BRUTTI, VERGOGNOSI E UMILIATI: GLI AZZURRI CADONO A BERGAMO

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ATALANTA (4-4-1-1): Consigli; Benalouane, Stendardo, Yepes (34’ Lucchini), Del Grosso; Raimondi, Baselli (58’ Cigarini), Migliaccio, Bonaventura; Moralez, Denis (Sportiello, Frezzolini, Giorgi, Estigarribia, Brienza, Cazzola, Kone, De Luca, Nica). All. Colantuono

NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Maggio, Fernandez, Albiol, Reveillere (76’ Ghoulam); Inler, Dzemaili (69’ Jorginho); Mertens, Pandev, Callejón; Duvan Zapata (58’ Higuain). (Rafael, Colombo, Uvini, Britos, Radosevic, Jorginho, Bariti, Hamsik, Insigne, Ghoulam). All. Benitez

 

Arbitro: Rizzoli (Bologna)

 

Guardalinee: Stefani (Milano) – Faverani (Lodi)

 

IV uomo: Manganelli (Valdarno)

 

Arbitri addizionali: Orsato (Schio) – Baracani (Firenze)

 

Marcatori: 47’ e 65’ Denis, 70’ Moralez.

 

Ammoniti: Reveillere, Mertens

 

Recupero: 4’ pt, 4’st.

 

Angoli: 6-1 per il Napoli.

 

Non si salva nessuno, non può salvarsi nessuno a Bergamo. Chapeau a un’Atalanta meritevole del successo ampio e della salvezza, ma vergogna, tantissima e infinita vergogna da parte del Napoli più brutto della stagione: record passibile di poter esser eguagliato, visto l’andazzo. Lo 0-3 patito dal Ciuccio a Bergamo si commenta da sé, se si pensa che a originarlo non ci si sono messi gli errori dei singoli (di tutti, non solo dei giocatori più deboli), ma anche di un Benitez che, forse, avrebbe potuto sfruttare la mole fisica delle seconde linee a gara in corso, con un risultato dai contorni magari differenti e più favorevoli, e non dal 1’, a bocce ferme, alla pari nel punteggio come nell’atteggiamento. Eh sì, perché a ben rileggere il film del match la differenza (sulla carta) tra le forze in campo quasi non s’è vista. Specie dal punto di vista mentale, laddove la Dea ha messo in mostra grinta da vendere.Sul fronte partenopeo Don Rafael presenta in distinta, appunto, sorprendenti novità: Jorginho parte dalla panca, al suo posto c’è Dzemaili al fianco del connazionale Inler; in attacco assenti Hamsik e Higuain, sostituiti da Pandev e da Zapata, alla sua seconda volta dal 1’ dopo l’esperienza contro il Genoa a Settembre. Il quartetto offensivo è completato da Mertens e Callejon (anche Insigne tagliato fuori), mentre in difesa riecco Reina tra i pali, dopo il ritorno in Tim Cup, e Fernandez al posto di Britos, stanti Maggio, Albiol e Reveillere. Decimato dalle mancanze di Livaja, Carmona e Brivio e con Cigarini in precarie condizioni fisiche, Colantuono lancia Baselli al posto dell’ex azzurro mettendogli vicino Migliaccio in linea mediana; Denis, l’altro ex di turno, è coadiuvato dal Moralez trequartista, Raimondi e Bonaventura agiscono sulle fasce coperti da Benalouane e Del Grosso, Stendardo e Yepes fanno mucchio dinanzi a Consigli.

 

Interessante l’inizio della Dea; i padroni di casa giocano con personalità nei primi minuti, cercando di fare la partita con ordine ed estrema semplicità: schematico, seppur non sempre, il lancio lungo a cercare la spizzata di Denis con conseguente apertura di spazi per i compagni. Gli azzurri attendono, ma non troppo: pressano gli atalantini fin nella loro difesa e quando possono si producono in azioni di rimessa e rottura. A complicare la manovra ci si mettono, tanto per cambiare, gli impacci di Inler e Pandev. E Maggio non è da meno in quanto a imprecisione: suo il primo tiro in porta, un destro al volo su torre di Zapata completamente sballato (7’). Dall’altra parte lo imita Baselli: alto il suo sinistro (9’). Nelle fasi successive il copione non muta d’una virgola: bergamaschi coraggiosi e portatori di apprensioni ai partenopei un po’ timidi e, come al solito, inesistenti a centrocampo ove i due elvetici non risalgono quasi mai a cercare il possesso, bloccati dalla densa pressione porta dai nerazzurri centralmente persino con Moralez, uno che di mestiere non fa l’interdittore. Spazio per qualche folata offensiva, tuttavia, ce n’è: Mertens lo trova su intelligente sponda di Pandev, ma sul suo tiro-cross mancino, che attraversa tutto lo specchio della porta, nessuno interviene (19’). Ma di spazio ne ha, al 21’, anche l’Atalanta, nella fattispecie con Moralez: il suo traversone pesca Bonaventura il cui colpo di testa supera di poco la traversa. Poi a fare notizia sono i fumogeni lanciati sul prato verde dagli ultras orobici, nonché l’azione alla ‘Mai dire gol’ (28’) nella quale Consigli svetta su punizione di Mertens scontrandosi però col compagno Yepes: il portiere rientra col turbante in fronte, il difensore colombiano perde sangue dall’orecchio sicché al 34’ Colantuono lo preserva mandando in mischia Lucchini. Un minuto e mezzo dopo è ancora Mertens, dopo una prolungata manovra, a farsi vivo nella metà campo avversaria, solo che dal suo destro, anziché un traversone per Zapata, parte una telefonata per Consigli. Pur avendo messo la testa fuori dal guscio, il Napoli manca di perizia e ordine nella rifinitura del gioco; e la presenza di Zapata e Pandev, benché utile a dare peso, toglie velocità e imprevedibilità all’azione. Le suddette mancanze in zona centrale, nonché la posizione arretrata assunta da Callejon, chiudono il quadro di un bilancio deludente in fase d’attacco. E siccome i mediani non sono dei centometristi, quando l’Atalanta si lancia all’assalto trova il Ciuccio spaccato in due e passibile di concedere praterie chiuse solo all’ultimo minuto con provvidenziali, ma affannose chiusure, alcune precise, altre trafelate e fortunose. Sbadigliare e schiumare di rabbia all’intervallo è più che giustificato per i tifosi partenopei; come sarebbe giustificato congratularsi con i lombardi ben organizzati dal loro tecnico.

