AURELIO IL GRANDE

In tre domeniche Aurelio De Laurentiis è riuscito a fare quello che Salvatore Naldi non sarebbe riuscito a fare in tre anni: portare più di 150mila persone allo stadio. La gente ha apprezzato il nascituro Napoli Soccer più della decrepita SSC Napoli, che ha espiato le colpe di una gestione da puri incompetenti. Ora a Napoli sembra tutto più facile sul Pianeta calcio, e pensare che quella vecchia società era considerata immortale. Ci avevano provato tutti, persino gente che nella vecchia società era partita da membro dell’ufficio stampa, per poi passare a team manager prima di essere declassata (o promosso, fate voi…) a capoufficio stampa, quando ci voleva davvero fegato a coprire certe situazioni: neanche uno studio affidato all’avvocato Gianluca Vigliotti, che aveva provveduto a raccogliere in un dossier i dati di un’analisi di mercato volta a dimostrare la potenza del marchio Napoli, è riuscito a salvare il moribondo dal fallimento. Ha fatto bene De Laurentiis ad arieggiare la camera e a buttare fuori dalla stanza tutto il vecchiume che da tempo giaceva beato negli uffici sociali. D’altronde, si affonda tutti, e tutti si è responsabili di un fallimento griffato Naldi and company, dove in quel "company" ruota un bel po’ di gente che ha a che fare con un ramo dell’albero genealogico di Toto: figli, nipoti, zii, cognati, amici dei cognati, amici dei figli, conoscenti e consulenti vari. Insomma, un Titanic che è affondato degnamente. Complimenti. Ma complimenti soprattutto a De Laurentiis, che non ha fatto la spesa allo sfascio come era solito fare il Napoli, ma è invece andato a cercare i dirigenti in gioielleria, i giocatori al mercato. Ha trovato una perla, Pier Paolo Marino, che fa di tutto e di più in quel di Varcaturo. Il presidente-produttore ha capito che la competenza calcistica non è frutto del colpo di fulmine per una società (vero, Naldi?) e ha consegnato la sua creatura nelle mani esperte del gm ex Udinese. E il pubblico, come ha reagito? Guarda, osserva attento ma soprattutto è presente. Non sempre è partecipe: a volte canta, a volte no. Ma vogliamo mettere quello che hanno passato in questi mesi e vogliamo poi chiedere subito di fare i Pavarotti? Per ora ci basta qualche corista, fra qualche mese saranno tutti tenori. In attesa che qualche imberbe giovanotto si sblocchi in campo, qualcuno è ancora legnoso, forse è da Napoli Soccer in C ma non certo all’altezza di un pubblico da serie A. Verrà tutto col tempo, solo la vecchia e gloriosa SSC non tornerà più. E pensare che, dopo gli ultimi tempi, qualcuno dice anche amen…

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