In un campionato normale, il Napoli sarebbe primo

15 punti in sei partite, 5 vittorie ed una sola sconfitta, 12 gol fatti e 7 subìti. Addirittura nelle ultime 4 partite (di cui una di Champions) un solo gol preso (su rigore). Questi sono i numeri del Napoli di Ancelotti.

Non è il 4-3-3, non è il 4-3-2-1, non è il 4-2-3-1 il modulo in voga nel Napoli di Ancelotti. E’ il 4-4-2 (che, vista la qualità degli esterni di centrocampo, sembra quasi un 4-2-2-2). Abbandonato temporaneamente il regista classico che gioca in mezzo a due mediani di copertura, “Re Carlo” ha trovato un nuovo modo per far ruotare la sua batteria di attaccanti che annovera un solo centravanti d’area di rigore, mentre i vari Insigne, Mertens, Ounas, Verdi, Callejon (e non dimentichiamo che tra poco ritorna Younes) ma anche Fabian Ruiz più avanzato. Una novità tattica che sembra presentare un Napoli in una versione molto offensiva, forse anche troppo. E invece il Napoli pressa altissimo, con gli attaccanti che fungono da primi difensori.

Chiunque gioca in questo Napoli, delude pochissimo. L’unico che ancora non si era visto era proprio Malcuit, ma contro il Parma ha dimostrato che può giocarsi con Hysaj il posto da titolare, specialmente in certe partite. Terzino sinistro invece sarà sempre Mario Rui, almeno fino a quando Ghoulam non sarà tornato a pieno regime.

Ma è Insigne l’uomo in più di questo Napoli. Lorenzo non aveva mai segnato 5 gol nelle prime 6 partite di campionato. In zona gol sembra tornato quello di inizio carriera a Pescara. Ma quella era un’altra storia. Sta fungendo da Pepe Reina in versione capo popolo, trascinatore, elemento di spicco. E cosa dire di Allan? Raramente si è visto un incontrista del genere al Napoli. Ancelotti ha finora alternato ben 21 giocatori in stagione, ma al brasiliano rinuncia raramente. E come potrebbe? Allan rompe l’azione avversaria e propone quella d’attacco come pochi in Europa.

Insomma tutto bello, tutto positivo. Tranne una cosa: in questi anni in cui il Napoli sta facendo cose straordinarie in campionato, sarebbe primo in classifica e vincitore di scudetto in qualsiasi campionato europeo. Già, in qualsiasi campionato europeo in cui non c’è una squadra che da sette anni vince lo scudetto e si è già candidata all’ottavo titolo consecutivo: la Juventus. Troppo forti i bianconeri, sia come personalità, sia tecnicamente, sia politicamente. Alla crescita del Napoli deve fare riscontro una normalizzazione della squadra bianconera. Se si livellasse alla normalità la Juve, potrebbero giocarsela più squadre, anche se il Napoli ormai è da anni che si fa preferire. Con Sarri ha forse gettato via uno ma forse pure due scudetti. De Laurentiis non lo ha aiutato a vincere. Con Ancelotti, se la società saprà accondiscendere alle richieste del tecnico di Reggiolo, si può provare a cambiare la storia. Ma è sempre una co-produzione con calciatori e club.

Al momento però ci si goda questo Napoli. E’ vero che al San Paolo c’è ancora poca gente (anche se contro il Liverpool in Champions, al San Paolo, si prevede il tutto esaurito). Il pubblico è combattuto se seguire i propri beniamini o continuare a contestare i metodi del presidente azzurro. Peccato ci sia ancora distanza tra pubblico, presidente e amministrazione comunale della città partenopea. Se ci fosse maggiore unità, forse si vedrebbero ben altri frutti. Chissà, se la splendida squadra continuerà a far così bene, anche le altri componenti si renderanno conto che remare dalla stessa parte significa far andare più veloce qualsiasi barca.

di Vincenzo Perrella

 

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