Disastro Ancelotti: ha peggiorato una squadra forte, ha peggiorato se stesso

Tra pali, traverse e gol divorati il Napoli deve trovare spazio anche per un esame di coscienza: all’Olimpico rimedia la terza sconfitta in undici partite di campionato e a questo punto vede concretamente allontanarsi pure la quarta posizione in classifica, l’ultimo posto valido per la qualificazione in Champions. I soliti errori, sia in fase difensiva che in attacco: squadra lunga e sfilacciata in occasione del vantaggio di Zaniolo, approccio come al solito molle, inspiegabile per una squadra che era chiamata ad una reazione importante per mettersi alle spalle una settimana difficile e ricca di polemiche. A nulla è servita una buona mezz’ora nel finale del primo tempo: gli uomini di Ancelotti, quest’oggi squalificato, hanno provato a sfondare ma senza troppa convinzione. Almeno tre gol – praticamente fatti – divorati: il colpo di testa di Milik che s’è stampato sulla traversa – poteva fare assolutamente meglio nell’area piccola del portiere – e poi due rigori in movimento sbagliati da Insigne e Mertens che all’altezza del dischetto non hanno nemmeno inquadrato la porta. Il Napoli non è continuo nel gioco, va a folate ma avrebbe meritato quanto meno un pareggio, nonostante una prodezza di Meret che nega il raddoppio ai giallorossi, che con lo specialista Kolarov falliscono un penalty. Nella ripresa, gli azzurri anziché sfruttare l’inerzia positiva, soffrono gli accenni di pressing della Roma che si procura un altro rigore – anche questo ineccepibile per un fallo mano di mani ingenuo di Mario Rui -, che stavolta trasforma. È notte fonda, il Napoli scivola a meno quattro dalla formazione di Fonseca. Milik e Zielinski, i due polacchi, gli unici a salvarsi: il primo perchè finalmente ha capito come essere sempre nel vivo della manovra e ha trovato un altro gol – il quinto nelle ultime quattro; il secondo per aver interpretato con qualità e personalità il ruolo di metodista, lavorando al posto di un Fabian irriconoscibile. Finisce 2-1 per la Roma, finiscono definitivamente le speranze del Napoli di rientrare nella corsa delle prime tre. Cominciano i processi e gli interrogativi su questa gestione tecnica che da due anni non riesce a raggiungere i risultati sperati e promessi. È già tempo di risposte: deludenti quelle arrivare sin qui, Ancelotti dovrebbe non solo protestare per gli episodi arbitrali ma anche fornire delle spiegazioni convincenti in merito al suo operato. Tre ko, tre pareggi, la seconda peggior difesa delle prime tredici, appena diciotto punti, sesto posto in classifica, quasi settimo con squadre come la Fiorentina e il Parma che rincorrono di poco. Meno undici – se la Juventus vince il derby – dal primato: uno scenario catastrofico che soltanto un cammino positivo nelle coppe potrebbe rendere meno amaro nell’economia complessiva d’un’annata più che compromessa. Davide Ancelotti recita il mea culpa: “Non abbiamo giocato bene”. E non c’è altro da aggiungere: è la fotografia perfetta del 2019 del Napoli. Dallo scorso febbraio ad oggi un andamento continuamente altalenante: più bassi che alti. Sempre troppo passivi, campioni come Koulibaly smarriti e senza identità. La peggior partenza degli ultimi cinque anni nelle prime undici giornate, sette punti in meno rispetto a dodici mesi fa: ad Ancelotti sta riuscendo l’impresa di fare peggio di se stesso. Serve una scossa quanto prima: che arrivi nuovamente dalla Champions – martedì c’è il Salisburgo. O nella peggiore delle ipotesi da un intervento forzato e brusco della dirigenza: adesso la posizione di Ancelotti potrebbe davvero cominciare a scricchiolare.

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