CALLEJON NON BASTA: A SAN SIRO UN GIUSTO PAREGGIO.

Al ‘Meazza’ Inter e Napoli si dividono un tempo per parte. Ma gli azzurri non sfruttano le due belle reti dell’andaluso: prima Guarin e poi Hernanes li riacciuffano. Ne vien fuori un punto logico, utile a poco

INTER (3-5-2): Handanovic; Ranocchia, Vidic, Juan Jesus; Obi (57’ Mbaye), Hernanes, Medel (81’ Guarin), Kovacic, Dodò; Palacio, Icardi (Carrizo, Berni, Andreolli, Kuzmanovic, Khrin, M’Vila, Bonazzoli). All. Mazzarri.

NAPOLI (4-2-3-1): Rafael; Zuniga, Albiol, Koulibaly, Britos (75’ Ghoulam); David Lopez, Inler; Callejon, Hamsik (62’ Jorginho), Insigne (69’ Mertens); Higuain (Andujar; Colombo; Henrique, De Guzman, Maggio, Mesto, Michu, Duvan Zapata). All. Benitez.

Arbitro: Orsato (Schio)

Guardalinee: Manganelli (Valdarno) – Meli (Parma)

IV uomo: Vuoto (Livorno)

Arbitri addizionali: Rizzoli (Bologna) – Irrato (Pistoia)

Marcatori: 79’ Callejon (N), 82’ Guarin (I), 90’ Callejon (N), 90’+2’ Hernanes (I).

Ammoniti: 37’ Hernanes (I), 45’ Britos (N), 70’ Higuain (N), 73’ Jorginho (N), 85’ Juan Jesus (I) .
Recupero: 1’ pt, 4’ st.

Note: Espulsi al 70’ l’allenatore in 2^ del Napoli Pecchia e all’84’ l’allenatore dell’Inter Mazzarri per proteste.

Premessa: il 2-2 con cui s’è chiuso Inter-Napoli non si può definire ingiusto. Nerazzurri quasi perfetti nel primo tempo, azzurri in netta ripresa nel secondo round: logico che la posta venga equamente spartita. Eppure a un certo punto il Ciuccio ce l’aveva fatta. Forse a mo’ di premio eccessivo, ma con concretezza e tenacia, aveva scalciato il Biscione approfittando delle sue tante chances sprecate nei primi 45’. Tuttavia era destino che, di riffa o di raffa, Mazzarri dovesse riprendere per i capelli la terza sfida degli ex, approfittando degli ennesimi difetti ed errori degli azzurri. Commessi (sarà un caso …?) dai soliti noti, gli uomini che complicano il volo al collettivo di Benitez. E che in futuro potrebbero rendere ancor più complicate le prossime esibizioni. Nulla da obiettare al mister spagnolo. Concedere spazio ai contendenti all’inizio, forse, era troppo da harakiri. Ma lasciarli sfogare e poi colpirli sul più bello non è strategia da disprezzare, anzi. Se però si sbaglia ….

MOLTA INTER, POCO NAPOLI – Costretto dallo sfortunato forfait di Gargano, Don Rafé deve ripiegare per forza su Inler e Lopez in mediana: tanta lotta, poco governo. Ma la scelta più interessante avviene in difesa: sulla destra non c’è Maggio, ecco Zuniga sul suo lato naturale, con Britos sulla corsia sinistra. In attacco Insigne viene preferito a Mertens. Sull’altro fronte, Mazzarri, privo di D’Ambrosio e, all’ultim’ora, di Nagatomo, rispolvera Obi dopo un’eternità e a sinistra punta su Dodò. In attacco coppia argentina Icardi-Palacio, in mediana Kovacic regista ed Hernanes vertice alto, con Medel a fare da guardia. In press conference Benitez aveva detto: “L’Inter non potrà rinunciare ad attaccare”. E difatti per tutto il primo tempo i nerazzurri si buttano in avanti. Non a spron battuto nei primi minuti, tentando di ragionare con un giro palla poco veloce. Più insistentemente in seguito, allorquando i partenopei concedono fin troppa disponibilità. Desideroso di rifarsi del tempo perduto, Obi si mette in evidenza alle prime battute con frequenti folate, approfittando anche dell’immobilismo del suo dirimpettaio Britos. Del nigeriano, non a caso, la prima conclusione a rete: mancino da fuori area, para Rafael (5’). Poco dopo è il turno di Hernanes, dalla parte opposta seppur da simile distanza: ampiamente a lato (8’). Uguale sorte ha un colpo di testa su corner dell’ex laziale (11’). E col passare del tempo le chances della Beneamata si producono a ripetizione. Si fa vedere anche Maurito Icardi: al 18’ viene lasciato solo soletto da Albiol su taglio di Hernanes, e fortuna che lo spagnolo torna su di lui immolandosi sul suo tiro; sei giri di lancette e, imbeccato da un traversone di Dodò, l’argentino la spizza di testa sibilando il palo. Dinanzi all’assalto meneghino, i partenopei rimangono inermi. Poca e a tratti la densità, pochissima la pressione, sicché per gli avversari diventa facile affondare. Soprattutto in mezzo, laddove la lentezza di Inler apre talvolta praterie ai ragazzi di Mazzarri, oltre a provocare scollature tra reparti e una quasi impossibilità nella manovra. Se poi in quest’ultima si sbagliano fraseggi e passaggi, se Hamsik non prende la squadra in mano, se Callejon risulta non pervenuto e se Lopez svolge solo lavoro sporco, tutto si fa più difficile. E l’Inter riprende la sinfonia, alla quale si alternano Hernanes (shoot alto dai 20 metri al 27’), Icardi (colpo di testa bloccato da Rafael su cross di Kovacic al 32’) e Palacio (conclusione smorzata da Koulibaly al 35’). Fino all’acuto: ossia, al clamoroso palo colto dal limite dal Profeta su invito di Juan Jesus. Bella l’esecuzione, ma il brasiliano ringrazi il solito Inler, generoso nel lasciargli spazio. E il Napoli? Quando Hamsik si ricorda di essere un centrocampista bravo ad attaccare lo spazio, gli capita l’occasione buona su assist di Insigne: posizione defilata, bello il mancino, ma Handanovic ci mette una pezza provvidenziale (29’). A parte questo lampo, a parte la solita botta inconcludente di Inler (38’) e a parte un’uscita-kamikaze di Handanovic su Higuain ben pescato da Lorenzo allo scadere, dal fronte azzurro non si vede null’altro. Troppo poco per impensierire un Biscione che vince specialmente il duello nelle seconde palle. A perdere, invece, sono le punte di Don Rafè, assai poco incisive (in primis il Pipita). E perde, forse, sebbene non nettamente, anche la tattica scelta: essere troppo permissivi è un suicidio rischioso.

