AL NAPOLI BASTA IL PRIMO TEMPO: CATANIA BATTUTO, MASSIMINO VIOLATO ANCHE IN A!

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CATANIA (3-5-1-1): Andujar; Bellusci, Gyomber, Legrottaglie (46’ Petkovic); Peruzzi (83’ Fedato), Izco, Lodi, Rinaudo (46’ Plasil), Monzon; Barrientos, Keko (Ficara, Alvarez, Capuano, Biraghi, Kingsley Boateng, Leto). All. Maran.

NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Henrique (59’ Albiol), Fernandez, Britos, Reveillere; Jorginho, Dzemaili; Insigne, Hamsik (65’ Radosevic), Callejòn; Duvan Zapata (78’ Higuain) (Doblas, Colombo, Uvini, Inler, Bariti, Pandev). All. Benitez.

Arbitro: Massa (Imperia)

Guardalinee: Galloni (Lodi) – Bianchi (Lucca)

IV uomo: Barbirati (Ferrara)

Arbitri addizionali: Mazzoleni (Bergamo) – Calvarese (Teramo)

Marcatori: 16’ Duvan Zapata (N), 25’ Callejon (N), 40’ Henrique (N), 43’ Duvan Zapata (N), 52’ Monzon (C), 75’ Gyomber (C).

Ammoniti: Keko al 22’.

Recupero: 0’ pt, 3’ st.

Angoli: 6-0 per il Catania

E alla fine il tabù venne sfatato. Dopo 15 tentativi andati a vuoto, il Napoli riesce finalmente a sbancare Catania ottenendo la prima vittoria in massima serie sul vecchio ‘Cibali’. Un successo pesante, dal punto di vista storico oltreché della strettissima attualità, poiché consente a Rafa Benitez e ai suoi chicos di ristabilire le distanze sulla Fiorentina, caduta in casa col Milan: di nuovo +10, adesso. Ciò nonostante dalla serata del ‘Massimino’ non arrivano solo le note liete delle prime reti in Serie A per Zapata e Henrique. Non va sottolineata solo la concretezza di una squadra brava nei primi 45’ a capitalizzare le occasioni più ghiotte, favorita dalla scarsa consistenza difensiva degli avversari. Il secondo tempo giocato, nella maggior parte dei minuti, a ritmo da pensionato INPS è quasi da bocciare: troppo sazi e appagati i partenopei, convinti di aver realizzato il minimo sindacale e già proiettati alla grande sfida contro la Juventus. Ma non solo: spesso lenti in difesa (Britos e Reveillere in primis), troppo magnanimi dinanzi alla reazione orgogliosa dei catanesi, peraltro tramortiti dall’ostilità di un pubblico inviperito nei confronti della dirigenza. Un’attitudine, quella napoletana, da evitare contro le piccole: non tutte sono semi-rassegnate alla B come la squadra di Maran.

In vista del big match contro Conte e soci, costretto dalle assenze forzate di Ghoulam (squalifica), Mertens (infortunio), Maggio (pneumotorace) e Behrami (febbre), Don Rafael rimescola le carte. Albiol e Higuain partono dalla panca, spazio a Duvan e Britos; in mediana torna Dzemaili a far coppia con Jorginho; si replica l’esperimento di Henrique nella posizione di esterno basso. Giunto coi suoi all’ultima spiaggia e anch’egli in emergenza, Maran lancia Keko al posto dello squalificato Bergessio mettendogli Barrientos alle spalle; in luogo di Rolin c’è il vecchio Legrottaglie a comporre il terzetto difensivo con Bellusci e Gyomber; al partenopeo doc Lodi le chiavi del centrocampo, con Izco e Rinaudo interni e Monzon e Peruzzi esterni. Nel caldo nonché amaramente ironico clima di contestazione degli etnei verso i propri beniamini (o meglio, verso il presidente Pulvirenti), il Napoli non parte male, anzi. Insigne suona due volte alla porta di Andujar nei primi tre minuti, prima col destro (2’, Andujar sventa di piede) poi di testa (3’, palla alta non di molto). Altro pericolo azzurro al 5’, su calcio piazzato: potente e precisa la botta di Dzemaili dai 25 e passa metri, Andujar ribatte di pugno. Ma un pericolo, quasi a sorpresa, lo provoca anche il Catania, nella fattispecie al 12’: Reina esce all’avventura su lancio di Izco per Barrientos (difesa napoletana totalmente scoperta …) e Izco si fa rimpallare da Britos la conclusione a porta vuota da fuori area. Tuttavia, appena messa dall’altra parte, ecco che Jorginho innesca centralmente Hamsik, lo slovacco finalmente indovina un passaggio buono per Callejon e lo spagnolo centra rasoterra trovando la mancata opposizione di Andujar e la spaccata vincente di Zapata, alla sua prima rete in Serie A: tutto questo al 16’. Il goal potrebbe abbattere i siculi che comunque non mollano. Tanto che al 21’ è proprio il colombiano, al termine di una lunga azione da corner, a murare in piena area uno shoot di Peruzzi. E un minuto dopo gli azzurri, come al solito remissivi in fase difensiva, concedono a Keko il tempo di aggiustarsi la palla sul mancino e di cogliere una clamorosa traversa; Monzon vi arriva in rovesciata, Peruzzi la spizza debolmente tra le braccia di Reina. Una volta tanto sembra arridere al Napoli la buona sorte, anche perché poco dopo (26’) Insigne pesca Callejon da sinistra, Andujar smanaccia alla Fantozzi franando a terra e cogliendo il corpo di Legrottaglie, sicché per l’ex Real è un giochetto deporre comodamente a porta vuota. Eppure i rossazzurri non si scompongono, e si rivelano temibili nel prendere d’infilata il Ciuccio nelle retrovie, specie con Peruzzi e Monzon. Proprio da lì Keko lascia partire un altro invito succulento per Barrientos: ancora il legno salva Reina sul tiro dell’argentino (27’).  Rinaudo tenta la sorpresa da fuori: alto (32’). Reveillere deve andarci in scivolata per impedire a Peruzzi di ricevere un filtrante di Barrientos (39’). Il Napoli soffre, rompendo a stento l’accerchiamento al 29’ con un destro secco di Callejon di poco a lato. Nondimeno scopre di avere inattese frecce al suo arco. Per esempio Henrique: al 40’ Hamsik lo becca sul fondo e il brasiliano, da una mattonella da cross, lascia partire al volo una velenosa palombella che supera l’insufficiente Andujar infilandosi nel ‘sette’: primo goal italiano anche per lui. E non è finita: al 43’ Jorginho sventaglia, Zapata colpisce di schiena a casaccio, ma Callejon gli restituisce palla in area, eludendo la debole guardia di Legrottaglie e Bellusci, e all’ex Estudiantes non rimane altro che freddare il portiere con un destro rasoterra. Punizione eccessiva per i catanesi, davvero pesante. Pietà per loro non ne hanno i supporters, i quali alzano ancor più la voce, finanche minacciando i ragazzi di Maran. Atmosfera tetra, dunque, quando Massa ordina l’intervallo senza dare recupero. Con la sensazione che la parola fine sulla gara sia già stata messa.

