ANTONIO CORBO: “IL NUOVO NAPOLI NASCERA’ IN SPAGNA. CAVANI VITTIMA DI SE STESSO. BENITEZ PIU’ RAZIONALE DI MAZZARRI, MA NON SI LEGHI TROPPO AI TIFOSI”

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Continuano i nostri appuntamenti con le grandi firme. Dopo Rino Cesarano, Pianetanapoli.it ha infatti avuto l’onore e il piacere di sentire la viva voce di un altro ‘mostro sacro’: Antonio Corbo. Nell’intervista gentilmente concessaci, lo storico editorialista de ‘La Repubblica’, in maniera come sempre pacata, ma molto chiara e concisa, ha dato il suo giudizio ai vari aspetti concernenti il nascente Napoli 2013/14: il nuovo assetto in campo, il tipo di mercato attuato dalla dirigenza partenopea, la telenovela-Cavani, le differenze tra Rafa Benitez e Walter Mazzarri, soprattutto per quanto concerne la gestione della squadra. E in più, a chiosa della breve ma intensa chiacchierata, un piccolo consiglio dato all’allenatore iberico sul rapporto col pubblico napoletano, quel pubblico al quale ha già rivolto messaggi d’amore appena sedutosi sulla panchina azzurra.

Buongiorno dottor Corbo. La prima domanda che le poniamo verte sul nuovo Napoli targato Benitez: che dimensione assume e in cosa cambierà la squadra azzurra?

Quest’anno il Napoli cambia radicalmente, indipendentemente da come finiranno le trattative con Cavani. Innanzitutto, cambiano la guida tecnica e il modulo, un modulo che sarà molto più elastico e che sarà in grado di valorizzare tutte le individualità. Sarà un 4-2-3-1, con una difesa finalmente a quattro, e il nuovo assetto della linea a tre di trequartisti favorirà al massimo l’estro, la lucidità e la creatività di Hamsik. La difesa che ha in programma Benitez sarà molto più forte, tant’è vero che, a mio parere, tra gli attuali titolarissimi possa salvarsi solo Cannavaro, e dunque credo che 2-3 acquisti per il reparto difensivo andranno fatti. A centrocampo verrà preso un mediano che farà coppia con Behrami dinanzi alla difesa. E poi, con gli arrivi dell’esterno destro del Real Madrid (Callejon, ndr) e di Mertens, più Insigne che si alternerà a turno con Pandev, penso che avrà luogo una buona valorizzazione di giocatori”.

Parlando proprio del mercato del Napoli, lei ha giustamente citato Mertens. Se si guarda ai nomi accostati agli azzurri (Callejon, Gonalons, N’Koulou, Rafael, il possibile erede di De Sanctis), a suo giudizio che tipo di mercato sta impostando la società?

Credo che Gonalons e Rafael siano già del Napoli: oramai mancano pochi dettagli, si stanno solo effettuando gli ultimi ritocchi dei contratti impostati da De Laurentiis, il quale è molto esigente nella loro stesura. Gli accordi, ad ogni modo, dovrebbero essere stati raggiunti. E’ un Napoli diverso, che si rivolge a mercati e mediatori completamente diversi e che esce dal solito giro italiano. In Italia accade questo: ci sono preminenti faccendieri e procacciatori d’affari, che valorizzano alcuni giocatori oppure ne deprimono la quotazione. Con Benitez, invece, il Napoli va a spendere a un’altra bottega, ossia quella spagnola, lì dove l’allenatore azzurro è legato al suo manager Manuel Garcia Quilon, l’avvocato in buoni rapporti con il Real, tra i monopolisti del mercato iberico. Pertanto i partenopei si affidano a un serbatoio di calciatori di talento, completamente diverso; credo si tratti davvero di buoni giocatori, visto il successo delle squadre spagnole”.

Nella sua conferenza di presentazione, Benitez ha detto una cosa che ha stuzzicato la curiosità degli addetti ai lavori: “Io farò l’allenatore e non il manager, ritengo Bigon una persona competente”. Secondo lei, il ds azzurro è davvero così competente come pensa l’ex tecnico di Liverpool e Chelsea?

Nell’articolo, a mia firma, apparso su ‘La Repubblica’ lunedì mattina, ho ben precisato proprio questo: da tutto quanto accade intorno al Napoli, si capisce benissimo che Benitez non sta facendo solo l’allenatore, ma anche il manager. Bigon non è altro che un suo braccio operativo sul mercato, e si è adeguato a questo ruolo; l’altro braccio operativo a livello internazionale è, appunto, Garcia Quilon”.

