CROLLA ANCHE IL SAN PAOLO, IL NAPOLI NON C’E’ PIU’

Napoli(3-5-2): Gianello; Santacroce, Cannavaro, Contini, Maggio, Blasi (dall'81 Montervino), Gargano, Pazienza (dal 46' Bogliacino), Mannini, Lavezzi, Zalayeta (dal 66' Denis). A disp. Sepe, Rinaudo, Aronica, Montervino, Bogliacino, Russotto, Denis. All. Reja

Roma(4-2-3-1): Doni, Cassetti, Mexes, Juan, Riise, Taddei (dall'82 Perrotta), De Rossi, Brighi, Baptista, Pizarro (dal 46' Aquilani), Vucinic (dal 70' Menez). A disp. Arthur, Loria, Aquilani, Perrotta, Menez, Okaka, Totti. All. Spalletti. 

Arbitro: Morganti di Ascoli Piceno

Marcatori: al 17' Mexes, al 31' Juan e al 50' Vucinic

Note: ammoniti Pazienza, Contini, Taddei, Cannavaro, Gargano, Montervino e Santacorce

Il massimo risultato con il minimo sforzo. Tre gol, tre punti ed arrivederci a tutti. La Roma vince, anzi stravince, ed agguanta il Napoli a quota trentatre in classifica. Numero tre che ricorre e che risulta essere perfetto solo per i giallorossi, rispecchiando l'altrettanto maiuscola prova degli uomini di Spalletti. Precisi ed ordinati non hanno dovuto svenarsi più di tanto per portare a casa l'intera posta. E' bastato raddoppiare e triplicare il Pocho per spegnere la luce al Napoli, capace di creare due solo occasioni degne di tale nome nei novanta minuti. L'equivoco nasce a monte perchè il gioco azzurro non può prescindere dagli inserimenti di Hamsik, soprattutto quando si dispone di un attaccante come Zalayeta, bravo ad arretrare e a creare i varchi per i compagni. La solita idea  non funziona perchè il trio di centrocampo schierato oggi non ha nelle proprie corde, come è noto, quelle caratteristiche. La conseguenza, invebitabile, è un'azione lenta e prevedibile che mai impensierisce una Roma brava a creare densità davanti al proprio portiere, costringendo il Napoli a cercare i varchi giusti sulle fasce presidiate da Maggio e Mannini, troppo poco ispirati per inventare la giocata decisiva. Eppure sono gli azzurri a dare il primo scossone a questa disgraziata partita, grazie ad un inizio giocato a ritmi alti e con grande ardore. Sei minuti di fuoco per spaventare un pochettino la Roma e mandare in rete il Panteron con una bella botta al volo, viziata però da un problematico controllo petto- braccio. Il San Paolo si accende e si spegne in un amen perchè, da quel momento, sono i giallorossi i titolari indiscussi di occasioni e reti. Brighi fa le prove generali (15') sgusciando alle spalle di un Santacroce irriconoscibile e Mexes, due minuti più tardi, sfrutta una chiara posizione irregolare per portare la Roma in vantaggio con un colpo di testa, sugli sviluppi di calcio di punizione. Un errore sicuramente grave della terna ma, se in campo ci fosse il vero Napoli, tutto potrebbe essere rimediabile. Il problema è che sul rettangolo verde vegatano le brutte copie dei leoni affamati ammirati nella prima parte della stagione. I giallorossi se ne accorgono e ne approfittano per mettere una seria ipoteca sull'incontro. Tutto nasce da un inspiegabile pasticcio di Mannini che regala il corner alla Roma con un lunghissimo e sballato retropassaggio (31'). Sugli sviluppi sbuca il capoccione di Juan, libero di saltare ed imbucare con grande tranquillità. Troppo facile. Il Napoli, colpevolmente, non prova a darsi una scossa, magari tentando un cambio oppure una diversa disposizione in campo. Inspiegabile la volontà di continuare su una strada rivelatasi impraticabile. I giallorossi, dal canto loro, non concedono spazi e ripartono appena possibile, divorando con Baptista, in beata solitudine davanti a Gianello, la palla del ko.

Operazione solamente rimandata di qualche minuto. Giusto il tempo di rientrare in campo e accorgersi dell'ingresso di Bogliacino. L'ennesimo pasticcio di Santacroce in disimpegno (5') permette a Vucinic di andare in rete dopo un bel passaggio smarcante. Ci sarebbero poi altre, tante, occasioni mal sfruttate da Baptista e compagni per rimpinguare il bottino, per rendere più rotondo un risultato che, già così, suona come una condanna senza appello per il Napoli, spento e senza idee sia sul campo che in panchina. Perchè l'ingresso di Denis, ad una ventina di minuti o poco più dalla fine, e sotto di tre reti altro non è che il sintomo di una confusione generale. Il fischio finale del modesto Morganti sancisce la fine dell'incubo e regala la scena a tre giorni di riflessione perchè mercoledì si tornerà in campo ed a Firenze non è più possibile fallire. 

 

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