ESCLUSIVA PN – Altomare : “Che ricordi gli allenamenti con Maradona. Sarri come Lippi, è un tecnico che sa il fatto suo. Scudetto possibile”

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Nascere lontano da Napoli non per forza vuol dire non essere napoletano; d’altronde, chi vive questa realtà, e lo fa per tanti anni, non può che restarne folgorato e indiscutibilmente legato. Calabrese di nascita, partenopeo d’adozione, Luca Altomare ha vissuto i momenti migliori ed alcuni tra i peggiori nella storia di questa società durante i suoi 10 anni trascorsi all’ombra del Vesuvio; Pianetanapoli.it lo ha contattato in esclusiva per parlare di questo e del momento attuale degli azzurri.

 

 

 

Luca Altomare, a Napoli per 10 anni, dal 1989 al 1999, intervallati dalle esperienze con Reggiana e Lucchese. Cosa ti lega in particolare alla città partenopea, tanto da decidere di viverci pur essendo calabrese di nascita?

L’affetto che mi è rimasto con la gente. Tutt’ora noto un forte calore nei miei confronti nonostante siano passati tanti anni da quando ho vestito la maglia azzurra.

Nel corso della tua esperienza all’ombra del Vesuvio hai vissuto tre Napoli diversi, quello fortissimo e lanciatissimo verso lo scudetto di Maradona, la sorpresa rappresentata dagli azzurri di Lippi, e la squadra che perderà prima la finale di Coppa Italia per poi conoscere l’inferno della retrocessione. Un ricordo in particolare per ognuno di questi tre momenti?

Il ricordo più bello è quello del primo allenamento fatto con la squadra dello scudetto, Maradona, Careca, Ferrara, quel gruppo magnifico che poi vincerà il tricolore. C’è poi l’esordio al San Paolo contro il Foggia, il mio primo gol a Fuorigrotta contro l’Udinese, ma anche l’amarezza per la partita persa a Vicenza in Coppa Italia, che ci dava l’opportunità di tornare con un titolo ma soprattutto con la qualificazione in Coppa delle Coppe; fu una giornata amara per noi che non riuscimmo a dare al pubblico napoletano una gioia immensa. Infine c’è la partita a Parma che ci condannò matematicamente alla retrocessione, una giorno tristissimo per tutti noi, e ricordo ancora le struggenti lacrime di Pino Taglialatela. Ho vissuto insomma momenti belli e molto meno belli, ma nonostante tutto Napoli fa parte della mia vita e mi è rimasta nel cuore.

Passando all’attualità, il Napoli di Sarri può essere considerato un po’ come quello di Lippi, ossia una sorpresa, data la posizione in classifica, alla luce di quelle che erano le premesse in estate, con l’addio di un tecnico dallo spessore internazionale come Benitez e l’arrivo di uno che appena l’anno scorso ha varcato la soglia della Serie A?

Assolutamente si! Anche quando arrivò Lippi a Napoli fu una scommessa, veniva dall’Atalanta e a Napoli si mise in luce per poi diventare successivamente l’allenatore che vincerà tutto nella sua carriera. Quel Napoli avrebbe dovuto semplicemente raggiungere una salvezza tranquilli, invece grazie alle idee del mister, alla sua pragmaticità, riuscimmo a raggiungere un traguardo importante ed insperato come la qualificazione in Coppa Uefa. Lo stesso è accaduto quest’anno, si è scelto di ripartire e riscostruire in ottica futura con un allenatore italiano, uno che ha una sua metodologia per quanto riguarda gli allenamenti ma soprattutto una precisa idea di calcio, ed aver ottenuto in pochissimo tempo una consacrazione vuol dire che parliamo di un allenatore che sa il fatto suo.

E certo che Sarri ha portato a Napoli un calcio diverso, azzarderemmo a dire “totale”, che oggi è possibile riscontare solo nei top club europei. Tu che sei stato collaboratore tecnico della Ternana e già allenatore del Comprensorio Montalto Uffugo, qual è, anche per tecnici così preparati a livello tecnico-tattico, la difficoltà principale nell’emergere dalle serie minori?