 

Ci sarebbe da aspettarsi che Benitez, fin da inizio ripresa, metta i migliori in campo. Invece, quando riparte la contesa, Inler, Pandev e Zapata sono ancora lì. Ed è lì anche il grave errore di Dzemaili, il quale al 47’ si fa rubare palla a metà campo da Denis; l’argentino arriva al limite e prende la mira, sul suo tiro Reina arriva molle e la palla s’infila in rete. Peggior ripresa di gara non poteva esserci per gli azzurri. Che, colpiti a freddo e scossi dalla rete, sembrano lasciarsi andare e mollano la presa, tanto che poco dopo solo la mano sfortunata ancora di Denis ferma il buon cross di Bonaventura, bravo a bersi il bolso Maggio in contropiede. Necessaria una mossa netta: via il moviolistico Zapata, dentro Higuain. Il tutto però tardivamente da parte di Benitez. E il Pipita rimane subito coinvolto in un’azione pericolosa, giacché non arriva sul traversone di Pandev che però diventa buono per Mertens: con Consigli uscito non bene e fuori causa, il belga, oggi poco ispirato, sbaglia clamorosamente mira a pochi centimetri dalla porta. C’è tutto, invece, Gonzalo al 63’: bella la sua girata di destro dal limite, il portiere atalantino si distende in angolo. Sembra esserci un possibile risveglio, ma appena si mette testa dall’altra parte c’è nuovamente Denis in agguato. Prima Albiol rimpalla un suo destro, poi Inler non trova di meglio che svirgolare in piena area servendo un invitante assist per l’argentino che sentitamente ringrazia: 0-2, cinque reti contro la sua ex squadra. E cinque minuti dopo, approfittando di una difesa napoletana sempre più imbambolata, ringrazia anche Moralez, baciato dagli Dei dacché Fernandez liscia il passaggio volante dell’indiavolato Denis e il minuscolo Maxi, a pochi passi da Reina, lo elude per la terza volta. Il Napoli scompare: non lo ringalluzzisce nemmeno l’ingresso di Jorginho e del debuttante Ghoulam. Sfortunato l’ex veronese su un destro a giro di poco sul fondo al 76’, tre minuti dopo un tentativo infelice di Maggio che ha sparato alle stelle su invito di Callejon. Non fanno meglio nemmeno gli inefficienti Pandev e Inler all’82’ e all’86’: Consigli mette una bella pezza sullo shoot centrale del macedone, ampiamente a lato il destro dal limite dell’elvetico. Le conclusioni sbagliate contornano un finale di partita in cui, generosità a parte, gli azzurri non combinano alcunché e commettono errori a non finire. Dal canto suo la Dea, chiusa la pratica, legittima la meritata vittoria frutto di una prova concreta e decisa, al di là dei demeriti mostrati dai partenopei. Le cui ultime gherminelle non rendono meno amaro il pomeriggio dell’”Atleti Azzurri d’Italia”. Un pomeriggio mesto e piovoso dal quale emerge, casomai ce ne fosse bisogno, che il mercato d’inverno a poco è servito. Che per crescere, ed evitare figure barbine come quella odierna, molte cose dovranno cambiare, nell’immediato e in futuro, per quel che concerne la gestione societaria. Che Benitez, imperfetto come ogni cristiano su questa terra, deve rivedere decisamente le strategie, negli uomini da schierare come nel modulo: due mediani sono nulla contro quattro dirimpettai. Che qualche azzurro non sta bene, e il suo apporto mancante genera guai alla squadra tutta. Che la Champions diretta diventa sempre più in miraggio, col rischio concreto (non chiamateci uccellacci del malaugurio) di perdere anche i preliminari. Il quadro è preoccupante: se ne può uscire, ma è una parola ….

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