A proposito della gestione tecnica della squadra, a suo avviso qual è la differenza principale, o comunque le differenze essenziali, tra il nuovo tecnico del Napoli e il suo predecessore?

Mazzarri è un bravissimo allenatore nella gestione dello spogliatoio e nel preparare la partita e la squadra durante la settimana, ma la domenica non legge bene il match in campo. Si tratta di un appunto che gli è stato spesso rivolto, ed è dimostrato dal metodo con cui gestisce i cambi: questi ultimi non producono mai varianti tattiche, bensì avvengono solo pedina su pedina, oppure sono sostituzioni per lo più già scontate. Resta comunque un ottimo tecnico. Benitez, invece, prepara sempre la squadra con grande razionalità: nel corso della partita è molto attento, previene le mosse degli avversari ed è molto lesto nell’attuare le contromosse. In più, ha un rapporto diverso con i calciatori: con Mazzarri il rapporto era basato su una grande solidarietà umana, con Benitez è simile a quello che s’instaura tra un professore e i suoi allievi”.

Nella prima domanda rivoltale, ha fatto accenno a Cavani. Secondo lei che fine farà il Matador? Resterà o andrà via? E se andrà via, De Laurentiis farà sconti sulla clausola o esigerà i fatidici 63 milioni tutti cash?

Cavani è stato vittima di se stesso e dei suoi procuratori, perché questi ultimi l’hanno offerto a tutte le squadre in grado di acquistarlo in via potenziale. Tutto ciò ha prodotto un declassamento sul mercato del giocatore: se una merce viene proposta a tutti, è una merce che vale meno. E quindi i club, ritenuti potenziali acquirenti, sono insospettiti e si mantengono prudenti. Sempre come è stato scritto lunedì su ‘La Repubblica’, con la sua vita tormentata, la sua relazione extraconiugale e la gestione del personaggio nell’ultima stagione, Cavani ha destato qualche timore, qualche dubbio nel suo possibile acquirente; dunque tutti valutano fino in fondo l’opportunità di spendere 63 milioni per lui. Perciò ritengo sia stato Cavani stesso a depauperare, in qualche modo, il suo patrimonio tecnico ed economico”.

Ultimissima domanda. Quando gli è stato chiesto se vuole puntare allo scudetto, Benitez ha detto: “Prometto di lavorare bene in tre anni”. Allo stato attuale, questo Napoli quanto tempo potrebbe impiegare per essere da scudetto con lo spagnolo alla guida, tenendo conto del gap ancora da colmare con la Juventus?

Beh…intanto bisognerà vedere se rimane Cavani, e soprattutto se si riesce a indovinarne il sostituto, ove mai si dovesse prenderlo; ci vuole comunque un altro attaccante. Inoltre occorrerà vedere come funziona Benitez a Napoli. Fossi in lui, sarei molto più prudente nei suoi slanci di amicizia e di affetto nei confronti dei tifosi. I tifosi sono pronti ad urlare la loro felicità e ad acclamare; poi, alla prima sconfitta, sono pronti a protestare, muovere scetticismi e far mancare l’appoggio. Sono volubili, facili a cambiare frequentemente i loro umori. I migliori allenatori della storia del Napoli, quelli che hanno reso di più, sono stati coloro che hanno mantenuto un rapporto freddo con la tifoseria, come ad esempio Ottavio Bianchi, un campione in questo perché ha saputo impostare il giusto rapporto con la città di Napoli. Lo stesso dicasi per Mazzarri, che si è isolato. E’ inutile essere ipocriti e dare tanti elogi ai tifosi, che ti voltano le spalle alla prima sconfitta e ti acclamano dopo le vittorie. E’ la stessa tattica che devono usare anche i giornalisti, i quali non devono candidarsi alle elezioni politiche e non vivono di consenso, ma soltanto sulle loro idee. Io personalmente non concedo mai nulla all’ipocrisia: se ho qualcosa da dire, non esito a manifestare tutto, in maniera cruda ma molto franca. Ed è proprio ciò che deve fare Benitez: essere molto crudo, parlare poco, promettere poco, impegnarsi poco e pensare che i tifosi, i quali oggi gli stringono la mano, sono gli stessi che lo contesteranno alla prima sconfitta. Essi non rappresentano il grado di credibilità e simpatia di un tecnico: solo i risultati stabiliscono i rapporti tra l’allenatore e il suo pubblico”.

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