DI PUCCHIO:"L’AVELLINO E’ PIU’ SQUADRA DEL NAPOLI"

Claudio Di Pucchio, che a Sora è meglio conosciuto come "il maestro", ha vinto i play-off tre anni fa del girone C della C2 sulla panchina del laziali. La squadra laziale, arrivata quinta al termine della regular season, batté in finale il Catanzaro per 3-1 in trasferta (e ai supplementari), dopo aver pareggiato per 0-0 in casa. Più di vent’anni sulla panchina dei ciociari, Di Pucchio in bianconero non ha mai perso gli spareggi.

Mister Di Pucchio, come impostò quella vittoriosa gara di ritorno che regalò la C1 alla sua squadra?

"Le condizioni non erano certamente quelle che ha attualmente il Napoli. Noi concludemmo il campionato al quinto posto, quindi fummo costretti a dover vincere giocoforza sia con il Campobasso che con il Catanzaro. Viste queste premesse avevamo a disposizione un solo risultato su tre. Dissi ai ragazzi di crederci fino alla fine, che potevamo vincere nonostante l’handicap iniziale della peggior posizione in classifica. Con un pizzico di fortuna ci riuscimmo".

Che segreti o consigli si sente di poter dare a Reja per andare in B, nonostante abbia a disposizione un solo risultato su tre.

"Non mi permetto di dare consigli ad un allenatore esperto come Reja. Gli posso fare solo un grosso in bocca al lupo, anche se sono un ex dell’Avellino. Certo, quello che ci vuole è convinzione e fiducia nei propri mezzi. Noi, ad esempio, arrivammo in una condizione psico-fisica ottima a quegli spareggi. Già sapevamo come affrontare le partite, era quasi come se le giocassimo al computer, avevamo previsto tutto. Certo la fortuna ha fatto il resto perché nonostante pareggiamo in casa entrambe le gare, riuscimmo ad imporci comunque in trasferta".

Secondo lei, è meglio rischiare tutto nei 90 minuti regolamentari o gestire la partita forti del fatto che ci sono anche i supplementari?

"La squadra che ha dalla sua il fatto di avere a disposizione due risultati su tre è portata, quasi inconsciamente, a gestire questo vantaggio. Quando li vincemmo noi i play-off giocavamo un primo tempo quasi di studio, accompagnando i nostri avversari nella decisione di gestire la partita. nei secondi quarantacinque minuti, invece, man mano che passavano i minuti la nostra azione cresceva di intensità. Quindi dico che è meglio magari aspettarli per un tempo per poi fare un secondo tempo in crescendo".

Che vantaggio potrà trarre l’Avellino dal fatto che gioca al "Partenio"?

"Lo domanda a uno che ha vinto i play-off battendo gli avversari in trasferta. Se la squadra c’è la partita la può vincere anche sulla luna".

Secondo lei, può essere maggiormente determinante la tecnica dei calciatori azzurri o la potenza di quelli dell’Avellino?

"Gli azzurri potenzialmente possono decidere in qualunque momento la partita perché hanno grosse individualità ma fanno fatica ad esprimersi a livello di collettivo. L’Avellino, invece, è più squadra e questo non va sottovalutato. Gli uomini di Oddo conoscono meglio la categoria, hanno più un’anima da squadra a differenza i quelli azzurri. Per questo il Napoli deve stare molto attento perché i lupi, da questo punto di vista, sono favoriti".

Visto che lei lo conosce bene, Capparella può essere l’arma in più degli azzurri contro l’Avellino?

"Marco è un calciatore che non mi ha mai deluso. Soprattutto in questi periodi estivi può dare davvero una svolta alla gara. Il Napoli ha tanti calciatori importanti ma Capparella può dare davvero quel tocco di classe e di esperienza in più".

Secondo lei chi sta meglio atleticamente?

"Questo io non lo posso sapere. Il Napoli l’ho visto contro la Sambenedettese, l’Avellino non lo segue da parecchio. Non mi sono dispiaciuti gli azzurri contro i rossoblu ma domenica sarà tutta un’altra storia".

Qual è il suo pronostico per la partita di domenica?

"Pronostici sinceramente non ne faccio. Attenti, però, dall’85 in poi, gli ultimi minuti saranno determinanti".

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