CALCIO SCOMMESSE 1980, TUTTA LA VERITA’

Lo sconquasso che ha provocato nel calcio italiano la vicenda di "calciopoli" è pari, a nostro avviso, a quello del 1980 nel quale, tuttavia, a differenza di quanto accaduto oggi, furono coinvolti solo giocatori e non già arbitri o dirigenti, con la sola eccezione del Presidente del Milan, Colombo.

Come oggi, rimasero coinvolte Lazio e Milan, insieme a Perugia, Bologna ed Avellino. Anche la Juventus fu particolarmente "chiacchierata " per via di una partita Bologna – Juventus terminata 1-1, ma alla fine la prova della "combine " non saltò fuori, malgrado pesantissimi indizi.

Tutto partì da una denuncia presentata il 1° marzo 1980 alla Procura di Roma, firmata da Massimo Cruciani, commerciante romano, e da Alvaro Trinca, titolare di un ristorante del centro della Capitale, inviperiti dal mancato rispetto da parte degli "eroi della domenica" degli accordi per cui alcune gare terminarono con un risultato diverso da quello concordato.

Il Milan, che alla fine retrocesse per la prima volta nella sua storia in Serie B, fu condannato per aver "aggiustato" la gara vittoriosa del 6 gennaio 1980 contro la Lazio di Giordano, Manfredonia, Wilson e Cacciatori che furono tutti condannati con la sospensione dell’attività fino al dicembre 1983. Nel primo grado del giudizio la condanna era stata, con l’eccezione della posizione di Wilson, molto più lieve (condanna ad un anno e mezzo ).

I Biancocelesti furono coinvolti anche per la gara della domenica successiva (Lazio–Avellino 1 a 1, del 13 gennaio 1980 ). Per la società romana la sentenza di 2° grado della C.A.F. fu una vera e propria mazzata e decretò la retrocessione della squadra alla Serie B, oltre all’aumento della pena per i suoi tesserati, mentre invece in primo grado i giudici avevano salvato il titolo sportivo.

La clamorosità fu tale (era molto raro che succedesse per vicende sportive ) che il Telegiornale RAI delle 13.30 riportò, come primo titolo, la notizia della retrocessione della Lazio

Tornando al Milan, furono il portiere Albertosi (titolare in Nazionale dal 1966 al 1970 ), lo stopper Morini ed il Presidente dello scudetto della "stella" Felice Colombo i maggiori responsabili indicati dalla giuria a determinare la discesa in Serie B dei rossoneri.

Sempre per quella gara con la Lazio va ricordato che l’autore della doppietta che fissò il risultato sul 2 a1 per il Milan fu Stefano Chiodi, anche lui condannato a tre mesi per omessa denuncia. Per questa vicenda, saltò così il trasferimento a Milano, sponda rossonera, di Bruno Giordano, quotatissimo centrattacco della Lazio, in seguito Campione d’Italia con il Napoli di Maradona.

L’Avellino, invece, pur coinvolto anche per la partita casalinga con il Perugia terminata 2 a 2 il 30 dicembre 1979, se la cavò con cinque punti di penalizzazione da scontare nel Campionato 1980/81. Identica sanzione fu inflitta allo stesso Perugia ed al Bologna.

Stefano Pellegrini, attaccante biancoverde, fu squalificato per cinque anni, ma fece molto scalpore la condanna, per quello stesso match, di Paolo Rossi centravanti della Nazionale e futuro eroe dell’Italia Campione del Mondo 1982, il quale, però, al contrario di altri che confessarono, ha sempre dichiarato la propria estraneità in merito a quella partita in cui realizzò due gol.

"Pablito" dovette scontare uno stop di due anni, anche se alla fine la condanna venne ridotta di un mese per consentire al "Nostro", con una soluzione tipicamente italiana, di partecipare ai Mondiali di Spagna. Molto probabilmente fu indicato il nome di Paolo Rossi per la notorietà del personaggio, tanto è vero che l’attaccante allora in forza al Perugia non subì l’onta del carcere come undici suoi colleghi.

Anche se a dirlo oggi sembra incredibile, al termine degli incontri del 23 marzo 1980, spuntarono le "pantere" della Polizia fuori agli stadi di Pescara, Milano, Avellino, Palermo e Genova e dodici giocatori ( tra cui Giordano, Manfredonia, Albertosi e Savoldi), otre al Presidente milanista Colombo, furono costretti ad andare in Commissariato.

Beppe Savoldi, tornato nella sua Bologna dopo quattro anni trascorsi a Napoli, fu l’autore della rete nel finale di Bologna–Avellino (1 a 0, il 10 febbraio 1980); quella fu la classica goccia che fece traboccare il già traballante vaso delle scommesse clandestine e rappresentò la violazione degli accordi presi fra molti dei giocatori scesi in campo che avevano convenuto sul risultato del pareggio.

Anche " Beppe-gol", secondo il racconto dell’allora giocatore del Bologna Carlo Petrini nel libro "Nel fango del dio pallone" era tra i congiurati, ma su una palla vagante in area Irpina, l’istinto del goleador prevalse su tutto e fu, come già ricordato, 1 a 0 per il Bologna.

Già in precedenza qualche partita non era andata, quanto al risultato, per il verso giusto (cioè, in senso conforme agli accordi presi) causando in tal modo notevoli danni ai denuncianti sopra ricordati. Questi, stanchi di perdere milioni, decisero di coinvolgere tutti, colpevoli e non, come spesso accade

Lo scandalo non riguardò soltanto la Serie A: anche la B, con Palermo e Genoa, non ne uscì immacolata, ma le due formazioni la ligure e quella sicula, non subirono alcuna penalizzazione, né in termini di punteggio, né di retrocessione. Furono coinvolti con squalifiche di tre mesi anche Beppe Dossena ed Oscar Damiani, ma soltanto per omessa denuncia.

Come già detto, si chiacchierò molto anche sulla Juventus per la partita di Bologna. Sempre Petrini, nel suo libro, racconta di un "pari" concordato fra l’intero staff delle due formazioni, sia a livello dirigenziale che tecnico. Prove certe, tuttavia, non vennero fuori e tutto si concluse, per la "Signora" in una bolla di sapone.

All’indomani del vittorioso Mundial Spagnolo, l’euforia generale ed il fatto che erano trascorsi già due anni dalle vicende incriminate determinarono la concessione di un’amnistia generale. Giordano e Manfredonia rimasero alla Lazio; Rossi, sul finire del Campionato 1981-82 aveva già disputato qualche incontro con la casacca della Juventus; Savoldi realizzò l’ultimo gol della sua carriera con la maglia nerarrurra dell’Atalanta; Albertosi, intramontabile con i suoi 43 anni, tornò a stazionare tra i pali di una porta, quella dell’Elpidiense in serie: D.

Le scommesse sulle partite verranno legalizzate solo nel 1988. Ma un altro scandalo scoppiò nel 1986, questa volta in Serie B.

Come si vede…"nulla di nuovo sotto il Sole". Ma questa del 2006, è tutta un’altra storia…….

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