CALCIOPOLI, CHIUSA L’INCHIESTA GEA

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L’inchiesta sui presunti illeciti della Gea World si è conclusa. Ieri, sono stati depositati dai Pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara gli atti relativi all’indagine. Adesso, il prossimo passo sarà l’eventuale rinvio a giudizio dei numerosi indagati della società romana, posta in liquidazione volontaria dallo scorso 1° agosto. Due le ipotesi di reato: l’associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minaccia e violenza privata è stata contestata al presidente, Alessandro Moggi, a suo padre Luciano, ex direttore generale ed ex membro del cda Juventus, Franco Zavaglia (socio Gea), Davide Lippi (procuratore), Riccardo Calleri (socio), Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo (ex collaboratori dei due Moggi). Invece sono state stralciate dai magistrati le posizioni di Chiara Geronzi, Giuseppe De Mita e Tommaso Cellini: forse questi tre potrebbero essere non più coinvolti nella vicenda. Luciano Gaucci, ex patron del Perugia incluso in un altro ramo dell’inchiesta, è indagato di illecita concorrenza. I legali di “Moggino” prepareranno nei prossimi giorni una memoria difensiva.

Secondo i Pm Palaia e Palamara, Luciano e Alessandro Moggi con Franco Zavaglia sarebbero i promotori dell'associazione per delinquere che avrebbe portato la Gea World ad esercitare un ruolo dominante nel mondo del calcio. Nel loro provvedimento si legge che i tre l’avrebbero creata al fine di “acquisire il maggior numero di procure sportive e, tramite esse, ottenere un potere contrattuale in grado di incidere in maniera determinante sul mercato calcistico per condizionare la gestione dei calciatori e, di riflesso, quella di svariate squadre del campionato di calcio”. Tra queste Siena, Reggina, Messina, Crotone e Avellino. Gli inquirenti puntano l’indice contro il ruolo chiave svolto da Luciano Moggi, che poteva sfruttare il “potere e la forza di intimidazione derivantegli dai metodi usati nella sua ultratrentennale esperienza nel mondo del calcio e la capacità di sopraffazione che sempre più aveva acquisito sui giocatori, su taluni dirigenti delle società di calcio nonchè sugli organi preposti al controllo dell'attività degli agenti dei calciatori e, quindi, anche nei confronti dell'attività svolta dalla stessa Gea”. Le accuse mosse agli indagati riguardano i metodi con i quali avrebbero indotto diversi calciatori a lasciare i loro agenti e ad affidarsi alla Gea, in modo da ottenere rinnovi ed adeguamenti contrattuali o per ottenere il trasferimento ad altre società (tra tutte la Juventus). Un esempio tra questi, contestato a “Moggino” e a Davide Lippi, è stata l’ipotesi di trasferimento alla Juventus per il difensore Giorgio Chellini e “la possibilità di ottenere una convocazione nella nazionale di calcio grazie al rapporto parentale esistente tra Davide Lippi e Marcello Lippi”. Quanto alle posizioni di Chiara Geronzi, Giuseppe De Mita e Tommaso Cellini, finiti nell'inchiesta riguardo all’adesione alla Gea di Alessandro Nesta, i pm Palaia e Palamara non hanno riscontrato fattispecie penalmente rilevanti. Per questo hanno deciso lo stralcio e la eventuale richiesta di archiviazione. Ma sulla Gea pende ancora un dubbio sollevato nel novembre 2002, da Francesco Tirelli, allora senatore, in un’interpellanza presentata al governo Berlusconi con il collega Stiffoni. “Sottolineammo che nell’azionariato della Gea – conclude Tirelli – era presente Romafides, fiduciaria di Capitalia, che nascondeva un socio inconfessabile: ipotizzammo che fosse Luigi Carraro, figlio di Franco allora presidente della Federcalcio. Il sistema calcio ebbe un reazione molto cattiva nei nostri confronti: attendo ancora di sapere chi si nascondesse dietro Romafides”.(la padania)

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