De Laurentiis: “Lo Russo non era un latitante, mai conosciuto Genny ‘a carogna. Tabula rasa, così cambiamo il calcio italiano”

Il Presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha rilasciato alcune dichiarazioni davanti alla Commissione parlamentare antimafia: “Dall’81 esiste una legge, la 91, che non è mai stata aggiornata, io la abolirei. Noi siamo ostaggio negli stadi, non possiamo fare nulla, non si possono avere rapporti coi tifosi, per esempio. Bisognerebbe fare tabula rasa nel mondo del calcio, ma l’Italia è il Paese dei compromessi. Il calcio inglese, ad esempio, è da imitare: ha saputo riempire gli stadi. Il San Paolo è un cesso, ho dovuto investire io alcuni soldi per mettere a posto le strutture, altrimenti le mogli dei calciatori non avevano nemmeno i bagni per far i propri bisogni. Io non voglio darmi delle arie e passare per quello che sa fare tutto, però dopo due/tre anni ho imparato il calcio: sono partito dalla Serie C prendendomi gli sputi in testa a Martina Franca. Il boss Lo Russo a bordocampo? Non era un latitante. Il dover sindacare su quello che accade in una curva di 300-400 persone è un problema legislativo, dello Stato, non dei club”.

Sui fatti di Roma che hanno portato alla morte di Ciro Esposito ha poi aggiunto: “Non ho mai conosciuto Genny ‘a carogna. Allo stadio trapelava la notizia della morte di Esposito e la curva del Napoli era in subbuglio. Ero in tribuna e a un certo punto sono andato dall’allora prefetto Pecoraro per invitarlo a fare una comunicazione e dire che il ragazzo non era morto. A quel punto la questura di Roma accompagnò il nostro capitano Marek Hamsik sotto la curva per cercare di spiegare lo stato delle cose a questi signori”.

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