BIGLIARDI: “STELLARE L ’ATTACCO DEL NAPOLI, MA DIFESA NON IMPECCABILE: SERVIVA MASCHERANO. CON L’ATALANTA E’ MATCH DA TRIPLA”

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Nel Dream Team di Diego Armando Maradona, allenato prima da Ottavio Bianchi poi da Albertino Bigon, lo spazio difficilmente lo riusciva a trovare, giacché dinanzi a lui, difensore arcigno, c’erano già i vari Bruscolotti, Ferrario, Ferrara, Renica, Baroni eccetera. Tutto questo tra il 1986 e il 1990. Ma a Napoli molti hanno buoni ricordi delle sue non proprio sporadiche apparizioni in campo, visto che la sua onesta parte la faceva sempre; e difatti, come lui stesso ci ha rivelato, l’esperienza in azzurro l’ha fatto crescere, non solo come atleta. Di lì poi, l’approdo all’Atalanta: quattro stagioni dal ’90 al ’95, intervallate dal ritorno (’93-’94) in quella Palermo in cui era cresciuto come calciatore e dalla quale era giunto in azzurro, scovato da Pierpaolo Marino. E dunque Tebaldo Bigliardi, doppio ex per antonomasia, ha parlato del match che Sabato sera opporrà le ‘sue’ squadre, Napoli e Atalanta appunto, nell’intervista gentilmente concessa a Pianetanapoli.it.

 

Salve signor Bigliardi. Lei da giocatore ha vestito sia la maglia del Napoli che quella dell’Atalanta, che ricordi ha di queste due esperienze?

Sono stato benissimo tanto a Napoli quanto a Bergamo. Si tratta di esperienze che hanno costituito per me un arricchimento importante, non solo come calciatore, ma anche come uomo. In azzurro ho giocato poco, chiuso com’ero da grandi personalità; in nerazzurro invece ho avuto molto più spazio. E nella Dea ho anche indossato la fascia da capitano: una grossa soddisfazione per un calabrese come me”.

Beh, in effetti è vero. A Napoli c’erano grandi calciatori, ritagliarsi un ruolo non era facile.

Infatti. In quella squadra erano tutti bravissimi: i miei compagni in azzurro erano veri e propri campioni, quando giocavi in Europa ti sentivi il più forte. Ma, ripeto, si tratta di un’avventura comunque importante per me, un’avventura che mi ha consentito di crescere. Volendo dare un giudizio complessivo, confermo di essere stato davvero in entrambe le piazze”.

Veniamo invece al presente e parliamo del Napoli di oggi. Come giudica la nuova squadra di Benitez?

Ad essere sinceri, questo Napoli non è competitivo quanto quello dei miei tempi, ma ciò non toglie che quest’anno gli azzurri abbiano le carte in regola per fare il colpaccio. Resta però il problema della difesa: fosse arrivato uno come Mascherano, ora i partenopei sarebbero imbattibili. Dunque, rimangono i nei e le titubanze del reparto arretrato. Per il resto, invece, la squadra è fortissima a centrocampo e in attacco, come l’anno scorso. D’altra parte, la Juventus è una squadra che rispecchia quella filosofia ostica e rognosa tipica del suo allenatore: Conte è un tecnico che prepara molto la partita sotto l’aspetto psicologico e sulla motivazioni, dando vita a un gruppo granitico composto da giocatori bravi. Un gruppo in cui anche i nuovi sembrano essersi inseriti velocemente”.

Quindi anche lei presume, da ex difensore, che il punto debole del Napoli sia proprio in quella zona del campo.

Massì, purtroppo lo dico sempre ogni volta che i giornalisti napoletani mi chiamano per avere da me opinioni sugli azzurri. Devo ammettere che il Napoli è squilibrato in quanto a valori. In attacco e a centrocampo i valori di questa squadra sono eccelsi. Quelli riguardanti la difesa tutto sommato sono buoni, non li ritengo scadenti; però, ribadisco, non sono gli stessi degli altri due reparti”.

E in difesa punterebbe su uno come Fernandez?

Mah, onestamente non lo conosco, non l’ho mai seguito. Ad ogni modo, credo sia inutile prendere giocatori che sono doppioni di chi hai già. Tanto vale tentare il grande colpo acquistando, appunto, uno tipo Mascherano: un giocatore capace di farti la differenza, dotato di esperienza internazionale. Oramai il Napoli deve proiettarsi in scenari importanti, perciò io sarei più propenso a prendere un calciatore che magari costi qualche soldo in più, ma che, ripeto, faccia la differenza a livello difensivo. Un calciatore che soprattutto abbia carisma e personalità, che sia in grado di trascinare gli altri: se arriva uno così, sarebbe davvero capace di stimolare i suoi compagni”.

Parliamo invece dell’Atalanta di oggi, una squadra che rispetto all’anno scorso non è cambiata molto. Ha iniziato la stagione in maniera contraddittoria, giocando bene e perdendo col Cagliari e battendo il Torino senza brillare. Come vede la squadra di Colantuono?

L’Atalanta è una squadra imprevedibile, basata sulla forza del gruppo; Colantuono è al suo quinto anno a Bergamo, quindi conosce bene l’ambiente e i giocatori, e inoltre quella orobica è una città che non stressa molto calcisticamente. Che l’Atalanta perda col Napoli ci può anche stare, ma a mio avviso renderà cara la pelle: non si arrende facilmente, è stata sempre molto ostica e puntigliosa. E, soprattutto negli ultimi periodi, è sempre stata la bestia nera del Napoli…”.

A suo giudizio quali sono i punti forti e deboli dei bergamaschi?

Secondo me l’Atalanta non ha né punti di forza o deboli: è un blocco granitico. Nel Napoli si può dire che c’è una sproporzione tra i valori perché, a fronte di un attacco stratosferico, gli azzurri possono contare su una difesa solo discreta. Al contrario, tra i nerazzurri i suddetti valori si equivalgono, il che ne fa una squadra ben organizzata e coriacea, anche se nulla di più”.

Volendo fare un pronostico per sabato sera, come crede che finirà Napoli-Atalanta?

Io nei pronostici metto sempre la tripla, non mi assumo responsabilità altrimenti potrei passare per un gufo … (ride, ndr). Comunque sì, mettiamoci una bella tripla e siamo a posto!”.

Ultimissima domanda: quali risultati raggiungerà il Napoli quest’anno? Quali obiettivi possono ottenere, secondo lei, Benitez e i suoi ragazzi?

Guardi, non mi faccia fare il profeta: a Napoli di veggenti ce ne sono già troppi … E’ difficile fare un pronostico. Posso solo dire che gli azzurri potrebbero finire tra le prime tre: se non riuscissero a entrare in questo gruppo, sarebbero da fucilazione. Vincere lo Scudetto o no è basato tutto sugli episodi, sugli eventi, su chi ha più o meno infortuni durante l’anno: sono questi i fattori che fanno la differenza. Mi sento comunque di dire, a occhi chiusi, che tra le prime tre il Napoli ci può arrivare sicuramente”.

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