DOPPIO HIGUAIN STENDE L’INTER: E’ PRIMATO!

Un Napoli meno brillante, ma più pratico e utilitaristico, si sbarazza dei nerazzurri con doppietta fatale del Pipita. Tornata in partita con Ljiajic, la squadra di Mancini fa soffrire gli azzurri nel finale (due pali). Ma per i ragazzi di Sarri è primo posto solitario

NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik (80’ David Lopez); Callejon (87’ Maggio), Higuain, Insigne (70’ El Kaddouri) (Gabriel, Rafael, Strinic, Henrique, Valdifiori, Luperto, Chiriches, Dezi, Chalobah). All. Sarri
INTER (4-3-3): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Guarin (62’ Biabiany), Medel, Brozovic; Perisic (83’ Jovetic), Icardi (46’ Alex Telles), Ljajic (Carrizo, Juan Jesus, Dodô, Palacio, Montoya, Ranocchia, Gnoukoury, Felipe Melo, Manaj). All. Mancini.
Arbitro: Orsato (Schio)
Guardalinee: Manganelli (Valdarno) – Meli (Parma)
Arbitri addizionali: Mazzoleni (Bergamo) – Celi (Bari)
IV uomo: Di Liberatore (Teramo)
Marcatori: 2’ e 62’ Higuain (N), 66’ Ljiajic (I)
Ammoniti: Koulibaly, Hysaj, Allan e Callejon (N), Guarin (I).
Espulso: Nagatomo
Recupero: 2’ pt, 4’ st.
Angoli: 5-4 per l’Inter.

Si può anche essere meno pimpanti e brillanti del solito. Alla fine però conta vincere, specialmente se in palio c’è il primato in classifica. E così ha fatto il Napoli contro la forte e brava Inter. Due pitture dell’artista Higuain, un’ora e passa di praticità e concretezza e una prova di resistenza efficace e precisa nell’ultimo quarto di match hanno regalato agli azzurri il primo posto. E il Napoli vi rimarrà non per una notte, bensì per sei giorni fino alla trasferta di Bologna. Vetta in solitaria: non capitava dal 1990. Come non capitavano, sempre da quell’anno, 18 risultati utili consecutivi (vai con la cabala, su!). Ma a non capitare da tempo erano anche banali errori difensivi, dai quali sono scaturiti la rete della bandiera interista di Ljiajic e le sofferenze finali che una maggiore attenzione difensiva avrebbe potuto risparmiare. La stanchezza ha serpeggiato tra i ragazzi di Sarri, certo. Eppure la testa, la mentalità vincente non è mai venuta meno a fronte delle deficienze fisiche. E nonostante il valore di un’Inter che, differentemente dal consueto, non ha impedito al Napoli di fare il suo gioco. Ma al tempo stesso ha fatto tremare le vene ai polsi anche per propri meriti, per di più giocando il secondo tempo in dieci contro undici. Pagando, forse, anche gli errori iniziali di formazione di Roberto Mancini. E un forte debito con la sfortuna.

LAMPO-PIPITA – Contro la prima della classe Sarri non può lasciare a casa il vestito migliore. Dentro la formazione-tipo con Koulibaly rientrante dal turno di squalifica, stante la mancanza in panchina degli ancora acciaccati Gabbiadini e Mertens. Il Mancio deve fare a meno di Kondogbia e, almeno all’inizio rinuncia a Jovetic e Melo: spazio a Ljiajic e Medel. E largo a un finora inusitato 4-3-3 a specchio. Il tempo di ricordare il compianto Luca De Filippo e poi si parte. E si parte col botto: Miranda liscia dopo aver anticipato Insigne, Callejon ringrazia per il dono e confeziona in area l’assist a Higuain che, spalle alla porta, elude Murillo e spara al volo fulminando Handanovic. Il tutto dopo soli due minuti! La perla del Pipita è una scarica di tensione per la gente di Fuorigrotta. La Beneamata non accusa il colpo: i nerazzurri vedono fumo negli occhi e pressano alti, specie sulle fasce. I partenopei però non si scompongono, e tengono botta all’inefficace sfuriata iniziale dei meneghini, nella quale si distingue in particolar modo Perisic, una spina nel fianco per l’affannante Ghoulam. Il Ciuccio opera così imperterrito il suo gioco preferito: fraseggi, tocchi di prima, manovre per nulla lente, inserimenti a palla ferma. Ad ogni modo di spazi non ce ne sono sempre tanti dato l’atteggiamento ermetico dell’Inter, sicché ne risente lo spettacolo gradevole solo a metà. Soprattutto perché si tira poco in porta. Lo fa Hamsik, un non-attaccante, ma prima manda la boccia in tribuna (9’), poi scalda le mani al portiere (15’). Ben presto però si sveglia anche la squadra di Mancini. La quale verticalizza più rapidamente rispetto alle prime battute, specie quando Perisic e Ljajic si scambiano lato. Guarin cerca il bersaglio con un sinistro liftato dal limite (29’): di poco oltre la traversa. D’Ambrosio imbrocca bene il cross, Icardi ci arriva di testa, ma malissimo (32’). Da miglior posizione, favorito dal pisolino difensivo azzurro, fallisce il bersaglio anche il croato ben servito dal serbo (40’). Ma le occasioni fallite sono niente in confronto a quanto accade a un minuto dallo scadere: Allan manda al manicomio Nagatomo sull’out destro e viene falciato. Il nipponico, già ammonito in precedenza per un calcione a Callejon, si becca il rosso diretto. Punizione severa, ma col giallo sarebbe comunque uscito fuori, vane e assurde le proteste di Mancini. Brutto fardello per l’Inter, volenterosa e rognosa, ben messa in campo e tuttavia incapace di rovinare le operazioni all’avversario. A un Napoli che, per una volta, bada più a non prenderle.

