BECCANTINI: “NAPOLI PALLA AL PIEDE E’ DA SCUDETTO. GLI SCHIAFFI DI BILBAO NON DOVUTI AL MERCATO”

roberto-beccantini_204914La sosta per le Nazionali è l’occasione giusta per mettere un punto e ripartire. Magari chiacchierando con una penna sopraffina come quella di Roberto Beccantini, che con gentilezza e disponibilità ha risposte alle nostre domande incentrate sulle tematiche più importanti del campionato italiano, con ovviamente un approfondimento in casa Napoli pronto a ripartire domenica contro il Cagliari per dare nuovo impulso al periodo positivo che sta vivendo. Il giornalista del Guerin Sportivo vede gli azzurri al termine della stagione come terza forza del campionato e ci spiega il perché “Per come intende il calcio, soprattutto in relazione al nostro tatticismo, Rafa Benitez mi sembra fin dai tempi del Liverpool allenatore più da coppa che da campionato. Il 4-2-3-1 è uno dei moduli più diffusi, più affascinanti e più rischiosi, nel senso che la squadra tende a spaccarsi. Da Mazzarri a Benitez, il problema del Napoli è sempre stato l’equilibrio, che porta alla continuità, non certo le punte di rendimento. Mai dimenticare che il Napoli le ha suonate alla Roma, alla Juventus, al Borussia Dortmund, all’Arsenal. Palla al piede, sarebbe addirittura da scudetto; palla agli altri, no. Juventus e Roma sono più quadrate”. 

Un equilibrio che arrivato con ritardo dopo gli schiaffi di Bilbao, dove stampa e tifosi si sono prodigati alla caccia al colpevole e che invece nella lucida e obiettiva analisi di Beccantini sembra svanire, offuscato dalle dinamiche di campo Mercato, mercato, mercato. I tifosi lo sognano giorno e notte, ma sul piano analitico sarebbe grottesco citarlo e ricorrervi al primo accenno di burrasca. Con gli schiaffi di Bilbao, il mercato non c’entra nulla. L’Athletic giocò meglio, punto. Uomo per uomo, sulla carta, il Napoli, “quel” Napoli, avrebbe stravinto ai punti. In campo, squadra per squadra, stravinsero i baschi. Il Napoli si buttò sugli episodi, l’Athletic si prese la partita”. 

Anche quella gara servì a tanti critici per mettere in discussione Benitez,  paragonato costantemente al condottiere del passato e considerato non adatto al calcio italiano Mazzarri e Benitez sono allenatori che mi piacciono. Ognuno ha il suo stile, di gioco e di comunicazione. Il Napoli di Mazzarri girava attorno a Hamsik, con Cavani straordinario stoccatore. Il Napoli di Benitez, che ha smarrito il miglior Hamsik, gira attorno al tremendismo quasi isterico di Higuain. Mazzarri è più italianista, Benitez più europeista. Il bilancio è positivo, certo. Anche se è frustrante cadere sempre negli stessi errori (di fase difensiva). Non che un errore diverso possa essere meno grave, ma insomma: repetita non sempre iuvant”.

 Impossibile poi non parlare dei singoli, a cominciare da InsigneNella mia personale galleria, Lorenzo ha preso il posto di Giovinco. Alludo a quegli attaccanti tascabili che, arrivati al controllo passaporti, vengono sempre respinti per la mancanza di un timbro. Sono i classici giocatori di confine, in bilico tra campioni e buoni/ottimi giocatori. Insigne è un ‘91. Si era un po’ perso, ma ultimamente lo avevo rivisto su livelli altissimi. Forza Lorenzo. Tocca a Mertens: il Napoli resta in buonissime mani. Il futuro di Insigne: dipende da lui, esclusivamente da lui. Il calcio è sport squisitamente democratico, muscoli e ciccia contano meno di una volta, e all’altezza si può sempre supplire con la “statura”. Al diavolo gli alibi” per arrivare all’enigma Hamsik Nessun dubbio che con Mazzarri Hamsik rendesse di più. Il 3-5-2 lo portava a essere più attaccante, meno tuttocampista. Con Benitez, e il suo 4-2-3-1, è più tuttocampista e meno attaccante. Rafa sta cercando di trasformarlo in una mezz’ala completa. Noto nel giocatore un grande spirito di sacrificio, di disponibilità. Buon segno. Se andare avanti può comportare piccole grandi insidie, tornare indietro, al vecchio impianto e al ruolo antico, sarebbe non meno spericolato. E allora: avanti tutta”.

Per concludere uno sguardo al campionato “mi ha colpito come massimo, il primo tempo del Napoli contro la Roma. Come squadre, la manovra verticale dell’Empoli, i tagli del Cagliari zemaniano, la solidità della Sampdoria di Mihajlovic, squadra che, per come è assemblata, mi ricorda l’Atletico di Simeone. Come giocatore, a parte i soliti noti (Higuain, Tevez, Pogba, Callejon, Gervinho eccetera), dico Candreva. I suoi progressi, nel dribbling e nel tiro” e un inevitabile occhio in casa Inter con l’ipotesi clamorosa di un ritorno alla guida della società Nell’ordine: 1) Mazzarri l’avrei tenuto. 2) Mancini piace alla piazza e oggi la piazza comanda; 3) Thohir è molto sensibile al web e molto “legato”, per forza, a Moratti; 4) il concetto di minestra riscaldata è vago, con Lippi riuscì alla Juventus ma non in Nazionale, con Sacchi e Capello fallì al Milan; 5) non escludo un ritorno di Moratti a “pulizia” compiuta. Nel frattempo, ho letto di un altro (possibile) ritorno: quello di Ernesto Pellegrini, l’imprenditore che vendette l’Inter proprio a Moratti. Insomma: quando la svolta è epocale – e questa lo è, di sicuro – può succedere di tutto, anche che pezzi del passato facciano comodo”
 

 

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