BRITOS E HIGUAIN MANDANO IL DIAVOLO ALL’INFERNO: SAN SIRO ESPUGNATA DOPO 27 ANNI

BRITOS E HIGUAIN MANDANO IL DIAVOLO ALL’INFERNO: SAN SIRO ESPUGNATA DOPO 27 ANNI src=

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate (78’ Nocerino), Zapata, Mexes, Emanuelson; Poli (72’ Niang), De Jong, Muntari; Birsa (55’ Robinho); Matri, Balotelli (Amelia, Coppola, Zaccardo, Constant, Vergara, Cristante, Saponara). All. Allegri.

NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Mesto, Albiol, Britos, Zuniga; Behrami, Dzemaili; Callejon, Hamsik (66’ Pandev), Insigne (83’ Inler); Higuain (77’ Mertens) (Rafael, Colombo, Cannavaro, Maggio, Armero, Fernandez, Dzemaili, Zapata). All. Benitez

Arbitro: Banti (Livorno)

Guardalinee: Di Liberatore (Teramo)  – Cariolato (Legnago)

IV uomo: Marzaloni (Rimini)

Arbitri addizionali: De Marco (Chiavari) – Orsato (Schio)

Marcatori: 6’ Britos (N), 52’ Higuain (N), 91’ Balotelli (M).

Ammoniti: Poli (M), De Jong (M), Britos (N).

Espulso: Balotelli (M).

Recupero: 2’ pt, 3’ st.

Che non sarebbe stata una passeggiata nella Scala del Calcio lo si sapeva, malgrado il Milan fosse ridotto ai minimi termini o quasi. E vivaddio si è riusciti a vincere, a 27 anni dall’ultima volta a San Siro firmata da Maradona e compagni. Ma la sofferenza, specie negli ultimi minuti, come dopo il bellissimo quarto d’ora iniziale, questo Napoli poteva anche risparmiarcela. Sofferenza dovuta alla scarsa vena dei suoi assi (in primis Hamsik e Insigne), a un atteggiamento spesso ritroso e remissivo nei confronti di una squadra rossonera che non voleva affatto perdere e che fino alla fine ha tenuto viva la speranza di un pari. Fortuna che Benitez ha trovato Higuain come sempre ispirato, Britos inatteso goleador (e Albiol altrettanto inatteso assistman) e una difesa brava a tenere testa nella fase finale della gara, nonostante qualche distrazione e alcune finezze gratuite.