PAURA GRATUITA PRIMA DELLA GIOIA- Anche se a non prenderle ci pensa soprattutto l’ex doriano, con l’handicap dell’inferiorità numerica. A inizio ripresa non c’è più l’impalpabile Icardi, al suo posto Alex Telles: Ljiajic diventa terminale offensivo, Brozovic e Perisic esterni con il compito anche di randellare in ripiegamento. Nondimeno il primo brivido del secondo tempo è, al 51’, una mezza rissa tra Guarin, reo di un tackle da dietro su Allan, e quest’ultimo: Orsato mette entrambi sul taccuino. Non proprio un bel vedere quanto accade in questa fase, sia da una parte che dall’altra: il Biscione affonda poco e male i colpi, il Ciuccio agisce in maniera compassata ritirandosi in buon ordine in fase di non possesso. Quando può, però, dalle parti di Handanovic ci arriva spesso. Higuain e Hamsik di testa (56’ e 60’) suonano la sveglia fallendo il centro, Allan la amplifica concludendo alto dal limite. L’Inter non coglie l’avviso e al 62’ Gonzalo la castiga: la retroguardia lombarda si apre fatalmente su un ‘innocua’ zuccata di Albiol, l’argentino sfugge sprintando a Miranda e Murillo e con un lob destro supera Handanovic. Sembra fatta. Invece quattro minuti dopo sono i padroni di casa a distrarsi consentendo a Ljajic di tirare una prima volta dal limite, raccogliere la respinta molle di Ghoulam e replicare col mancino piazzando la sfera dove Reina, coperto dai suoi, non può arrivare. Un suicidio assurdo e inutile, quello del Napoli, che ridà nuova linfa a una Beneamata fin lì irrimediabilmente moribonda. Higuain potrebbe spegnere i fuochi se Murillo non l’anticipasse in spaccata su traversone rasoterra di Ghoulam (72’). Ma dall’altra parte ci sono due Duracell inesauribili e rompicapo per gli azzurri: Brozovic e Ljiajic. Il primo al 77’ si beve mediana e trequarti indisturbato prima di mandare palla ampiamente a lato, il secondo all’81’ fa altrettanto a sinistra ma abbassa il capo e crossa male: Koulibaly ci mette il piede. E Reina deve uscire sull’ex viola per evitargli di pugno il tap-in su assist di Biabiany (86’). Higuain avrebbe il colpo in canna per il 3-1, e se lo costruisce con ostinazione nella gabbia nerazzurra: Handanovic dice no con maestria (89’). Sarri intanto ha provveduto a togliere dalla mischia Insigne in luogo di El Kaddouri, per poi rispolverare Maggio quale esterno alto al posto di Callejon. Mancini, già affidatosi al succitato Biabiany, s’è giocato la carta Jovetic. Gli ultimi istanti sono in apnea totale per il pubblico del San Paolo: è un assalto interista al quale partecipa persino l’estremo difensore. E al 94’ il cuore partenopeo si ferma due volte. Jo-Jo la prende di testa su cross di Biabiany, Reina battezza e il palo lo salva. Pochi secondi, nuovo cross dell’ala francese per la capocciata di Miranda e stavolta Pepe ci mette la manona mandando la palla sul legno. Poi, solo festa. Inter vinta e non ridimensionata. Napoli vincente e convincente, sebbene aiutato dalla fortuna nella fase finale. E dal carattere. Quel carattere con cui si vincono le sfide toste. E pure i campionati, a volte. Ma che nessuno lo dica a Sarri!

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