BATTAGLIONI LANCIA IL NAPOLI IN A

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Giacomo Battaglioni è da anni il presidente della Fermana, squadra giovane ma composta da tanti giovani di belle speranze del calcio nostrano. Con lui alla presidenza, il club marchigiano ha conosciuto anche la serie B; oggi la squadra di Marco Cari si tiene a galla in una C1 ricca di moneta e qualità, riuscendo anche a regalare belle soddisfazioni ad un imprenditore ed un uomo di calcio dalle idee chiare e sempre molto interessanti. Per il quadriennio 2004-2008 è stato eletto anche Consigliere di Lega, istituzione in cui ha portato le sue idee innovative ed il suo razionale modo di vedere e di fare calcio. Battaglioni è dirigente navigato, e con lui si può parlare di Napoli, di serie C e dei tanti problemi che affliggono il calcio moderno.Presidente, lei dopo il pareggio della Fermana contro il Napoli al San Paolo, aveva vaticinato un cambiamento di rotta della squadra partenopea attraverso due mosse. Ci può svelare quali sarebbero dovuto essere queste mosse e se sono state effettuate?"Le mosse si riferivano evidentemente alla guida tecnica e alla costruzione della spina dorsale della squadra. Per quanto riguarda l’allenatore, il Napoli aveva bisogno di un tecnico che si immedesimasse di più nella difficile realtà della serie C e con un allenatore esperto e pragmatico come Reja è stato compiuto il giusto passo in questa direzione.Per quanto concerne la seconda mossa, era palese che servissero uomini molto più esperti per la categoria, giocatori che a prescindere dal ruolo dessero la giusta spinta psicologica e il giusto mordente alla squadra. Penso che gli acquisti di Marino in gennaio si siano mossi in questa direzione, e che ora la spina dorsale del Napoli sia costituita da uomini di provata esperienza, sagacia tattica e tecnica indiscussa. La squadra aveva bisogno di sicurezza e di un paio di uomini di comprovata affidabilità, addirittura ne sono arrivati di più".Ci parli da presidente di club e da consigliere di Lega di lungo corso: qual è la situazione del campionato di C sia dal punto di vista tecnico che da quello economico?"Beh, in particolar modo il girone B, deve essere forse definito una B2 più che una C. Squadre come Napoli su tutte, Rimini, Avellino e Reggiana, costituiscono un valore aggiunto a questo campionato che ne aumenta di gran lunga il fattore tecnico. In questi mesi ho assistito a partite dal valore veramente notevole, sia dal punto di vista tecnico che agonistico. Questo non può che essere un bene per la categoria.Dal punto di vista economico la serie C soffre innanzitutto le difficoltà generali del sistema calcio. Entro il 31 marzo si dovranno sottoporre alla COVISOC i bilanci dello scorso esercizio e ad occhio e croce, in via approssimativa, posso dire che almeno 7-8 squadre, tra serie C1 e serie C2, rischiano di non potersi iscrivere al prossimo campionato".In questa crisi generalizzata, come si colloca la sua proposta di dare la possibilità alle società di calcio di vendere il proprio titolo sportivo?"Si tratta semplicemente di adattare il diritto sportivo al diritto comune in materia di diritto societario. Dal 1996 la legge ha equiparato le società calcistiche alle comuni aziende che operano in altri settori commerciali, consentendo addirittura di distribuire gli utili ai soci.In questo contesto le società di calcio sono da considerare aziende a tutti gli effetti e perciò mi pare in un certo qual modo anacronistico e addirittura deleterio continuare a consentire che le norme federali favoriscano deroghe inappropriate alle leggi dello Stato in una così delicata materia, favorendo così disparità di trattamento tra aziende che operano in un settore e quelle che operano nel calcio.Si dovrebbe consentire alle aziende calcio di fare quello che possono fare le comuni aziende commerciali quando sono in crisi, ossia la possibilità di vendere ad altri.Ciò consentirebbe alle squadre che più hanno possibilità di fare calcio ad alti livelli di continuare a farlo, e alle piccole realtà comunque di non sparire del tutto continuando a fare calcio e comunque di favorire il rispetto delle regole da parte delle società. Questo anche per cercare di evitare l’ingolfamento dei meccanismi di controllo della COVISOC, il cui ruolo sarebbe alleggerito, più spedito e più efficace. Sarebbe un toccasana per tutto il sistema in crisi. Pensi ad esempio se in serie A una squadra come il Chievo, in crisi finanziaria, avesse la possibilità di fare questo magari vendendo il proprio titolo al Napoli: avremmo veramente risolto parecchie questioni ancora lungi dall’essere chiuse.Del resto nel basket e nella pallavolo questo si può fare, perché nel calcio no? Per risolvere la crisi vanno cambiate poche regole ma essenziali".Veniamo al Napoli presidente: pensa che il primo posto sia ancora un obiettivo raggiungibile per gli azzurri di Reja?"Io penso che i giochi non siano ancora chiusi per il Napoli per due ordini di motivi.In primis, ritengo che il Napoli abbia la possibilità di poter vincere le restanti gare, data la sua indiscutibile superiorità tecnica. Il secondo motivo è che penso che Rimini e Avellino possano avere un calo soprattutto alla fine di una stagione logorante e massacrante come questa che stiamo vivendo. Il Napoli dal canto suo questo calo già l’ha avuto ad inizio campionato, per cui le chances per la promozione diretta ancora ci sono anche se è difficile poiché, ripeto, dipende anche dal rendimento che avranno Rimini ed Avellino in questo rush finale.Del resto anche noi nell’anno della promozione in B, dopo un inizio difficile, disputammo un girone di ritorno eccezionale in cui raccogliemmo 43 punti che ci consentirono di accedere alla seria cadetta dalla porta principale".Per il Napoli si parla anche di un eventuale ripescaggio in A in caso di promozione in B, lei che ne pensa, è una cosa possibile?"Due anni fa dopo quello che successe per la Fiorentina, in Consiglio di Lega decidemmo che una cosa del genere non si sarebbe potuta più consentire. Certo c’è il precedente della Fiorentina, ma bisogna pure fare in modo che le regole siano rispettate da tutti d’ora in avanti. Certo è che se si cambiassero le regole in merito al discorso che facevamo prima sulla possibilità delle società di disporre del proprio titolo sportivo, allora la possibilità per il Napoli ci sarebbe e mi troverebbe d’accordo in maniera assoluta. Bisogna creare un sistema in cui le regole siano rispettate da tutti perché eque e razionali. Ciò sarebbe anche un modo per uscire dalla crisi generale.Occorre ritrovare i giusti equilibri del sistema."

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