Don Rafael, a dispetto di chi riteneva sicura la conferma dell’undici anti-Borussia, azzarda a sorpresa Mesto, affiancandolo a Zuniga, Albiol e Britos nel quartetto difensivo; in linea mediana Dzemaili rileva Inler, con Behrami a spalleggiarlo, mentre Callejon, Hamsik e Insigne danno manforte a Higuain. Allegri, privo di gran parte dei suoi uomini migliori, lancia Birsa nella trequarti, alle spalle di Matri e Balotelli, Emanuelsson viene schierato come esterno basso, sulla corsia opposta torna Abate; altro ritorno quello di Poli a centrocampo. Fin dall’inizio il Napoli fa capire che ha la piena intenzione di voler recitare il ruolo del protagonista, tanto che già al 1’ Hamsik va al tiro dal limite su passaggio di Higuain, mandando la palla di non molto a lato. Non è che l’assaggio: due minuti dopo è addirittura Behrami ad avere la chance per il colpo grosso, pescato da un lob al bacio di Insigne, ma il buon Valon non ha i piedi del cannoniere e prende la boccia di stinco, spedendola alta. Al 3’ Higuain approfitta di una dormita di Zapata e fa la barba al palo destro di Abbiati. Tempo un altro giro di lancette e, su punizione dal vertice destro dell’area, Callejon trova la torre di Albiol per la zuccata precisa di Britos: Abbiati è beffato. Lo spicchio di stadio colorato d’azzurro s’esalta, anche se la sensazione ben presto subentrante è quella di aver fatto rete, forse, troppo presto, visto che il Diavolo reagisce subito. E reagisce facendo paura, nella fattispecie con Balotelli; Supermario prima scalda le mani dal limite a Reina su suggerimento filtrante di Poli (10’), poi dopo due minuti tenta la botta dai 25 metri, su calcio piazzato, sibilando il palo sinistro azzurro, infine al 14’ su tacco di Matri, trovando la pronta risposta dell’ex Liverpool. Tuttavia è nuovamente il Ciuccio a farsi vivo dalle parti di Abbiati, dacché al 16’ Hamsik trova il tempo per incornare su traversone di Callejon, trovando però il provvidenziale intercetto di Mexes. Pur privo della qualità dei suoi uomini migliori, il Milan bene o male tiene in apprensione i partenopei, soprattutto perché Balotelli non sta fermo mai un momento, senza dimenticarsi di far salire i suoi in fase offensiva, Muntari fa avanti e indietro a recuperare palle giocabili, Birsa si mette in evidenza cercando di conferire imprevedibilità all’azione. E non è da meno Matri, lesto a colpire di testa su cross proprio dello sloveno: per Reina è una telefonata, siamo al 26’. Contravvenendo un po’ alla filosofia del suo mister, il Napoli commette l’errore di arretrare troppo il baricentro, concedendo campo all’avversario. Non solo: spesse volte si dà troppa confidenza al pallone, e coloro che dovrebbero fare male, ossia Hamsik e Insigne, sbagliano qualche passaggio, oltre a essere chiusi l’uno dai mediani milanisti e l’altro dalla cerniera di Abate. Proprio l’ex azzurro, al 31’, fa venire i brividi sulla schiena con un tiro-cross che Reina si vede costretto a smanacciare oltre la traversa per non correre rischi. Più che quel gesto tecnico, tuttavia, colpisce l’assoluta libertà concessa dagli azzurri nel permettere all’esterno destro di arrivare sul fondo. In effetti, sempre venendo meno al credo di Benitez, il Napoli non pressa molto, o comunque non pressa sempre, permettendo ai ragazzi di Allegri di costruire gioco. Intanto Balotelli, dopo le sfuriate iniziali, scambia la testa di Albiol per il pallone, colpendola di punta su corner: tanta paura, ma nessun danno per il valenciano (38’). Un minuto prima, però, è accaduto qualcosa; è accaduto cioè che Zuniga è franato su Birsa in piena area, travolgendolo: il rigore ci sarebbe, ma il signor Banti dice che è corner. Eppure chi di piede ferisce di piede perisce visto che poco dopo proprio Supermario accusa un dolore al ginocchio, facendo zittire San Siro rossonera. E’ l’ultimo episodio degno di nota dei primi 45’, visto che da allora in poi non accade più nulla: nessun tiro in porta, nessuno spunto degno di nota, né da una parte né dall’altra. E all’intervallo, la sensazione che il Napoli stia mettendo a dura prova le coronarie dei tifosi, con un atteggiamento a tratti rinunciatario. E quel rigore non dato al Milan griderebbe vendetta sulla sponda rossonera.

