CI PENSA IL PIPITA: IL NAPOLI ZITTISCE IL ‘FRANCHI’

Pur non dominando totalmente, gli azzurri disputano un match concreto e ordinato mettendo in difficoltà la Fiorentina nei primi 45′. E dopo aver colpito con Higuain, chiudono bene la porta: è terzo posto

FIORENTINA (4-3-3): Neto; Alonso (83’ Pasqual), Gonzalo Rodriguez, Savic, Tomovic; Mati Fernandez, Aquilani (65’ Pizarro), Borja Valero; Ilicic (73’ Mario Gomez), Babacar, Cuadrado (Tatarusanu, Richards, Badelj, Vargas, Marin, Kurtic, Joaquin, Basanta, Lazzari). All. Montella.
NAPOLI (4-2-3-1): Rafael; Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Jorginho, David Lopez; Insigne (25’ Mertens), Hamsik (75’ De Guzman), Callejon; Higuain (85’ Henrique) (Colombo, Andujar, Britos, Mertens, Mesto, Gargano, Inler, Duvan Zapata). All. Benitez.
Arbitro: Valeri (Roma 2)
Guardalinee: Marrazzo (Tivoli) – Dobosz (Roma 2)
IV uomo: Nicoletti (Macerata)
Arbitri addizionali: Damato (Barletta) – Gervasoni (Mantova)
Marcatori: 62’ Higuain.
Ammoniti: 32’ Koulibaly (N), 38’ Ilicic (F), 54’ Savic (F), 56’ Jorginho (N), 91’ Henrique (N), 92’ Cuadrado (F).
Recupero: 1’ pt, 3’ st.

Il grande momento del Napoli continua, in quella Firenze che, da qualche tempo a questa parte, evidentemente porta bene ai partenopei. Che tornano a casa dal ‘Franchi’ con tre punti pesantissimi, preziosi e soprattutto meritati. I ragazzi di Benitez superano l’esame di maturità al termine di una partita intelligente, dominata senza strafare nella prima frazione e fatta propria con concretezza nella ripresa. Quella concretezza che rappresenta il miglior marchio di fabbrica del tecnico spagnolo e del suo ariete Gonzalo Higuain, a cui non si può chiedere di sbagliare l’occasione più nitida, quella che punisce Montella e i suoi, usciti dal guscio a frittata già fatta e sbattuti contro il muro ordinato eretto dagli azzurri. Grintosi e precisi nelle chiusure, poco distratti, consapevoli che stavolta la posta andava condotta in porto. E l’hanno fatto a dovere, guadagnandosi il terzo posto. Non mancano le note stonate: l’infortunio a Insigne (ginocchio distorto e possibile interessamento dei legamenti: auguri Lorenzo!) e quegli sprechi offensivi che, se cancellati, eviterebbero molte angine e infarti ai tifosi.

ADAGIO E CRESCENDO – Squadra che vince non si cambia: Don Rafé, lasciato il turnover all’Europa League, riconferma in toto lo stesso Undici che ha prevalso sulla Roma. Ghoulam agisce a sinistra in terza linea, a centrocampo torna il collaudato tandem Jorginho-Lopez, in attacco Mertens comincia come riserva, stanti Insigne, Hamsik e Callejon alle spalle di Higuain. Sul fronte viola Montella, penalizzato in attacco dalle mancanze di Pepito Rossi e Bernardeschi, conferma il tridente di Genova Ilicic-Babacar-Cuadrado, con il colombiano già utilizzato in Europa contro il PAOK e con Gomez seduto in panca. In mediana non c’è Pizarro, spazio a Borja Valero, Aquilani e Fernandez, mentre in difesa riecco Tomovic a destra, con Alonso dal lato opposto e la coppia centrale Rodriguez-Savic. Non è maluccio l’inizio della Viola, brava a pressare i partenopei nella loro metà campo e a manovrare specialmente sulle fasce, aiutata anche dal buon lavoro di sponda svolto da Babacar sul fronte offensivo. Gli azzurri però tengono in apprensione Neto già all’inizio, prima con Higuain al 7’ su intelligente assist di Hamsik (a lato non di molto), poi con Insigne, due minuti dopo, al termine di una bella iniziativa personale (stessa sorte). E dopo dieci minuti non proprio brillantissimi è ancora Lorenzo, dal limite dell’area, a cercare la sorpresa con un destro bloccato dal portiere brasiliano. Ma la sfortuna si accanisce con il Magnifico, tradito da una maldestra torsione del ginocchio su un contrasto con Ilicic: dolore fortissimo e insostenibile, il frattese lascia il posto a Mertens. E il belga mette piede in campo al 25’, poco prima cioè che Higuain si beva in serpentina quattro avversari e allungandosi però la palla dinanzi a Neto, perdendo così l’occasione buona. Al 31’ è proprio il folletto Dries a cercare il bersaglio grosso da fuori area, facendo tutto da solo: oltre l’incrocio il suo destro niente male. E da quel suo piede al 34’ parte una lunga ed elaborata azione, al termine della quale Hamsik e il Pipita, in ordine di tempo, arrivano molli e poco decisi al tiro ravvicinato sotto porta, graziando Neto e i suoi. Molle arriva sul pallone anche Callejon, al 43’ su assist di David Lopez: alto il destro dell’andaluso, benché ingannato dal rimbalzo. Alla fine il goal arriva, e lo firma Higuain con un’altra rovesciata su corner, peccato che l’argentino sia in offside al momento dell’esecuzione, beccato dal guardalinee Dobosz. Il finale in crescendo degli azzurri non è casuale: le buone geometrie di Jorginho, le frequenti discese di Mertens e Ghoulam, e qualche (qualche, eh…) discreto movimento di Hamsik corroborano il gioco e mantengono sotto scacco i ragazzi di Montella. Ma Marek come al solito sbaglia controlli facili, Lopez non chiude sempre a dovere e Calleti scende poco, costretto a dover pensare a ciò che accade dall’altra parte, ove sul suo lato hanno attaccato in due-tre. Eppure il furore iniziale dei ragazzi di Montella è svanito nel corso dei minuti. Le sortite di Ilicic e Savic a destra, e di Cuadrado e Alonso a sinistra spalleggiati da Valero, si sono affievolite a causa dell’attenta copertura messa su da Koulibaly e compagni. Solo quando i partenopei si sono aperti centralmente, la Viola ha trovato varchi per tirare, peraltro solo due volte: con Babacar al 18’ (missile da venti metri che fa la barba alla traversa) e con Ilicic allo scadere (sinistro debole e ampiamente a lato). E a parte qualche altra sporadica azione, i padroni di casa non si sono resi pericolosi, anche per la scarsa ispirazione dei centrocampisti.

