DANILO CASTIGA UN NAPOLI SVOGLIATO E SPUNTATO: E’ NOTTE FONDA AL ‘FRIULI’

Pieni di muscoli ma privi di qualità, gli azzurri tengono bene il campo contro i bianconeri senza però mordere. E nella ripresa vengono puniti dall’ennesimo errore difensivo. Il momento è difficile

UDINESE (4-3-2-1): Karnezis; Widmer, Danilo, Heurtaux, Piris; Allan, Badu, Guilherme; Kone, Bruno Fernandes (70’ Thereau); Di Natale (82’ Muriel) (Brkic, Meret, Belmonte, Bubnjic, Pasquale, Coda, Hallberg, Pinzi, Evangelista, Gejio). All. Stramaccioni.
NAPOLI (4-2-3-1): Rafael; Maggio, Raul Albiol, Koulibaly, Britos; David Lopez, Gargano; Zuniga (64’ Callejon), Michu (72’ Mertens), Insigne (75’ De Guzman); Higuain (Andujar, Colombo, Henrique, Ghoulam, Inler, Hamsik, Duvan Zapata). All. Benitez.
Arbitro: Tagliavento (Terni)
Guardalinee: Nicoletti (Macerata) – Schenone (Genova)
IV uomo: Ranghetti (Chiari)
Arbitri addizionali: Doveri (Roma 1) – Pairetto (Nichelino)
Marcatori: 71’ Danilo.
Ammoniti: Bruno Fernandes (U) al 49’, David Lopez (N) al 54’, Raul Albiol all’84’ (N), Callejon (N) al 90’
Espulsi: Stankovic (vice allenatore dell’Udinese) al 90’ per proteste dalla panchina
Recupero: 0’ pt, 3’st.
La serata felice con lo Sparta è stata solo illusoria. Già era difficile vincere a Udine, campo solitamente ostile per il Napoli, e lo sarebbe stato ancor di più dopo una partita giocata in una certa maniera (lo scoprirete tra poco). E invece dal Friuli arriva addirittura una terribile battuta d’arresto, la seconda consecutiva di un campionato che rischia davvero di diventare anonimo e grigio, figlio di scelte errate da non ricordare più oramai. Caduta disonorevole, quella degli azzurri, derivante in misura minima dalle scelte tecnico-tattiche inattese di Benitez (anche qui, tra poco ci arriviamo). Semmai dai soliti limiti di alcuni elementi, tanto i vecchi quanto i nuovi. E soprattutto da un atteggiamento psicologico svogliato, disattento, pago, arrendevole. Il quadro è desolante. Non stupisca, quindi, che persino un’Udinese sorniona e a trazione posteriore, specie nella prima frazione, riesca a fare la voce grossa in questo periodo con un Ciuccio più ferito che mai.
VINCE LA NOIA… – Logico trasecolare quando Don Rafè dà alle stampe il suo Undici: Hamsik, Callejon e Mertens, eroe del giovedì europeo, sono out, e con loro anche Inler. Torna Insigne dal 1’, e dal fischio d’inizio c’è spazio anche per Michu e il debuttante David Lopez a far coppia con Gargano. E non è tutto: a fare il trequartista c’è persino Zuniga, con Higuain punta unica. Sulla fascia sinistra riconfermato Britos. Ma è rivoluzione anche in casa Udinese: in emergenza difensiva totale, Stramaccioni s’inventa un inedito (per lui) albero di Natale con Kone e Bruno Fernandes trequartisti alle spalle di Totò Di Natale, Piris e Widmer esterni, Allan, Badu e Guilherme a far legna e sacrificarsi al centro. Meno fronzoli e più sostanza, quindi, da una parte e dall’altra. Ne consegue che per quasi tutti i primi 45’ il copione è sempre lo stesso, senza sussulti e bruttino. Gli azzurri, privi di geometrie e guizzi, applicano un torello che tiene a bada i bianconeri ma si rivela sterile e inconcludente anche per le chiusure a doppia mandata dei padroni di casa. I quali talvolta scendono all’attacco, con Kone e Fernandes a fare capolino tra linea mediana e metà campo partenopea, e aiutare i loro colleghi Badu e Allan concedendogli discese in avanti, supportate a sinistra a Piris e a destra da Widmer. Il Ciuccio fa buona guardia dietro, innestandosi passivamente su un 4-4-2 pronto a trasformarsi nel modulo abituale in fase attiva, e di rischi ne corre pochini; il problema è lì davanti, e non c’entra la difesa avversaria. Michu sbaglia qualche appoggio di troppo, pur impegnandosi in pressing. E come lui s’impegna anche Insigne (cento gettoni azzurri oggi), che però cozza sempre contro il muro eretto da Danilo e company. Higuain si muove spesso a vuoto, eppur si sforza di non rimanere assente dall’azione offensiva; ma è chiuso in gabbia, e riceve pochi palloni. E le rogne non mancano nemmeno per Zuniga nella sua nuova mansione. Le folate di Britos e Maggio sono buone solo per sprecare il fiato, data la