La stessa sponda ove Balotelli, all’iniziare il secondo tempo, è lì al suo posto. E dopo due minuti fa a sportellate con Britos ai 30 m: è punizione, la barriera provvede a stoppare. E’ l’annuncio del futuro assalto milanista, il quale poco dopo produce un tiro in controbalzo di Mexes sotto porta, dopo che su corner Reina era uscito a vuoto; meno male che il portiere recupera la posizione e chiude la saracinesca. Al 53’, però, Insigne serve Higuain direttamente su rimessa, il Pipita si beve De Jong e dal limite dell’area scarica una botta che sfonda le mani ad Abbiati, andando a infilarsi alla sua destra: il colpo che ci voleva per gli azzurri! E proprio nel momento in cui il Milan continuava a fare pressione sui Benitez-boys. E difatti Allegri, consapevole del fatto che la sconfitta sarebbe un tantino immeritata, decide di giocarsela e leva di mezzo Birsa, inserendo Robinho. A dargli una mano potrebbe mettercisi il signor Banti, il quale concede un rigore che tutto si può definire, purché sacrosanto: è Balotelli a procurarselo, lasciandosi sbilanciare da Britos, ma Supermario si fa ipnotizzare da Reina, bravo a intuire e buttarsi sulla destra. Paura scampata per i partenopei, ma non tanto, visto che il Diavolo non ne vuol sapere di farsi prendere per le corna. E attacca, stimolando però la serata di grazia di Reina, bravo prima a fermare Matri a centroarea su lancio pennellato di Balotelli (64’), poi a bloccare in presa plastica un tiro secco di Balotelli ai 25 metri (66’). Il Napoli resiste e, contemporaneamente, non rinuncia ad azioni di rimessa nelle quali manca nondimeno si manca troppo di precisione e si pecca di eccessiva leziosità. Benitez intuisce il pericolo e mette forze fresche: dentro Pandev, fuori un Hamsik poco lucido. Com’è poco lucido Higuain, poiché al 70’ un suo passaggio errato innesca un pericoloso contropiede milanista, concluso con un botta al volo di Balotelli che scheggia la traversa, a Reina battuto. Un’altra mossa la mette in atto anche Allegri: out Poli, in Niang e Milan a trazione anteriore con quattro tra punte e mezzepunte. Poco dopo, siamo al 73’, ancora Reina esce preciso e sicuro su pericoloso traversone di Abate. Testa dall’altra parte, e Zapata con una bella sforbiciata leva dai piedi di Callejon la palla del 3-0, intercettando un suggerimento aereo di Higuain. Il pezzo grosso, tuttavia, lo regala nuovamente Reina, mandando in angolo con la punta delle dita un altro colpo di fucile di Balotelli al volo. Il signor Max vuole crederci e getta nella mischia Nocerino al posto di Abate; un pochino prima, Don Rafael ha concesso il tributo dei tifosi azzurri a Higuain, sostituito da Pandev; a tutta onestà, sarebbe stato forse meglio far riposare Insigne, stanco anche lui. Esce però Lorenzo, all’83’, dando il cambio a Inler. Nel frattempo all’82’ Mexes ha mancato il bersaglio in area da pochi passi, e pochi secondi dopo Matri si è sostiituito ai difensori del Napoli, rimpallando coi glutei un tiro di prima intenzione di Niang. Benché un po’ sfasato, Balotelli tenta ancora la sorpresa su free kick: alto. A due minuti dalla fine c’è un pericoloso break del Napoli: Behrami estirpa la sfera a Emanuelson e Pandev serve Dzemaili, sul suo tiro rimpallato di piede da Abbiati si avventa il macedone che però fallisce la mira da sotto. Non fallisce invece Balotelli, che dopo vari tentativi riesce a fare centro al primo (di tre) minuto di recupero, indovinando il destro al giro di prima: Reina stavolta non può nulla. Ma Supermario non è lui se non esce fuori dal seminato. Quando la sofferenza per il Napoli è già finita, l’attaccante della Nazionale infatti protesta vivamente con Banti, sostenendo di aver subito una carica da Behrami al limite dell’area, negli ultimissimi secondi; per il fischietto livornese è troppo: secondo giallo (dopo uno già patito nel primo tempo) ed espulsione. Oramai però non c’è spazio per i cattivi: è la sera del Napoli, di un Napoli capace di sfatare un altro storico tabù, di riuscire a soffrire e di essere più forte della serata storta capitata ai suoi uomini migliori. Meglio se quest’ultima non capitasse mai, così come sarebbe cosa buona e giusta non mollare mai la presa senza concedere troppo ai contendenti. Ma se sei spietato sottoporta, se sai difenderti e congelare il gioco nelle fasi cruciali del match, ogni vittoria conseguita è ben accetta, specie se ti ritrovi a punteggio pieno dopo quattro partite: una rarità, da queste parti. Una rarità che vale oro, nonostante i difetti che Benitez cercherà senza dubbio di correggere.

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