COLPO-PIPITA E TUTTI IN DIFESA! A inizio ripresa novità in casa viola: Montella torna al vecchio 3-5-2 rimettendo Cuadrado sul ‘suo’ lato destro e lasciando il lato mancino ad Alonso, leggermente più basso rispetto al colombiano. E rispetto al primo tempo i risultati sembrano vedersi: il ritmo dei toscani cambia, le folate laterali crescono. Tutto questo mentre gli azzurri sembrano partire col freno a mano tirato, data la perenne fase rem di Hamsik e gli inopinati errori di Mertens, intestarditosi in giocate improbabili. Il gioco azzurro latita a centrocampo, ci si affida talvolta al lancio lungo con risultati inefficaci. E la Fiorentina tenta il colpaccio con tiri da lontano, tipo quello di Cuadrado che al 59’ stimola i riflessi pronti di Rafael: l’ex Santos respinge in angolo. Tempo un minuto e il Napoli imbastisce una ripartenza veloce: Callejon scatta e suggerisce per Hamsik, ma per lo slovacco non è serata, giacché il suo sinistro è troppo debole per impensierire Neto. Al 62’ però Maggio imbrocca finalmente un cross buono, Tomovic va col liscio e Higuain, solo soletto, non può sbagliare: destro potente e imparabile per il numero 1 viola. Colpita quasi a freddo, comunque non immeritatamente, la Fiorentina si getta all’assalto, tanto più che Montella cerca di affidarsi alla fantasia inserendo Pizarro al posto di uno spento Aquilani. Intanto il Napoli non sta a guardare, e anzi prova a sferrare il colpo del ko, solo che affidare il match point sui piedi di Hamsik è chiedere l’impossibile: Mertens gli serve pure un bell’assist, ma Marek ciabatta alle stelle (69’). Gli anfitrioni fanno incetta di calci d’angolo, quelle palle piazzate sulle quali potrebbe fare la differenza uno come Mario Gomez, gettato nella mischia da Montella al 73’. Benitez risponde a Vincenzino due minuti dopo, togliendo Hamsik e inserendo De Guzman, eroe di Coppa. I chicos di Don Rafé non fanno catenaccio, se è vero com’è vero che quando possono riescono a tenere gli avversari lontani da Rafael. Tuttavia questi ultimi non demordono: all’80’ Cuadrado indovina il traversone preciso per Gomez, e soltanto la traversa dice no a Supermario, con portiere e Koulibaly immobili. Un giro di lancette e, sull’ennesima ripartenza, Higuain pesca De Guzman in area, l’olandese pecca d’altruismo e il Pipita manda alto di destro al volo. Poco dopo Montella esaurisce i cambi mandando in campo Pasqual, e il capitano viola trova bene in area ancora Gomez: colpo di tacco, palla a lato. Arriva poi una mossa a sorpresa da parte di Benitez: entra Henrique ed esce Higuain, proprio nel momento in cui lì davanti servirebbe qualcuno che garantisca tecnica e ordine in contropiede. Certo, uno come l’ex Palmeiras occorre per tenere a bada Gomez, oltreché per spazzare l’area e scendere in mediana a rintuzzare sul nascere i toscani. I quali però proseguono imperterriti nel loro forcing, finché a due minuti dal gong, al termine di una lunga azione, Pasqual si sistema la palla sul mancino e tira, Rafael non ci arriva ma Koulibaly ci mette una pezza provvidenziale. Provvidenziale quanto quelle che in precedenza avevano già tirato fuori i suoi compagni, bravi a neutralizzare ogni affondo, ogni passaggio, ogni traversone. Un Napoli bravo anche in difesa, quindi: ma come, non era Rafa colui che alla fase passiva presta poca cura? Probabilmente non è così, perché l’attenzione del pacchetto arretrato spegne le speranze viola e consente al Ciuccio di proseguire la sua corsa e di tenersi saldo dietro Juventus e Roma. Lì dove merita di stare, lì dove è arrivato al termine di un percorso che promette di proseguire su questa base. Una base solida, basata su concretezza, gioco propositivo e concentrazione. Una base sicura, da cui ripartire senza meno dopo la sosta.

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