loro inutilità. Di tiri in porta se ne vedono pochini. Vi basti sapere che il primo azzurro arriva appena al 27’ e lo effettua un mediano dai piedi non proprio dolci: David Lopez, su ribattuta di Danilo. Finisce fuori di parecchio, ed è tutto dire. Tre minuti dopo è il turno di Michu, bravo a rubare palla a Heurtaux, ma dal piede dell’ex Swansea parte una telefonata a Karnezis. La morta gora del ‘Friuli’ trova tuttavia un improvviso sussulto al 35’, allorquando proprio lo spagnolo suggerisce per Gargano al limite: bello il piazzato dell’uruguagio, ma il palo salva il portiere e dice no. E’ l’unico episodio degno di nota nel coma profondo generale. Arricchiscono poco, anzi per nulla, il clima le chances dei ragazzi di Strama, capitate sui piedi di Badu e Piris. Già al 10’ quella del ghanese, su corta respinta di testa di Britos: a lato. Ancor peggio va al greco dal limite dell’area (27’). E nel finale, quando la spinta friulana cerca di produrre frutti cospicui, Fernandes sfrutta un buco al centro e tenta la sorpresa, trovando però Albiol a sbarrargli la strada. Ci mette la faccia il catalano. Ce la mette un po’ tutto il Napoli, anche se senza qualità non si va da nessuna parte.
…. FINO AL SOLITO REGALO – Sotto la luna friulana non sembra accadere nulla di nuovo nemmeno nel secondo tempo. Al contrario: per un buon quarto d’ora, più che a calcio, si gioca a pingpong, soprattutto da parte della retroguardia partenopea spesso in affanno. Perché? Semplice: l’Udinese abbandona la sua attitudine sparagnina e guadagna progressivamente metri, favorita dall’arretramento dei chicos di Benitez. Le emozioni continuano comunque a scarseggiare. Prova a spegnere il torpore Guilherme al 63’ con un destro da distanza siderale: Rafael neutralizza piegato in due. Il Napoli soffre, non riesce più a tenere il pallino del gioco come nel primo tempo, sicché Don Rafè decide di mettere mano all’artiglieria pesante: fuori Zuniga, dentro Callejon. E l’andaluso fa subito mostra di sé al 65’, allorquando Higuain, ben imbeccato in area da Gargano, conclude sicuro trovando la risposta di Karnezis; Michu e David Lopez lisciano, e Calleti, appunto, spara il mancino al volo ma stimola ancora i riflessi dell’estremo difensore greco. Sembra che la pressione partenopea possa portare effetti sperati. E invece, al 70’, Di Natale pennella un piazzato in area, Koulibaly la prende di testa ma la butta indietro, Britos si addormenta e Danilo trova la zampata vincente beffando Rafael. Dura lex, sed lex, quella del calcio: se non la metti dentro (e hai una difesa molle) è ovvio che le prendi. Ed è logico che, come già accaduto contro Chievo e Athletic, si perde sicumera e si va nella frenesia più totale. Anche se in campo ci sono quegli elementi che dovrebbero garantire qualità (tipo Mertens e De Guzman), ma che alla fine vengono coinvolti nel marasma generale che caratterizza la reazione (se così si può chiamare…) del Ciuccio. Fare incetta di calci d’angolo, di lanci lunghi alla ricerca della spizzata offensiva, di discese confuse e tocchettini a vuoto non serve a nulla. Non serve nemmeno la sortita di Maggio, pescato all’85’ da un cross di Callejon. E mentre il Napoli affonda in errori che iniziano da lontano, affogando in paure che portano a un tunnel senza fine, l’Udinese si butta all’attacco, spinta dall’entusiasmo del suo caloroso pubblico, e per poco non mette fine in anticipo ai giochi. 1-0 o 2-0, ad ogni modo, non avrebbe fatto molta differenza. Il tracollo partenopeo, di una squadra che qualcuno ha creduto forte e che invece ha racimolato la miseria di tre punti in tre partite (peggior rendimento dal 2009) è compiuto. La notte europea, già di suo non brillantissima, è stata un fuoco di paglia. E prima che la situazione precipiti, al di là dei processi che potrebbero solo aumentare la tensione, è bene mettere un po’ d’ordine, disciplina e, se necessario, maniere forti. Qui si sta perdendo la bussola: la sta perdendo la squadra tutta, la stanno perdendo anche i tifosi. E se non si vuol giungere a conseguenze terribili a livello sportivo, occorre intervenire subito. Senza clamori, forse. Ma subito.

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