La cosa più importante e allo stesso tempo difficile è portare avanti le proprie idee, lui lo ha fatto nei suoi anni ad Empoli ed in quelli trascorsi nelle categorie inferiori, non si è mai fermato cercando sempre di migliorarsi e questo lo ha portato a conoscere una crescita costante sotto tutti i punti di vista. Il fatto che sia arrivato a Napoli, in una società blasonata e in una città dove il calcio è un motivo di vita significa che il suo essere meticoloso, la sua caparbietà nello studiare anche il minimo particolare degli avversari quanto della sua squadra gli sono valsi una chiamata meritata in un grande squadra, a cui lui ha dato in pochissimo tempo l’impronta della sua filosofia di calcio. D’altronde se tesserati del Barcellona o del Bayern Monaco, che hanno vinto tutto a livello mondiale, si complimentano per il gioco espresso dagli azzurri, fatto di possesso palla, verticalizzazioni, triangolazioni, vuol dire che c’è di cosa vantarsi per questo allenatore.

Dopo quattro mesi a tutto gas, gli azzurri sembrano aver perso un po’ di smalto in questo periodo. Quali sono i fattori che stanno incidendo negativamente, a tuo avviso?

Ci può stare un momento di flessione, ma non parliamo dell’intera squadra, perché nel mosaico di Sarri ci sono delle pedine essenziali, e se vengono a mancare determinati equilibri tutto il gruppo ne risente. Parlo di Callejon, che fino ad un mese fa sembrava un robot a livello psico-fisico e sotto il punto di vista della qualità in fase offensiva, ed in questo momento sta venendo un po’ a mancare, come lo stesso Insigne, che ha dato tanto in termini di gol e assist e che è in calo nell’ultimo periodo, oppure Allan, che era stato il vero leader del centrocampo con la sua dinamicità e la sua abilità nel rubare palloni e far ripartire l’azione, mentre oggi appare in affanno. Se in una squadra viene a mancare una pedina diventa un problema, figuriamoci se tre giocatori fondamentali in punti strategici conoscono un calo di rendimento, è chiaro che poi tutto diventa più complicato.

A proposito di Allan, un lottatore molto simile a Luca Altomare in quanto a carattere ed agonismo, lui si che sta attraversando davvero un momento di scarso rendimento. Credi che quello visto nel girone di andata abbia dato e dimostrato più di quanto valga, o che si tratti semplicemente di un calo fisiologico dettato dai ritmi forsennati su cui il brasiliano ama esprimersi?

Assolutamente, è un calciatore già forte ma che vista l’età può solo che migliorare. Nell’arco di una stagione ci sta che si possa attraversare un periodo complicato dal punto di vista psico-fisico ed è quello in cui li si è imbattuto ed è questo fattore che lo sta rallentando rispetto a tutto quanto di buono fatto vedere nel girone di andata. Credo che da qui alla fine lui possa crescere tantissimo e dare un contributo importante alla causa del Napoli.

Lo scudetto? E’ un qualcosa che può appartenere solo alla Juventus o pensi che il Napoli possa quantomeno tenere aperto il discorso fino all’ultima giornata?

Te lo metto per iscritto, il Napoli darà filo da torcere alla Juventus fino alla fine. Non so se riuscirà a vincere lo scudetto, ma questa squadra non mollerà un centimetro, si trova a tre punti da una posizione sopra cui c’è solo la gloria, a pochi passi da un sogno, e in una città come Napoli, con un pubblico che ti trasmette una passione smisurata non solo durante la partita ma nel corso di tutta la settimana, questa carica risulterà determinante affinché gli azzurri possano riprendersi dopo un periodo anche sfortunato, perché a Torino non si è meritato di perdere e con il Milan abbiamo visto tutti come si è pareggiato, poi il punto a Firenze ci può stare. Ma se, come sono convinto, alcuni elementi torneranno a dare il loro solito contributo, il Napoli tornerà a volare e dimostrerà sino all’ultimo minuto del campionato di essere una squadra viva e affamata di vittoria.

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