essere utile alla formazione partenopea? E dove potrebbe giocare nell’assetto della squadra di Benitez: esterno o dietro ad Higuain al posto di Hamsik?

“Gabbiadini è una punta, il suo curriculum parla chiaro: ha sempre giocato vicino alla porta. Mihajlovic lo sta utilizzando a destra nel tridente d’attacco, possiede un ottimo tiro e partendo da destra e venendo dentro al campo, può provare spesso la conclusione verso la porta. Benitez potrebbe usarlo in questa posizione. Negli uomini a disposizione del tecnico spagnolo manca un mancino con le sue caratteristiche. I giocatori del Napoli sono tutti giocatori piccoli e rapidi come Callejon, Mertens ed Insigne, ma non c’è uno che assomigli a Gabbiadini”

Il suo futuro?

“A saperlo (ride, ndr). Qualcosa si è mosso, ma non si è concretizzato. Attendo con fiducia, credo che in questi anni abbia fatto un buon lavoro, nonostante la mancata salvezza con il Novara. Credo di aver raggiunto la maturità giusta anche per una panchina di A”.

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