Invece alla ripresa del match ecco il Catania che non t’aspetti. Per atteggiamento, più orgoglioso e dignitoso. Ma anche per demeriti di un Napoli che, forse con la testa già a domenica sera, commette l’errore di mettersi a passeggiare troppo presto. E peraltro lo stesso Maran cambia l’impostazione tattica della sua squadra: dentro Plasil e Petkovic, fuori Rinaudo e Plasil per una trazione più anteriore. Una mossa che alza il baricentro dei rossazzurri che si gettano furiosamente all’attacco, sostenuti specialmente dall’incontenibile Keko e dal grintoso Monzon. Anziché rintuzzare a dovere, il Ciuccio pare non leggere in tempo gli allarmi portati dagli avversari. Barrientos impegna Reina in due tempi dal limite (48’). Lodi s’inventa una traiettoria a obice per Keko che, a tu per tu con Reina, si fa rimpallare dall’iberico (50’). La rete della bandiera, però, è nell’aria: corner di Lodi, Plasil ci arriva di prima col sinistro, Reina respinge ma sulla sfera s’avventa proprio Monzon a ribadire in goal (53’). Il punto subito dovrebbe scuotere i partenopei che invece continuano a sedersi sugli allori e concedono ancora a Monzon, al 57’, una botta mancina neutralizzata da Reina di nuovo in due riprese. Pensando forse già alla Signora, Benitez ritiene di sguainare la spada piuttosto che il fioretto, dato che manda in campo Albiol e Radosevic al posto di Henrique e Hamsik. I fuochi del Catania sembrano restare fatui, ma si riaccendono improvvisamente grazie a un altro pisolino dei difensori azzurri su palla inattiva: nuovamente Lodi dalla bandierina e Albiol (guarda caso …) si perde il salto preciso di Gyomber e il suo colpo di testa imprendibile per Reina. L’arrabbiatura dell’ex Liverpool e quella di Benitez in panchina dicono tutto: niente brutte sorprese, serve una svegliata. E a darla ci prova il nuovo entrato Higuain (crampi per Zapata) che all’85’ taglia come lama nel burro la difesa catanese concludendo però debolmente con la punta: para facile Andujar. In precedenza le discese dell’Elefante non sono terminate, tutt’altro: Fernandez stoppa Keko imbeccato da Barrientos (79’); Fedato, che ha rilevato Peruzzi, trova il pertugio per impegnare Reina da posizione defilata (84’). E dal piede dell’ex barese parte un traversone respinto da Reina; sulla palla giunge al volo Lodi: botta violenta, l’estremo difensore azzurro dice no a pugni chiusi. Nel finale il Napoli lascia ancora campo alle iniziative dei siciliani, e meno male che sul cross di Plasil Lodi spizza di collo e non di testa: Reina blocca. Sul capovolgimento di fronte Dzemaili suggerisce per Insigne e il frattese tira di destro: Andujar para. Tutti sotto la doccia. I tre punti sono medicinali per il Napoli e fanno sangue in chiave- terzo posto. Ma, come detto prima, certi rischi e comportamenti contro le piccole possono costare cari. E ora, sotto con la Juventus!

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