CELLINO TURANDOT ASPETTA MISTER CALAF

La macchina della giustizia sportiva è spesso lenta, ma quasi sempre arriva a delle conclusioni. L’altra settimana, un anno e mezzo dopo il fatto compiuto, è arrivata la radiazione di Ermanno Pieroni, che nella sua carriera di dirigente sportivo ha vinto tanto prima di combinare disastri su disastri negli ultimi anni di attività. Per il crack dell’Ancona, Pieroni ha visto il sole a scacchi, e quando è uscito di galera ha sputato fiumi di veleno su Luciano Moggi, savo non parlarne più poco tempo dopo. Pieroni ha trovato nuovamente lavoro nell’Arezzo, e quando tutto sembrava andare per il verso giusto è arrivato un colpo da ko. D’altronde, ed è stato detto più volte, il calcio non ha bisogno di ragionieri…A proposito, il ragioniere più famoso di Firenze ma lumbard di nascita non ha preso parte ad un convegno organizzato a Nocera Inferiore sul tema dell’ordine pubblico. Ufficialmente, Mario Macalli era "febbricitante": i tifosi del Napoli continuano a sperare che il giorno della Supercoppa di C, quando a Macalli toccherà premiare le vincenti della terza serie, quei fastidiosissimi raffreddori primaverili non disturbino la sua salute tanto da non farlo essere presente…Restando in Campania, ad Avellino ci si lamenta degli arbitri, dimenticando che lo scorso anno non sono mancati episodi favorevoli (eufemismo) ai biancoverdi. Colomba spera di mangiare presto il panettone, chissà se arriverà a Pasqua quando dovrà mangiare se stesso. Certamente Massimo Cellino ha da mangiarsi le mani. Il presidente del Cagliari veste i panni della bella Turandot che aspetta invano il suo Calaf. Tesser, Arrigoni e Ballardini non hanno saputo risolvere l’enigma più grande: come salvare una squadra che il presidente ha distrutto con le sue decisioni assurde. Tocca ora a quella vecchia volpe di Nedo Sonetti cercare la chiave di volta per venire a capo del mistero, ben sapendo che se non dovesse riuscirci a morire sarebbe il Cagliari…Allenatori che vanno, allenatori che vengono. E allenatori che si inventano imprese non proprie. E’ il caso di Silvano Fiorucci, secondo del dimissionario Giorgio Rumignani sulla panchina del Foggia. Per cercare di strappare la panchina ad altri e più esperti allenatori, Fiorucci va dicendo cose assurde, come quella di aver salvato l’Arezzo quando subentrò allo stesso Rumignani. Peccato che quell’anno l’Arezzo retrocesse, prima di essere ripescato e volare in B sotto Mario Somma. E peccato anche che gli almanacchi comprovino che Fiorucci non ha affatto collezionato – come lui dice – una "caterva di punti" quando subentrò al pensionabile maestro alla guida del Benevento. Cosa non si fa per sbarcare il lunario: per Fiorucci sarebbe un successo conservare la panchina del Foggia contro il Napoli, ancor di più strappare uno 0-0 alla capolista. Pillola finale per un allenatore entrato nella storia del Napoli. Si tratta di Ettore Donati, il cui Chieti è stata l’unica squadra ad aver espugnato lo stadio San Paolo nella giovane storia della Napoli soccer. Donati, che lo scorso anno allenava in C1, ha firmato per l’Angolana, società abruzzese di serie D sotto la presidenza dell’industriale De Cecco. Per la serie: chi si accontenta gode…

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