DE SANTIS IN PARADISO

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Ok, prima di utilizzare ancora il termine “vergogna” come lo zucchero nel caffè (a proposito, ma proprio non ci riuscite a pensare ad un sinonimo?) andiamo un attimo a spulciare la differenza (presunta) fra il caso De Santis e il caso Speziale. Lo psicolabile romanista è ancora in attesa di processo, quindi innocente fino a prova contraria; l’hooligan catanese è condannato in via definitiva, quindi ritenuto colpevole. Apologia di delitto, art. 414 comma 3 del codice penale. Questo è uno dei motivi fondanti delle differenze fra la sentenza contro il Napoli e quella contro la Roma, senza andare a considerare le aggravanti dei fischi all’inno e del massiccio lancio di petardi e fumogeni in campo nel corso della (sempre presunta) trattativa fra lo Stato e gli Ultras.

E così, dopo aver fatto gli avvocati del diavolo, possiamo iniziare a parlare di cose serie. Non prendiamoci per i fondelli, sappiamo bene che i criteri utilizzati dalla giustizia (?) sportiva sono sempre più discrezionali e sempre meno fondati su basi oggettive. Troppo labile la materia, troppo soggetta ad interpretazioni e a cavilli che avallano il pugno duro o il volemose bene ad uso e consumo di chi decide. Il giudice Tosel ha un potere incalcolabile, mani slegate e piedi liberi di poter prendere le decisioni più adatte ad un codice etico legato a doppio filo all’importanza di vittima e carnefice, come a dire che un tifoso è il demonio se (forse) uccide un poliziotto ma è un angioletto se si scanna con un suo pari grado. Importanza relativa ed onda emotiva, attenzione, perché è questa l’ultima vera novità nel codice giuridico del calcio: il coinvolgimento emozionale di chi deve punire. La multa alla Roma è inverosimile solo se rapportata alla squalifica al Napoli, quella sì fuori dal mondo. Il fatto è che Tosel prima di essere un giudice è anche un uomo, con tutta probabilità un vecchietto nostalgico che la sera si addormenta davanti a Bruno Vespa e la domenica guarda Giletti con i suoi rigurgiti finto perbenisti. Inevitabile quindi che la sua indignazione cavalchi quella del popolino, ancora troppo preso a fare le pulci ai rapporti tra ultras e camorra per rendersi conto che nella storiaccia di sabato sera (quella di De Santis, non quella della Carogna) c’entrano molto poco i “veri” ultras e per niente la camorra, con buona pace di Saviano. Ok, non è ancora condannato, forse non lo sarà mai, ma da qui a santificare uno dei principali responsabili di tutto questo casino ce ne passa eccome. O abbiamo dimenticato che il suddetto casino è successo per colpa di una sparatoria e non per colpa di una maglietta?

Ecco, la maglietta: su quella ci si potrebbe aprire un capitolo intero. Lungi dal voler giustificare dinamiche che non conosciamo così bene, senza voler nella maniera più assoluta sponsorizzare la violenza contro i pubblici ufficiali, va detto (anzi ribadito, visto che non si parla d’altro) che il messaggio “Speziale libero” rappresenta la reazione a quello che viene considerato un errore giudiziario, non l'emblema di una posizione antisociale. Idea peraltro appoggiata da decine di curve in Europa, curve che a questo punto andrebbero chiuse in blocco. Non accadrà, perché si tratta dell’espressione di un pensiero, non dell’apologia di un reato. Quella semmai può configurarsi nel fascio littorio presente nello striscione esposto dai romanisti: legge Scelba, apologia di fascismo, d’you know what I mean? No, non lo sa, altrimenti non ci sarebbe stata una simile disparità di giudizio. Oppure possiamo interpretare la questione da un altro punto di vista. E cioè che la legge è uguale per tutti, ma forse per Totti un’eccezione la si può pure fare.

 

 

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