È tutto in gioco!

Un segnale, uno squillo del campionato. Che esce dall’oltrebomba, ed esclama: “Non sono morto, sono ancora vivo!”. Dopo settimane di apatia e rassegnazione all’idea che la Juventus le avrebbero vinte tutte o quasi tutte, il calcio ritorna ad essere uno sport, un gioco come in tutti gli altri Paesi, anche in Italia. Imprevedibile, emozionante, con storie da raccontare: come quella del genoano Bessa che gela lo Stadium e dedica il gol alla madre che aveva appena sconfitto un cancro. La Juve si ferma. I marziani Cancelo e Ronaldo ritornano sulla terra. Dove ad attenderli c’è il solito Napoli alle calcagna: i terribili Ancelotti’s boys espugnano la Dacia Arena e riducono le distanze dai bianconeri. Vittoria di grinta e cuore in un match molto maschio, parecchio sporco: tre gol e tre punti non scontati. Punteggio rotondo, forse anche accessivo, stante un equilibrio complessivo che ha regnato praticamente fino alla fine, almeno fino a dieci dal termine. La sblocca Fabian, poi una lunghissima fase di stallo prima del raddoppio di Mertens su rigore e del tris conclusivo di Marko Rog. Ancora una volta decisivi i cambi di Ancelotti: su tutti Fabian. Che rileva lo sfortunato Verdi e nel ruolo di mediano ha ben figurato. Sprazzi di vera classe, come lo splendido tiro a giro, col destro (quello debole, in teoria). Quindi Hamsik per un evanescente Milik, a compattare la cerniera a metà campo. Infine Rog: il croato impiega nemmeno un minuto per ripagare la fiducia e trovare il primo sigillo personale in questa stagione, il secondo in maglia azzurra (non segnava, tra l’altro, da oltre un anno). I gol dai “nuovi” arrivati, insomma: da chi è arrivato in estate, da un lato; da chi si ritrova rivitalizzato con Ancelotti. Terzo successo di fila tra Serie A e Champions. Il Napoli ha vinto cinque delle ultime sei partite. Genova lo sliding doors: da lì in avanti un Napoli solido, che cancella definitivamente il passato e guarda al futuro con ottimismo. Torino (fatti salvi i primi 20’ stellari) e Belgrado a parte, il Napoli supera un calendario ostico e si guadagna meritatamente un posto in prima fila. In campionato, dove è pienamente in corsa per titolo, e in Europa. Udine era tappa difficile, lo dice la storia. L’ha temuta lo stesso Ancelotti: stavolta nessun turnover eccessivo e rischioso, dentro i migliori, eccezion fatta per l’infortunato Insigne. Non ha pensato a Parigi: ha imparato la lezione delle partenze lente d’inizio annata, rendendo immediatamente facile ciò che facile non era. Adesso sì che si può pensare a Cavani e soci: è tutto tremendamente in gioco, l’obiettivo sarà non perdere!

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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