CIAO GENNARO, NON SERVI PIU’…

Un commiato del genere, caro Gennaro, proprio non te lo meritavi. Mandato via come un Navarro qualsiasi, al termine della peggiore stagione dell'era De Laurentiis. Incluso nella stessa lista di sbarco che comprende i reali artefici di questa vergognosa annata, anche se con certi soggetti non hai nulla a che fare. Tutti nello stesso girone: i colpevoli e gli altri, quelli ritenuti semplicemente non più utili. Messo alla porta come il classico elettrodomestico "scassato", in attesa che passi qualcuno e levi l'ingombro. Come se quel famoso "il Napoli ai napoletani" non valesse più. Ed invece vale ancora, solo che alcuni napoletani sono più uguali degli altri. Siamo in Italia, del resto.

 

L'argomento gruppo storico è stato classificato nella cartella "fine della riconoscenza" e, ancora una volta, sei stato incluso in una lista con cui non hai nulla a che fare. Lo dice il campo che non hai nulla a che vedere con onesti lavoratori come Grava, Montervino, Amodio, Pià e via discorrendo. Quella porta è sempre stata tua e solo il dannato mal di schiena te l'ha levata, consegnando una preziosissima occasione a Navarro, con i risultati che ne sono seguiti. Gente che pensa di avere solo diritti ma nessun dovere mentre tu hai lasciato la massima serie per infilarti in quell'inferno che è la terza serie solo per amore della maglia. Peccato lasciarsi così. Avresti meritato un'ultima partita al San Paolo ed il caloroso saluto della tua gente, proprio come è successo al Pampa Sosa. Avresti meritato di far parte di un Napoli finalmente forte e competitivo ed invece dovrai abbandonare la festa sul più bello. Ti hanno fatto annusare il banchetto e ti hanno messo alla porta ma siamo certi che non farai alcuna azione di forza. Non alzerai la voce e nemmeno scriverai patetiche letterine, rivendicando napoletanità o dignità varie,  anche se di questi tempi sembrano andare parecchio di moda. Saluterai e ringrazierai tutti perchè ti abbiamo conosciuto come vero uomo e leader di questa squadra.  

 

Non un semplice portiere ma il custode dei sogni di sei milioni di tifosi. Un feeling tanto immediato quanto naturale quello con la tua gente. Questione di pelle, di sensazioni e di stimoli che sembrano così lontani se rapportati  al calcio di questi tempi. Un tempo si chiamavano bandiere, oggi sono merce rara se si  pensa che certi giocatori venderebbero i propri cari per un adeguamento contrattuale. Non ha senso che i dirigenti di questo calcio parlino di propositi di moralizzazione quando avvengono episodi spiacevoli come il tuo. Ad un monumento come Maldini è andata pure peggio, contestato nel giorno della festa.Gli inglesi, da cui dovremmo imparare qualcosina, dedicano un match d'addio a tutti i giocatori che hanno avuto una lunga militanza all'interno del club, al di là della bravura. Inutile dire che non è un pro forma ma qualcosa di realmente sentito, con tanto di stadio sold out annesso. 

 

Purtroppo è andata così, Gennaro. Vorra dire che l'applauso te lo faremo col cuore, perchè te lo meriti. Meriti di essere ricordato tra i portieri storici di questa squadra, insieme con gli idoli della tua infanzia, Zoff e Castellini, fino a quelli degli Scudetti Garella e Giuliani. Se oggi possiamo goderci i Quagliarella, gli Hamsik ed i Lavezzi è anche merito delle tue parate negli anni più difficili della risalita. Se dopo anni di anonimato e sofferenze possiamo riassaporare il gusto di sfidare le migliori lo dobbiamo a uomini come te, che hanno sposato in toto la causa quando esistevano solo le promesse e le premesse di un grande Napoli. Dall'inferno di Acireale alla dolce notte di Lisbona: ciao Gennaro, saresti servito ancora. 

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