MEGLIO AZZURRI. MA CHE PECCATO! – Chissà, magari l’antifona giunge anche ai partenopei, dato che sembrano iniziare la ripresa con un piglio diverso. Tanto che al 50’ Hamsik rimembra nuovamente quelle sue note caratteristiche, innesca bene Insigne nel cuore dell’area, ma il frattese, a tu per tu con Handanovic, coglie il legno col piatto destro. Nonostante la gherminella, però, i difetti non scompaiono: Inler movioleggia, Marekiaro si addormenta di nuovo e pertanto l’Inter riassume il comando delle operazioni, seppur con meno impeto e precisione rispetto alla prima frazione. Mazzarri fa rifiatare Obi e getta nella mischia Mbaye: più legna sulla fascia. Benitez gli risponde quasi subito. E con quale mossa? Fuori Hamsik, dentro Jorginho: 4-3-3 in piena regola. Tutto questo poco prima che Callejon tenti di scuotersi dal torpore con un bel destro dai 16 metri: palla smorzata, Handanovic riesce comunque a respingere (64’). Non si scuote invece Higuain: quando Calleti gli da palla al limite dell’area, il Pipita si produce nel più tragicomico dei lisci e lancia un campanile al portiere nerazzurro (66’). E, poveretto, finisce sul taccuino del signor Orsato per aver protestato causa un fallo commesso su di lui da Vidic; peccato che la ‘cravatta’ dell’ex United ci fosse tutta, eccome …. E ne fa le spese anche Pecchia, espulso dalla panchina dal fischietto veneto. E poco dopo Orsato ripete il suo show ammonendo eccessivamente Jorginho per un fallo tattico su Kovacic. Intanto Don Rafé ha messo mano alle altre due strategie: via Insigne, dentro Mertens; poi, out Britos, in Ghoulam. E al 79’, dai piedi, anzi dalle mani dell’algerino, parte l’azione che non t’aspetti: rimessa laterale in area di Faouzi, Vidic la coglie col capoccione alla bell’e meglio e serve un assist al centro per Callejon che col destro, alla sua maniera, al volo, infila Handanovic. Nemmeno il tempo di gioire, però, che tre minuti dopo Rafael e Inler confezionano su angolo un bel regalino per l’Inter: Dodò la mette in mezzo, Icardi la spizza, lo svizzero si dimentica di Guarin e il brasiliano non esce dalla porta, consentendo al colombiano la stoccata fatale. E pensare che Fredy era entrato poco prima al posto di Medel …. Rabbia in casa Napoli, gioia ed euforia nel clan interista. Anche troppa, poiché Mazzarri, forse troppo esaltato, si fa mandare via da Orsato. I milanesi cercano di sfruttare l’onda lunga del goal e si lanciano al forcing finale, gli azzurri turano i buchi, ma non rinunciano alle ripartenze. Tipo quella che mette Mertens in condizione di dare a Higuain la sfera buona in area: il Pipita la tira, Vidic gli dice no. Poi, nel giro di un minuto, altre emozioni a ripetizione da una parte e dall’altra. E’ la serata di Callejon: allo scoccare del 90’ David Lopez (!) lo imbecca con il più preciso dei passaggi aerei, complice un terzetto difensivo nerazzurro dormiente, e l’andaluso con un sinistro al volo batte Handanovic per la seconda volta. Ma è anche la serata di Dodò: l’ex romanista indovina un altro cross a regola d’arte: la retroguardia partenopea va a farfalle, e così ancora Rafael, il quale arriva in netto ritardo sulla capocciata di Hernanes. Alle fine mancano due giri di lancette: peccato …. Beh, certo non s’è perso e, come detto in precedenza, l’X ci sta tutto. Anzi, può persino andare bene, essendo stato ottenuto in trasferta. Ma se non ci fossero stati quegli errori (sempre gli stessi, come identici sono i colpevoli), se la concentrazione non fosse venuta meno nei momenti cruciali, una bella vendetta contro l’ex sarebbe stata ad hoc. Invece tra le mura amiche l’ex se l’è cavata per il secondo anno consecutivo; chissà se al ritorno al San Paolo gli andrà meglio…. E chissà se il Napoli avrà un po’ di fosforo in più in difesa.

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