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Cagliari (4-3-1-2): Marchetti, Matheu, Bianco, Astori, Pisano, Fini (dal 73' Biondini), Parola, Lazzari, Cossu, Matri (dall'80 Acquafresca), Jeda. A disp. Lupatelli, Sivakov, Ragatzu, Biondini, Di Laura, Macosu, Acquafresca. All. Allegri

Napoli (3-5-2): Bucci, Santacroce, Cannavaro (dall'84 Denis), Contini, Mannini, Blasi, Pazienza (dal 60' Datolo), Hamsik, Vitale (dal 73' Russotto), Lavezzi, Zalayeta. A disp. Gianello, Grava, Bogliacino, Datolo, Russotto, Pià,  Denis. All. Donadoni

Arbitro: Celi di Campobasso

Marcatori: al 4' Jeda ed al 91' Lazzari

Note: ammoniti Parola Cossu Cannavaro Blasi

Recupero: 0' pt   4' st

Devono rassegnarsi gli appassionati azzurri e bere l'amaro calice di questo sciagurato campionato fino all'ultimo secondo dell'ultima partita. Proprio così. Perchè quando pensi di aver toccato il fondo e di poter solamente risalire la domenica successiva, ti accorgi invece che non vi è limite al peggio. E' un'involuzione continua che va inesorabilmente oltre qualsiasi gestione tecnica. Prima Reja ed ora Donadoni non sono riusciti ribaltare una rotta fattasi via via sempre più in salita negli ultimi quattro mesi. Al di là di questioni tattiche o errori gestionali preme sottolineare l'assoluta modestia tecnica e caratteriale degli attori principali della SSC Napoli, vale a dire i calciatori. Avessero un briciolo di dignità riuscirebbero quantomeno a limitare queste continue mortificazioni, puntuali come il trillo di una sveglia. Invece sembrano agnelli sacrificali, erranti per il campo in attesa di capire di che morte dover morire. La condanna odierna porta le firme di Jeda (4') e Lazzari (91'), spietati nell'aprire e chiudere un match praticamente mai in discussione. E dire che il Cagliari, dimezzato dalle otto assenze tra infortuni e squalifiche, sembrava l'occasione adatta per ritornare alla vittoria e scrollare dalle spalle di Donadoni il poco lunsighiero appellativo di Mister X. Mai il Napoli ha dato l'impressione di poter portare a casa la vittoria, vuoi per il fulmineo vantaggio cagliaritano con il colpo di testa del "gigante" Jeda ma anche, e soprattutto, per l'assoluta inconsistenza degli azzurri, capaci di creare la prima occasione nitida al novantesimo, con la spaccata di Lavezzi su sponda di Denis. Prima il nulla. A meno che non si voglia aggiornare il dizionario e creare un neologismo sotto cui ascrivere quali azioni pericolose le velleitarie conclusioni di Datolo (66') e Lavezzi (70'). Crea sconforto vedere invece, dall'altra parte, un Cagliari capace di sopperire alle importanti assenze di alcuni tra i suoi uomini migliori con ricambi all'altezza, un'organizzazione tattica di un certo spessore e la fame di tutti gli undici in campo. Sono svelti e pratici i rossoblu e nel contempo pure piacevoli alla vista, bravi a passare in vantaggio al primo affondo e di legittimare l'ottimo primo tempo con un alto paio di buone occasioni capitate sui piedi di Matri (36'- 37') e ben sventate dal debuttante Bucci, sicuramente tra i migliori del Napoli. Il quarantenne portiere è bravo a limitare un passivo che sarebbe potuto essere senz'altro più rotondo senza i suoi interventi precisi e puntuali.

Nemmeno nella ripresa la musica cambia ed è sempre il portierone azzurro sugli scudi, letteralmente provvidenziale a tu per tu con Matri (48'). La solita melina lenta, prevedibile, che pare avere la cadenza di un requiem, ed un paio di conclusioni che di pretese ne hanno veramante poche, non possono far parlare di una reazione da parte degli uomini di Donadoni. La verità è che Allegri, fiutando la stanchezza dei suoi, autori di un primo tempo a tutto gas, decide di rintanarsi una trentina di metri più indietro per fare densità davanti alla propria area e sfruttare i propri contropiedisti. L'effetto ottico che ne risulta è quello di un Napoli padrone del campo. Ma non è nulla di tutto questo e l'assoluta incapacità di raddrizzare il match, o almeno di provarci, ne è la dimostrazione più lampante. Quando poi Lavezzi si fa ipnotizzare da Marchetti (90') e, sul ribaltamento di fronte, il biblico Lazzari indovina il tiro della vita, i contorni della sconfitta si fanno ancora più grotteschi. Non ci resta che prenderne atto e aggiornare il tabellino, nella speranza che possa finire tutto il più velocemente possibile

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