CI PIACE VINCERE DIFFICILE

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Chissà, forse non è un caso che queste feroci polemiche cadano proprio nei giorni in cui a Napoli si celebra una sorta di Santo patrono bis. Giusto oggi, cinquantadue anni fa, nasce Diego Armando Maradona. Voi direte: che cosa c'entra Maradona con lo scempio di Catania? C'entra, c'entra. E se mi date due secondi ve lo spiego pure.  

Sono trent'anni che osanniamo il più grande calciatore di tutti i tempi, eppure se accendiamo un attimo la calcolatrice ci rendiamo conto che sono in centinaia ad aver vinto più di lui. Due scudetti, una Coppa Uefa ed un Mondiale, più qualche manciata di successi ottenuti in Argentina. Di certo non è questo a rendere il Pibe l'indiscutibile Numero Uno, non quanto tutte le implicazioni socio-politiche che incarnava ognuno dei pochi trofei che ha alzato al cielo. Prendiamo Napoli, ad esempio. Sette anni iniziati al sole e finiti nell'ombra di nuvoloni di tempesta, ma tutti sempre sotto la stessa stella: quella della ribellione, del riscatto di un popolo contro la tirannia del potente di turno. Torino o Milano cambiava poco: c'era sempre qualche nemico oscuro contro cui combattere, il grande oppressore che vince con prepotenza e alla fine ti deride pure, con la tracotanza che ha soltanto chi sa di avere spalle abbastanza coperte da non poter perdere mai, o almeno non contro di te. È per questo che fu così bello vincere quei due scudetti. Per il titolo in sé, certo, ma anche per quello che rappresentava. Quel giorno che Maradona guidò Tacconi in rete insieme al pallone fu per Napoli un giorno memorabile. Non solo una vittoria, ma uno schiaffo alla Juventus, a Torino e a tutti i torinesi “col difetto”, quelli che anche quando rubano lo fanno senza pistola. Perché a loro è tutto dovuto, non hanno bisogno di estorcere nulla. 

Ecco, purtroppo da quei giorni gloriosi a oggi è cambiata soltanto una cosa: che un altro Maradona non ci sarà mai più. Il resto è rimasto tutto come prima, dal disprezzo per il paria alle vittorie “perché sì”, passando per quelle argomentazioni sommarie accampate con aria di sufficienza, come fanno i peggiori figli di papà. Già, perché è questo che sono ed è per questo che sono così odiosi, mille volte di più dei tifosi di altre squadre che di tanto in tanto si avvalgono di “aiutini”: dei figli di papà senza alcuna vergogna. Non perdiamoci più tempo, lasciamo in un cassetto le polemiche sui Rizzoli, sui Maggiani ed altra robaccia simile, venduti o incompetenti che siano. Giochiamo, vinciamo e poi aspettiamo, che tanto a Napoli sempre ci devono venire. Perché noi non vinciamo, ma se vinciamo lo facciamo “contro”, oggi come ieri. E la vittoria avrà sempre quel sapore speciale, anche se non c'è più Gesù. Anzi, forse anche un po' di più. Buon compleanno Diego, che la tua irriverenza ci dia la forza per affrontare anche gli ultimi disgustosi eventi.

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