Addio capitano. O arrivederci?

Ben 520 partite e 121 gol segnati in azzurro. Argomenti più che convincenti per dire che Marek Hamsik è parte della storia del Napoli. Primati molto difficilmente battibili da un altro giocatore, visto che raramente nel calcio moderno vi sono bandiere capaci di legarsi ad un club in maniera viscerale. I campioni che lo hanno fatto, sono poi rimasti con un ruolo dirigenziale o comunque di immagine all’interno del club che li ha resi grandi (Totti alla Roma, Nedved alla Juventus, Zanetti all’Inter, Maldini al Milan…). Il Napoli invece non ha questa tradizione. Anzi! De Laurentiis considera ingombrante chi nella storia azzurra abbia lasciato un segno sul campo. Per il patron il passato è ormai passato e deve restare solo un ricordo breve. Eppure sarebbe giusto se Hamsik, a fine carriera, rimanesse nel club così come i vari Totti, Nedved, Zanetti, Maldini. Ma Hamsik resterà solo nel ricordo dei tifosi. E’ un addio o un arrivederci? Forse un arrivederci, ma non nella forma sperata dai tifosi.

Ma come è stata gestita la situazione dal club? Diciamo che il Napoli è sembrato colto di sorpresa dalla vicenda Hamsik. A gennaio è stato ceduto lo scontento Rog perché il croato giocava troppo poco e quasi mai bene. Rog non è stato sostituito sul mercato, perché la rosa è ritenuta più che sufficiente. La partenza di Hamsik impoverirebbe ancor di più il nucleo di calciatori a disposizione di Ancelotti. Ma la scelta del capitano non si può dire che sia stata una sorpresa. Già a luglio, prima del raduno per Dimaro, lo slovacco aveva già fatto capire che forse sarebbe stato il caso di salutarsi. La destinazione, sempre la Cina. De Laurentiis, dal canto suo, aveva già dovuto subire la separazione da Sarri, fatto che aveva destato mugugni da parte della tifoseria azzurra. L’arrivo di Ancelotti aveva sedato parzialmente tali mugugni. Figuriamoci perdere pure Hamsik, dopo che negli anni scorsi già erano stati lasciati partire altri campioni (forse mai sostituiti). Difficile gestire le partenze dei big.

La sostituzione negli ultimi minuti di Napoli-Samp, quel saluto con applauso dei suoi compagni, l’ovazione dello sparuto pubblico presente che era impreparato ad una simile situazione, ma che aveva capito il linguaggio del corpo di Hamsik e degli altri azzurri: questi sono i flash che restano negli occhi e nell’animo di tutti. Pure il San Paolo semivuoto. Nonostante i grandi risultati a cui ormai il Napoli ha abituato i suoi tifosi, sembra mancare qualcosa per portare più affluenza allo stadio. Il secondo posto in classifica ormai è di default. Il Napoli è una grande realtà. Ma manca il sentimento che unisce la tifoseria al club. I tifosi amano la maglia, ma non si sentono rispettati dal club che troppo spesso apostrofa i tifosi stessi per ricordargli che non si è vinto mai nulla nella storia e non si può pensare di farlo adesso. Nel mezzo ci sono i calciatori, beniamini dei tifosi e braccio armato del club nel raggiungimento dei risultati finali. A Napoli ci si aspetta il campione che rappresenti i tifosi in campo (soprattutto ora che i vari Mertens, Callejon, Hamsik, hanno concluso o stanno concludendo il loro ciclo a Napoli), ma anche fuori dal campo (un Maradona, un Giordano, un Hamsik appunto). I famosi Totti, Nedved, Zanetti, Maldini di cui sopra. I tifosi stessi chiedono da parte del club un segno reale di programmazione delle vittorie, non di cercare di vincere l’Europa League solo perché si è falliti la qualificazione agli ottavi di Champions. Questi segnali di differenti vedute tra le parti hanno spinto alla disaffezione.

Ma la maglia è la maglia. Per un Hamsik che va, ci sarà sicuramente qualcun altro che arriverà. Importante sarà non lasciarsi trovare impreparati sul mercato estivo e non glissando più il mercato invernale che talvolta può riservare sorprese molto positive. Intanto Hamsik e Napoli si sono detti addio in inverno. Oppure arrivederci.

di Vincenzo Perrella

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