Arrivederci capitano!

Non è stato l’addio che ci aspettavamo. Dopo undici anni e mezzo è arrivato il giorno in cui Marek Hamsik lascia l’azzurro della maglia e del mare di Napoli per volare verso la Cina, al Dailan Yfang per la precisione. Cinquecento venti partite e ieri l’ultima davanti a un San Paolo semideserto che al momento della sua uscita dal campo gli ha tributato un standing ovation degna, ma non abbastanza, per quello che il ragazzo slovacco ha dato al popolo azzurro.   Un simbolo, questo è stato Hamsik, ultimo baluardo di un calcio ideale e romantico che ha abbracciato una squadra, un progetto, una città intera e oggi che si parla di addio non possono essere mosse critiche a un calciatore che va via a trentun’anni quando non si sente parte più del “ nuovo Napoli”. Hamsik è stato un simbolo, quello del Napoli 2.0 della rinascita dell’era De Laurentiis, arrivato con il viso imberbe accanto a un argentino, un certo Ezequiel Lavezzi , entrato in fretta nel cuore di Napoli e volato via attratto dalle sirene dorate provenienti dal Parco dei Principi di Parigi. È arrivato giovanissimo e l’abbiamo visto crescere e trasformarsi.              Abbiamo visto come è cambiata di anno in anno la sua cresta e noi tutti tifosi ricordiamo perché l’ha tagliata via, rasata a zero.                                     Lo abbiamo visto di anno in anno anche mettere su un’armatura caratteriale sempre più forte cacciando via l’immagine di un lontanissimo Milan – Napoli quando abbassò la cresta intimorito dall’irruenza di Ringhio Gattuso e negli anni invece è arrivato a vestire lui i panni del leone. Ricordo e sono certa che ricordiamo tutti, il bene e la gioia che Marek Hamsik ha portato.                                 Mi ricordo tutto: mi ricordo quanti gol ha tolto agli attaccanti di turno. Mi ricordo il gol al Palermo e dopo il “non vi sento” sotto il settore ospiti. Mi ricordo il 50esimo gol a San Siro contro l’Inter.                                          Mi ricordo il Milan che lo voleva e lui che durante il ritiro salta convinto e coinvolto al grido di “Chi non salta rossonero è”. Poi la Juventus con Nedved che dice : “se viene alla Juve vince il pallone d’oro.”                         Ma che se ne fa del pallone d’oro uno che d’oro ha già il cervello, il cuore e i piedi: quei piedi capaci di tagliare il campo in ogni modo. Che se ne fa del pallone d’oro, uno che vive a Castel Volturno e che dichiara: “vivo benissimo con 2 milioni e 100000”.   Ricordo l’aumentare dei tatuaggi sul suo corpo, anno dopo anno.     Capitano: avevo 15 anni, ora ne ho quasi 27 siamo cresciuti insieme e io ti voglio bene. E nonostante si concretizzi l’addio che sembrava impossibile, oggi non possiamo avercela con il capitano.                 Poteva andare via e fare come Lavezzi, Cavani e Higuain quando era al massimo del suo fulgore calcistico e invece non l’ha fatto. Saluta oggi, coraggioso e silenzioso così com’è arrivato.                                           L’offerta che viene dalla Cina almeno per la società non è da far girare la testa mentre invece il contratto proposto al calciatore sicuramente sì, ed è per questo che un po’ con l’uomo che dichiarava di vivere bene a Castelvolturno con due milioni ce la prendiamo. Ma è solo un alone leggero che non può e non deve macchiare la storia d’amore tra il Napoli e Hamsik, il capitano oggi passa il mare ma l’oceano del tempo speso insieme è invalicabile.                                      Marek è stato il capitano per cinquecento venti partite e molte volte abbiamo discusso della sua indolenza in alcune gare alle quali seguivano prestazioni maiuscole dove si sentiva il peso della sua classe in mezzo al campo. Ha battuto il record di presenze e quello dei goal di un altro argentino – un certo Diego Armando Maradona – e oggi il suo addio per i tifosi del Napoli, di quello 2.0 dell’era De Laurentiis che non hanno vissuto le gioie e l’amarezza di quando Diego ha svestito la casacca azzurra, ha lo stesso sapore amaro.

Hamsik è stato il simbolo, ha rappresentato l’idea di un calcio romantico entrando nel cuore e negli occhi di tutti gli amanti del calcio giocato. Più napoletano di tutti, la passione e la voglia che ha dedicato alla causa azzurra non può e non deve essere dimenticata.                               Ma veniamo ad oggi, a quello che sarà il Napoli senza Marek Hamsik. La sua grinta e la sua voglia, sembra essere passata idealmente negli occhi di Kalidou Koulibaly abbracciato dai tifosi del Napoli come nuovo idolo. Lo testimonia il coro di ieri sera, di uno stadio semivuoto che inneggiava al senegalese per fargli battere il calcio di rigore contro la Sampdoria.         Hamsik era già uscito dal campo e i tifosi hanno ritrovato la voce per gridare il nome di Koulibaly: che sia lui il prossimo capitano azzurro e protagonista di un’altra indimenticabile storia d’amore? Nel calcio moderno, dove a farla da padrone sono gli ingaggi e non i sentimenti non siamo certi dell’epilogo che avranno le storie di Kalidou, di Lorenzo o di Dries.                      Vogliamo ringraziare Marek Hamsik per averci regalato i suoi anni migliori e il sogno di un capitano “eterno”. Oggi va via, silenzioso e coraggioso com’è arrivato nel momento in cui evidentemente non rientra più nei piani della società dentro e fuori dal campo.                                                Grazie per essere cresciuto insieme a noi Marek, con le tue Nike di velluto ad accarezzarti i piedi come tu accarezzavi il pallone, con la tua voce un po’ comica e lo sguardo sincero.   Chi ama il calcio non ti dimenticherà, chi ama il Napoli potrà sempre e soltanto dirti grazie.

A proposito dell'autore

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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