CIAO MICHELE, “ONESTAMENTE” ERI UN GRANDE

E’ sempre strano parlare di una persona che se ne va. Una delle cose meno semplici del mondo è puntare le dita sulla tastiera e iniziare a ricordare un amico che non c’è più. Io voglio salutarlo provando a descrivervi ciò che lui, Michele Onesti, rappresentava per me e per la nostra redazione. Il nostro Michele ci ha lasciati e nel nostro cuore c’è tanta tristezza nel dirgli addio. Ma poi la tristezza pian piano lascia posto ad un sorriso sincero, perché subito ci vengono in mente i suoi scritti, così vivaci e ricchi di spunti divertenti.

 

Non era uno scrittore, no di certo. Ma Onesti era forse il più grande appassionato di Napoli che abbia mai conosciuto in vita mia. E dire che ne ho visti, allo stadio, per strada, in giro per l’Italia e oltre, a seguire gli azzurri come una religione. La sua passione era invece molto diversa, eppure altrettanto genuina. Per ovvi motivi non poteva seguire gli azzurri né allo stadio né intorno al mondo, ma il modo di essere vicino ai suoi beniamini lo trovava ugualmente. Pensate a un giovanotto di oltre settant’anni che così, di punto in bianco, si improvvisa webmaster e opinionista senza alle spalle alcun titolo né conoscenze pratiche. Mi viene in mente mio nonno e le sue difficoltà nel capire cosa sia un telefonino (figuriamoci un pc) e poi vedo lui, intraprendente al punto di crearsi da solo un sito internet personale (www.micheleonesti.it). E addirittura di filmarsi e mettersi online, per il solo gusto di esprimere la sua opinione su ciò che tanto scalda i nostri cuori: il Napoli. Il nostro Napoli, il suo Napoli, la squadra per la quale chiamava tutte le trasmissioni televisive partenopee praticamente ogni giorno, al solo scopo di parlare in diretta. La squadra alla quale aveva deciso di dedicare tutte le sue giornate, lavorando da solo quanto farebbe un’intera redazione. Scriveva a fiumi, torrenti di pensieri in libertà e spesso (bisogna dirlo, a onor del vero) con qualche nesso logico mancante e alcuni divertenti strafalcioni grammatico-sintattici. Ed il mio lavoro per lui era proprio questo, leggere le sue divagazioni e renderle “accessibili” giornalisticamente parlando. Negli ultimi tempi per mancanza di tempo avevo trovato un valido appoggio in tutti i ragazzi della redazione: ognuno di noi, una volta a settimana, si dilettava con grande piacere a correggere la bozza di “nonno Michele”. Era un vero divertimento per noi e ci dava soddisfazione, perché consapevoli di star regalando momenti di grandissima gioia a un grande tifoso. La parte più bella era la corrispondenza, le e-mail che ci mandava per ringraziarci o per dispensare consigli paterni. Li accettavamo di buon grado, perché nonostante tutto lo consideravamo un “collega” più esperto.

 

Adesso tutto questo non ci sarà più. Niente più complimenti, niente più consigli, niente più articoli. E ci mancheranno da morire le sue trovate argute, i detti e proverbi di tanti anni fa che infarcivano i suoi lavori. Ci mancherà perfino l’arte di cambiare idea a seconda del risultato, caratteristica peculiare di ogni tifoso partenopeo che si rispetti. E Michele incarnava alla perfezione il prototipo del napoletano “alla Pulcinella”, spettacolarmente verace e pittoresco. Ed era fiero di esserlo così come noi eravamo fieri di collaborare con lui e godere dei suoi capolavori. Ciao Michele, te ne vai lassù lasciandoci un sorriso sulle labbra, che è  il più bel modo possibile. E siamo certi che a fine campionato il tuo amato Napoli ti regalerà un sogno europeo che tu inseguivi già dagli anni della C.  

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