Bisantis a PN:”Al Camp Nou il Napoli si giocherà le proprie carte, per il futuro bisogna ripartire dal tridente dei piccoletti!”

Giuseppe Bisantis, storico radiocronista di Rai Radio 1 che di recente ha raccontato il match di Champions League tra Napoli e Barcelona, ha rilasciato un’intervista in esclusiva ai microfoni di Pianetanapoli.it:

1) Che impressione ti ha fatto il Napoli nel match di Champions contro il Barcelona, quante possibilità ci sono per gli azzurri di accedere ai quarti di finale?

“Se mi avessi fatto questa domanda qualche settimana fa, ti avrei detto poche o nessune. La prestazione che si è vista però ha dimostrato che non è una cosa impossibile, il Napoli pur facendo una partita essenzialmente sulla difensiva e di copertura ha creato più occasioni del Barcellona. I blaugrana non stanno attraversando un grande momento e tra l’altro non avranno Busquets e Vidal, oltre a tanti altri infortunati come Suarez. Sarà difficile se non difficilissimo, tuttavia l’aggettivo impossibile che forse fine a qualche settimana fa sarebbe stato quello più plausibile, ora non lo utilizzerei perché il Napoli si giocherà le sue carte.”

2) Con quale atteggiamento i partenopei scenderanno in campo al ‘Camp Nou’, possiamo aspettarci un approccio simile a quello dell’andata?

“È anche importante la situazione relativa al pubblico, perché ora si dice che si giocherà a porte aperte ma il tutto potrebbe cambiare da un momento all’altro. Il Camp Nou con i suoi centomila spettatori è più di un ulteriore avversario, quindi in caso di stadio pieno le speranze per il Napoli si assottigliano notevolmente. Comunque vada il Barcelona una rete la riesce a trovare quasi sempre a casa sua, con le porte chiuse sarebbe un po’ diverso. Se difendi tutta la partita rischi di subire il gol e poi di non farlo. Bisogna cercare di non subire subito perché poi diventerebbe davvero un’impresa ardua. Il Napoli visto nelle ultime uscite è quello che ci aspettiamo, in questo momento sta rendendo come forse non aveva fatto in tutto il resto del campionato.”

3) Hai avuto modo di raccontare anche Barcelona-Inter nella fase a gironi di Champions: pur uscendo sconfitti dal Camp Nou, i nerazzurri non sfigurarono affatto. Al Napoli servirebbe una prestazione del genere per ottenere un risultato positivo?

“Certamente, ma potrebbe non bastare. Ricordo benissimo quella partita: dopo un solo minuto segnò Lautaro Martinez, si aprì completamente la difesa del Barcelona che tra l’altro schierava un difensore modesto come Lenglet. I catalani non stavano attraversando un buon momento e in quell’occasione soltanto le giocate di un fuoriclasse, Suarez, cambiarono le sorti di una partita che altrimenti sarebbe stata bloccata totalmente per i padroni di casa. Al Barcellona in alcune circostanze è capitato di soffrire contro avversari sulla carta molto più deboli, tuttavia in casa e dinanzi a quel pubblico ha dimostrato che la giocata vincente prima o poi la trova.”

4) Eccezion fatta per la sconfitta contro il Lecce, da metà gennaio sembra che davvero ci sia stata la svolta decisiva per il Napoli. Cosa c’è alla base di questa striscia di risultati e prestazioni positive?

“È uscito da quel momentaccio degli ultimi tempi di Ancelotti, la storia delle multe e del ritiro. Anche Gattuso all’inizio ha fatto pochissimi punti, ma lui è un allenatore che sa cosa può avere dalla determinata squadra, ha trovato la quadratura più giusta ed è riuscito ad andare avanti nonostante alcune assenze pesantissime, su tutte quelle di Koulibaly. Gli innesti poi si sono subito inseriti bene, questa è una squadra che non incanta sul piano del gioco ma è diventata molto concreta e subisce poco e riesce a trovare il giocatore che ti sblocca la partita. Questo è il miglior Napoli che stiamo vedendo, per vedere un grandissimo Napoli invece penso che si debba aspettare la prossima stagione. Purtroppo quest’anno è andato così, e tra l’altro la storia del coronavirus a mio avviso non gioverà a nessuno. Giocare a porte chiuse è davvero l’anticalcio e tutto il calcio italiano ne uscirà sconfitto dal punto di vista del gioco e dello spettacolo.”

5) Tornando velocemente sull’argomento: è giusto continuare a giocare in questa situazione di emergenza sanitaria? Per i giocatori, contrariamente a quanto sancito dal decreto del governo, non viene rispettata alcuna distanza di sicurezza…

“Vuol dire che si marcherà a zona (ride, ndr). È il male minore ma è un male perché il calcio senza pubblico non è calcio. Bisognava prendere dei provvedimenti anche sulla Coppa Italia, ora si parla di fare la finale in estate o addirittura un quadrangolare ma la vedo improponibile come soluzione perché ci sarebbero ancora più partite, quando invece andrebbero ridotte semmai considerando l’emergenza. Se vuoi finire il campionato è stata la situazione migliore, ma nel complesso direi che sarebbe stato logico fermare tutto. È un problema che stiamo vivendo sulla nostra pelle, bisogna vedere chi e se qualcuno si prenderà la responsabilità di mandarti a fare dei viaggi. Il rischio di essere contagiati resta molto altro in ogni caso.”

6) Nelle precedenti gestioni tecniche e anche allo stato attuale il tridente dei ‘piccoletti’, composto da Callejon-Mertens-Insigne, è stato sempre la base su cui costruire un progetto ambizioso. Alla luce del quasi imminente rinnovo di Dries Mertens, ritieni che questo tridente possa rappresentare anche il futuro del Napoli?

“Assolutamente sì, io giocherei sempre con questi tre. Non me ne vogliano Llorente e Milik, però è un’intesa che non ha veramente eguali a questi livelli. Per Mertens e Callejon si parlava di rottura e invece è imminente il rinnovo del belga. È un giocatore di personalità notevole e che trova costantemente delle reti straordinarie. Anche Insigne ha superato un periodo altamente negativo e adesso sta trascinando i propri compagni, mentre Callejon non avrà quella vena realizzativa dei tempi di Benitez e Sarri però si sacrifica ed è diventato un vero e proprio leader. Quindi, oggi come oggi, visto che parliamo di giocatori maturi ma non in fase discendente credo che sl’assetto migliore da cui ripartire sia proprio questo, con i tre davanti per l’intesa e l’imprevedibilità che hanno e che a mio avviso costituiscono uno dei migliori reparti in assoluto del nostro campionato.

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Giuseppe Lombardi

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