ATTACCO SENZA LIMITI

benitez 3La partita col Torino lascia in casa Napoli una ricca eredità. Brillanto i tre punti (sei nell’ultima settimana) e emerge il bel gioco, grande assente d’inizio stagione. Non era semplice mettere alle corde i granata, proverbialmente ostici. Tanto possesso palla e verticalizzazioni improvvise. Gli azzurri correvano il rischio di lasciarsi irretire, di lanciarsi in un pressing scriteriato che avrebbe favorito le incursioni del fitto centrocampo piemontese. E per una buona mezz’ora i padroni di casa hanno sofferto maledettamente, sopraffatti da quell’infinita ragnatela di passaggi che alla lunga finisce per svilire gli avversari. Il gol è nato da un lancio proveniente dalla mediana, letto male sia da Albiol che da Maggio: il centrale si è “alzato” per mettere in fuorigioco l’avversario mentre l’esterno vicentino è rimasto basso, “falsando” la linea. E proprio da quel momento, quando la partita cominciava a prendere una piega preoccupante, il Napoli ha reagito. Fatto strano perché a quel punto il Torino avrebbe potuto fare la sua partita, sfruttando l’arma del contropiede, attirando gli azzurri in una trappola forse letale. E’ finita diversamente, con gli uomini di Benitez che si sono pian piano impadroniti del campo, fino a cancellare gli avversari che non sono più visti, tranne nel finale, quando è subentrata un po’ di preoccupazione. Si è rivisto un grandissimo potenziale offensivo, in grado di far male a chiunque. Impeccabili gli esterni, con Insigne e Callejon che hanno fatto il bello e il cattivo tempo. L’attaccante di Frattamaggiore ha concluso, inventato, dipinto, rientrando di rado in difesa e preservando dunque la necessaria lucidità per cucire la manovra. E’ stato in un certo qual modo favorito dall’atteggiamento tattico degli ospiti, mai capaci di proporre una sovrapposizione sulle fasce. Ha così goduto di ampie libertà, sfruttate appieno. Benissimo gli azzurri in fase di spinta, quando il rettangolo verde si è trasformato in una prateria. Limiti atavici nella gestione del pallone, soprattutto negli ultimi concitati minuti. Un problema di “caratteristiche”, considerando la contemporanea presenza in mediana di Gargano e Inler, poco propensi al giro palla ragionato. Da qui quell’affanno che poteva costare carissimo, dopo un match dominato in lungo e in largo. E se in difesa i piedi sono quelli di Maggio e Koulibaly, allora il quadro è fatto. Lo stesso Albiol, ad oggi, non ha la lucidità per imporsi, per organizzare la gestione della sfera che diventa così bollentissima, fino quasi a pregiudicare una vittoria che ai punti sarebbe stata netta. Nasce e cresce, col passare delle settimane, un evidente paradosso: Il Napoli ha bisogno di attaccare, senza soluzione di continuità. La fase difensiva (che per Benitez si fonda principalmente sul possesso) denuncia tutti i suoi limiti, dettati dalle scarse risorse tecniche di alcuni interpreti. Difetti pregressi che il mercato doveva (e non ha) risolto. Benitez prende nota, e la società?

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Francesco Capodanno

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